Lavoro, “Managing for Inclusion” fa tappa a Napoli

NAPOLI – Trasformare la parità di genere e l’inclusione da principi astratti a strumenti concreti di organizzazione e competitività aziendale. È l’obiettivo di “Managing for Inclusion”, il percorso presentato ieri, 1° ottobre, nella sede di Manageritalia Campania, in via Medina a Napoli.

L’iniziativa è rivolta soprattutto alle piccole e medie imprese, ma anche a manager, responsabili delle risorse umane e sustainability manager. Il progetto punta ad accompagnare le organizzazioni nell’analisi dei processi interni, nell’individuazione degli squilibri e nella definizione di obiettivi misurabili, fino al conseguimento della certificazione per la parità di genere.

Tra gli obiettivi figurano la creazione di luoghi di lavoro più sostenibili e inclusivi, la riduzione delle disparità salariali a parità di mansioni, l’introduzione di percorsi di carriera equilibrati e un accesso più agevole ai fondi nazionali e agli sgravi fiscali previsti per le imprese.

Solo 15mila imprese certificate

La diffusione della certificazione resta ancora limitata. Poco più di 15mila imprese, su oltre 214mila PMI italiane, risultano oggi certificate per la parità di genere.

Il dato evidenzia la distanza ancora da colmare affinché diversità, equità e inclusione diventino pratiche organizzative strutturate, verificabili e integrate nei modelli aziendali.

Gli squilibri emergono anche dai dati sull’occupazione. Secondo il Rendiconto di genere Inps 2024, nel 2023 gli uomini rappresentavano il 59,9% dei dipendenti del settore privato con contratto a tempo indeterminato, contro il 40,1% delle donne. Nei rapporti a tempo determinato la distanza si riduceva, con il 51,7% di uomini e il 48,3% di donne.

Il divario aumenta nei livelli più elevati della gerarchia aziendale. Le donne ricoprono soltanto il 21,1% delle posizioni dirigenziali, mentre la componente maschile raggiunge il 78,9%. Tra i quadri la presenza femminile si ferma al 32,4%, contro il 67,6% degli uomini.

Alle differenze nelle opportunità di carriera si aggiungono quelle retributive. L’indagine “Total Reward Trend 2025”, realizzata da ODM Consulting-Gi Group sui dati Inps, colloca il gender pay gap medio al 10,4%.

La distanza raggiunge il 12,3% tra gli operai, il 10% tra gli impiegati, il 5,7% tra i quadri e il 10,6% tra i dirigenti.

Inclusione come leva per la competitività

L’incontro di Napoli ha alternato una prima parte tecnica e formativa a una seconda dimensione culturale, pensata per favorire il confronto e il networking tra i partecipanti.

Imprese, manager e professionisti si sono confrontati sulle certificazioni, sulla trasparenza retributiva e sui vantaggi economici, organizzativi e reputazionali generati dalle politiche di Diversity, Equity & Inclusion.

Benedetta Pepe, senior consultant Diversity & Inclusion di WINclusion, e Micol Magni, DE&I manager, hanno approfondito il ruolo delle politiche inclusive come motore di innovazione e il valore dell’inclusione consapevole.

Andrea Ragazzini, Sustainability & Impact Advisor di Filiera dell’Impatto, si è soffermato invece sul rapporto tra certificazione di genere e valorizzazione degli asset intangibili delle aziende.

Una tavola rotonda ha portato al confronto alcune esperienze concrete. Sono intervenuti Andrea Guadalupi, consigliere di amministrazione di Praxi; Alessandra Colpo, direttrice Amministrazione e Finanza di Kuvera-Carpisa; Stefan Henrichs, chief financial officer di Continental Italia; e Davide Behar, direttore Risorse umane, Organizzazione e Qualità di Gesac.

Dal dibattito è emersa la necessità di considerare l’inclusione come una leva manageriale capace di incidere sull’attrazione dei talenti, sulla crescita professionale, sul clima interno e sulla competitività. La certificazione, in questa prospettiva, non costituisce soltanto un risultato finale, ma uno strumento per misurare e rendere stabile il cambiamento.

Turiello: «Parità leva strategica per la crescita»

«La parità di genere non è soltanto una questione di equità, ma una leva strategica per la crescita e la competitività delle imprese», afferma Ciro Turiello, presidente di Manageritalia Campania.

«Occorre accompagnare soprattutto le PMI nel tradurre questi principi in azioni concrete e misurabili. Servono competenze manageriali e una cultura d’impresa capace di superare gli stereotipi, valorizzare talenti e differenze e garantire a donne e uomini le stesse opportunità di crescita».

Federica Cordova, docente di Gestione aziendale all’Università degli Studi di Salerno e responsabile del gruppo dell’area DEIA di Manageritalia Campania, sottolinea il valore del coinvolgimento delle imprese locali.

«Era importante ascoltare aziende campane anche di dimensioni medio-piccole, perché è proprio in queste realtà che resta molto da fare – osserva Cordova –. Il confronto non ha coinvolto soltanto i direttori del personale, ma anche figure con ruoli strategici, alle quali trasmettere i vantaggi competitivi di questo percorso».

L’inclusione, aggiunge, deve riguardare anche le persone con disabilità, attraverso ambienti di lavoro e di vita pienamente accessibili, capaci di favorire l’autodeterminazione e il contributo di ciascuno.

«La vera svolta arriverà quando questi processi non saranno determinati soltanto da incentivi fiscali o obblighi normativi, ma dalla consapevolezza che pratiche inclusive introdotte nel tempo contribuiscono concretamente al raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità».

L’incontro si è concluso con “I tetti del Duomo di Napoli: un percorso tra storia e panorama”, un’esperienza culturale a circa quaranta metri d’altezza, con una vista sulla città, sul Vesuvio, sul Golfo e su Capri.

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