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Arte & Mostre

Carla Castaldo con i suoi “Frammenti d’Oro” al Castel dell’Ovo

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  1. NAPOLI – Sarà il millenario Castel dell’Ovo, nella Sala delle Terrazze, ad ospitare dal prossimo 12 giugno “Frammenti d’Oro”, la mostra dell’artista Carla Castaldo (nella foto). Presentata con il patrocinio del Comune di Napoli da “Ritmarte Lab”, l’esposizione è curata da Daniela Marra con l’art director Maurizio Saggiomo e la project manager Vasiliki Kolligri. Aperta tutti i giorni fino al prossimo 8 luglio dalle 9 alle 18, legandosi ad altri eventi collaterali divisi tra la cultura, lo spettacolo e la musica, la mostra con le opere di un’artista e architetto da sempre in primo piano per la raffinatezza e l’originalità del suo percorso, porterà nel leggendario Castello sorto sull’isolotto di Megaride, tutta l’essenza di chi ha saputo trasformare la propria opera in un momento di interesse sacrale. “Leggere Carla – scrive il critico d’arte e curatrice Daniela Marra- è immergersi in un mistero profondo, che apre le porte a più livelli del sentire. Non è facilmente incasellabile la sua opera multimaterica, e sarebbe inutile del resto, mortificherebbe l’ampio respiro dell’artista, per una riduzione di senso inimmaginabile, data la complessità significante che non di rado disorienta chi osserva. Non può, quindi, essere compresa se non attraverso un percorso circolare che restituisca la sua visione creativa totalizzante. Porcellane, dipinti multimaterici, monili e terrecotte costellano l’universo creativo dell’artista che eclettica abbraccia innumerevoli supporti e tecniche pittorico-decorativo. Sono specchio del suo mondo, un universo intimo, misterioso e sensoriale, dominato da un’espressività calma e contemplativa, riflesso della densità meditativa e la tensione metafisica e surreale, che caratterizza ogni suo dialogo; Carla Castaldo, architetto e artista reiki, riproducendo nelle sue opere una molteplicità di microcosmi interiori attraverso una personale poetica estetica ed etica, ricca di simboli e suggestioni primigenie, trasfigura il quotidiano, l’intimo, l’emozione profonda in opere archetipiche, dalla spiritualità trascendente, senza tralasciare una grammatica narrativa che esprime pienamente nelle favole armoniche e nelle sue note esplicative, corredo ad ogni opera. Tra storia e metastoria, tra figurazione e informale, preferendo l’impasto materico carico di luminosità, sboccia il discorso dell’artista, che rielabora in maniera visionaria e vivificatrice temi universali come l’armonia, la violenza sulle donne, il rapporto con l’altro, la libertà e la pace. Ogni opera nasce sempre da una forte sollecitazione personale, come spiega la stessa Castaldo, un accadimento, una musica, un’immagine, una lettura, un profumo e altro. Figure misteriose, eteree e simboliche, dagli animali-segno alle donne-ninfe inafferrabili, metamorfiche e salvifiche, sbocciano in armonie cromatiche, che con accento lirico conducono l’osservatore verso inattese partiture di luce ed energia, dove mondi nuovi si fondono, aprendo dimensioni temporali senza confini. Nell’universo immaginifico di Carla i frammenti di luce, come stelle nel cielo, sbocciano in costellazioni di senso. Da questa immagine nasce il titolo del catalogo a lei dedicato e della mostra collegata: frammenti d’oro”. “Viaggiare con Carla- scrive ancora Marra- è un’esperienza che rende il cuore lieve, come direbbe Baudelaire, simile a un palloncino. L’artista accompagna l’osservatore in un viaggio fantasmagorico, dal sé all’altro, in un continuo movimento ascensionale, verso l’armonia universale. È una danza alchemica, dove le luci e i colori si rincorrono, sfiorandosi come foglie spinte dal vento, e formano mulinelli che volteggiano verso l’eterno risorgere del sole… Ogni opera rimanda ad altre in un continuo dialogo e scambio di significati e significanti. Questa interconnessione di senso crea un movimento energetico ciclico come nell’ordine naturale delle cose. Così Carla Castaldo insegna attraverso la sua arte, pur senza intenzione didascalica, come tutte le cose del mondo sono unite da legami invisibili, perché come affermava Galilei non si può cogliere un fiore senza turbare una stella”.
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