(PRIMACAMPANIA) POMPEI – Le recenti ricerche condotte con indagini geofisiche non invasive hanno rivelato che i resti architettonici della cosiddetta villa “di Cicerone” a Pompei sono molto più estesi di quanto si pensasse finora. Questa villa, risalente a Pompei, è nota soprattutto per affreschi e mosaici oggi conservati al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, ma l’attribuzione a Cicerone è priva di fondamento storico.
La villa fu scavata tra il 1748 e il 1779 con un metodo tipico dell’epoca borbonica, consistente in fosse, trincee e gallerie, e quindi nuovamente interrata dopo il prelievo degli elementi più pregiati. Questo ha portato a un lungo oblio della struttura, visibile oggi come una collina verde nel Parco Archeologico di Pompei, coperta da frutteti e vigneti facenti parte del progetto “Azienda agricola Pompei”.
Il direttore del Parco Archeologico, Gabriel Zuchtriegel, ha sottolineato l’importanza unica di questa riserva archeologica, poiché a differenza di altri siti settecenteschi dispone di diari e planimetrie storiche che permettono di comprendere i metodi di scavo dell’epoca dei Borboni e fare luce su molte incertezze della storia di Pompei.
Il progetto di studio, guidato da Ivo van der Graaff dell’University of New Hampshire e John Clarke dell’University of Texas at Austin, ha utilizzato tecnologie geofisiche per visualizzare il sottosuolo senza ulteriori scavi invasivi. I risultati indicano ampie strutture architettoniche ancora da esplorare, motivo per cui il Parco sta valutando attentamente come procedere per bilanciare la tutela del patrimonio archeologico con nuove esplorazioni. (PRIMACAMPANIA)


