Incendio ad Airola, la riflessione di un caudino: «La nostra terra muore nell’inettitudine della politica»

(PRIMACAMPANIA) BENEVENTO – L’appello rivolto al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi affinché si rechi in Valle Caudina, sul luogo del disastro ambientale, è certamente importante. Occorre però ricordare che, sin dalle prime ore successive all’incendio, il ministro si è costantemente informato sull’evoluzione della situazione. Sono certo che, come sempre, continuerà a riservare particolare attenzione ai problemi della sua terra.

Detto questo, è arrivato il momento di fare piena chiarezza. Bisogna accertare chi abbia innescato il rogo, in quale modo e in quali circostanze. È inoltre necessario verificare le responsabilità legate alla custodia giudiziaria e all’eventuale mancata vigilanza del sito.

Servono risposte precise anche sulla quantità dei rifiuti presenti nell’impianto, che sarebbe stata notevolmente superiore alla sua capacità, e soprattutto sulla loro effettiva composizione. I dati diffusi sulla qualità dell’aria e sulle concentrazioni di diossine, che avrebbero raggiunto valori pari al doppio del limite massimo consentito, alimentano infatti fortissime preoccupazioni tra i cittadini. Spetterà agli accertamenti tecnici stabilire con esattezza quali materiali fossero stoccati e quali conseguenze possano derivarne per l’ambiente e la salute pubblica.

L’autorizzazione del 2009 e i precedenti dell’impianto

Dal Bollettino ufficiale della Regione Campania numero 48 del 3 agosto 2009 risulta che il dirigente dell’epoca autorizzò il sito all’esercizio di un impianto per lo stoccaggio provvisorio e il recupero di rifiuti metallici.

Quello di Airola, tuttavia, non sarebbe nuovo a vicende problematiche. Nell’aprile del 2024 l’impianto gestito dalla Eco Energy, sottoposta ad amministrazione giudiziaria dal 2022, fu interessato da un sequestro nell’ambito di una vicenda riguardante il presunto stoccaggio illecito di rifiuti.

Eppure, da allora, la situazione non sembra essere cambiata. Neppure l’acquisizione dell’impianto da parte di una multinazionale, presentata come un possibile punto di svolta, sarebbe riuscita a risolvere definitivamente le criticità. Speranze e promesse sono finite, ancora una volta, dentro un’enorme nube che ha coperto la Valle Caudina.

La politica e il dovere della memoria

Quando l’emergenza sarà rientrata, la popolazione dovrà compiere un necessario esercizio di memoria. Dovrà ricordare chi, come e quando autorizzò la presenza di questi impianti nelle aree interne della Campania.

Chi oggi parla di rinascita dei territori dovrebbe spiegare perché, mentre nelle piazze si protestava contro determinate scelte, nelle sedi istituzionali venivano autorizzate le discariche di Sant’Arcangelo Trimonte e Montesarchio, con pesanti conseguenze per la Valle Caudina e l’Alto Fortore, insieme a numerosi siti di stoccaggio provvisorio, tra i quali quello di Airola.

Oggi gli eredi politici e i successori di chi governava in quegli anni si affrettano a diffondere dichiarazioni e comunicati stampa. Prima di impartire lezioni o cercare visibilità davanti all’ennesima emergenza, farebbero però bene a ricostruire le responsabilità politiche e amministrative del passato e a compiere un serio esame di coscienza.

La Valle Caudina non ha bisogno di passerelle, promesse o solidarietà di circostanza. Ha bisogno di verità, controlli, bonifiche e decisioni capaci di tutelare concretamente la salute dei cittadini e il futuro di una terra che non può continuare a morire nell’indifferenza e nell’inettitudine della politica. (PRIMACAMPANIA)

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