(PRIMACAMPANIA) ROMA, 4 NOV – Minorenni adescati attraverso chat presentate come giochi online, indotti a partecipare a sfide a contenuto sessuale e il materiale prodotto successivamente diffuso e venduto attraverso canali digitali a pagamento. È il sistema criminale ricostruito dalla Polizia Postale, al termine di una vasta operazione nazionale contro lo sfruttamento sessuale dei minori online che ha portato a sette arresti e 23 denunce.
L’inchiesta, coordinata dalla Procura della Repubblica di Roma, ha coinvolto diversi uffici territoriali della Polizia Postale e ha portato all’esecuzione di 30 perquisizioni domiciliari e informatiche in tutta Italia.
Tra le persone coinvolte figurano anche due minorenni, mentre quattro degli arrestati sono accusati di aver organizzato e gestito le chat attraverso le quali venivano avvicinate le giovani vittime.
L’indagine partita dalla denuncia della madre di una quattordicenne
A far scattare gli accertamenti è stata la denuncia presentata dalla madre di una ragazza di 14 anni.
La donna aveva scoperto che la figlia era stata coinvolta, attraverso una nota piattaforma di messaggistica istantanea, in un presunto gioco online basato su una serie di sfide sessualmente esplicite.
Secondo la ricostruzione investigativa, un adulto avrebbe assegnato punteggi alle attività richieste alle partecipanti, trasformando il meccanismo del gioco in uno strumento di adescamento e sfruttamento.
La segnalazione della madre ha consentito agli investigatori di avviare le verifiche e individuare una rete di soggetti coinvolti nella produzione e nella diffusione del materiale illecito.
Chat organizzate per adescare minori, quattro arrestati
Gli specialisti del Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica del Lazio sono riusciti a identificare quattro persone ritenute responsabili della creazione e della gestione delle chat.
Secondo gli investigatori, gli ambienti digitali venivano utilizzati per avvicinare minorenni e indurli a produrre contenuti sessualmente espliciti.
Il materiale ottenuto sarebbe stato successivamente condiviso attraverso altri canali online, alimentando un circuito di distribuzione e commercializzazione.
Le indagini hanno quindi permesso di ricostruire un sistema nel quale l’adescamento rappresentava la prima fase di un’attività più ampia di sfruttamento.
Video venduti online, pagamenti elettronici e criptovalute
Un ulteriore sviluppo dell’inchiesta ha riguardato un canale digitale a pagamento utilizzato per la diffusione di materiale pedopornografico.
Gli investigatori hanno individuato altre persone coinvolte nella circolazione dei contenuti, ampliando progressivamente il numero dei soggetti sottoposti ad accertamento.
Secondo la Polizia Postale, gli organizzatori avrebbero ricavato guadagni dalla commercializzazione dei video, accettando pagamenti attraverso strumenti elettronici e criptovalute.
L’utilizzo di canali digitali e sistemi di pagamento differenti avrebbe consentito la distribuzione del materiale a una platea più ampia di utenti.
Sequestrati centinaia di gigabyte di materiale pedopornografico
Le perquisizioni hanno portato al sequestro di una grande quantità di materiale informatico.
Gli investigatori hanno recuperato centinaia di gigabyte di file contenenti video di gravi abusi sessuali su minori, anche di tenerissima età.
Sono stati inoltre sequestrati 60 dispositivi e supporti informatici, sui quali proseguiranno gli accertamenti tecnici per ricostruire la provenienza dei contenuti, le modalità di condivisione e gli eventuali collegamenti tra le persone coinvolte.
Durante una delle perquisizioni, nell’abitazione romana di uno degli arrestati, gli agenti hanno rinvenuto anche 895 grammi di marijuana, sottoposti a sequestro.
Operazione in tutta Italia, coinvolte otto regioni
L’attività investigativa, partita dal Lazio, si è progressivamente estesa a numerose altre aree del Paese.
Le operazioni sono state condotte con il coinvolgimento dei Centri Operativi per la Sicurezza Cibernetica di Lombardia, Veneto, Piemonte, Umbria, Campania, Sardegna, Puglia e Calabria.
Il coordinamento nazionale ha consentito di effettuare contemporaneamente perquisizioni domiciliari e informatiche nei confronti dei soggetti individuati.
Complessivamente il bilancio è di sette persone arrestate e 23 denunciate, con due minorenni tra i soggetti coinvolti nell’operazione.
Adescamento online, il ruolo decisivo della denuncia
L’inchiesta evidenzia i rischi legati all’utilizzo delle piattaforme digitali per avvicinare minorenni attraverso meccanismi apparentemente ludici.
Nel caso ricostruito dalla Polizia Postale, le sfide online sarebbero state utilizzate per ottenere contenuti sessualmente espliciti, successivamente immessi in un circuito di diffusione a pagamento.
La denuncia della madre della quattordicenne ha rappresentato il punto di partenza dell’indagine, consentendo agli investigatori di individuare i presunti organizzatori e ampliare gli accertamenti ad altri soggetti.
L’operazione si è conclusa con sette arresti, 23 denunce, 30 perquisizioni e il sequestro di una consistente quantità di materiale informatico contenente documentazione di abusi su minori.
Le indagini proseguiranno attraverso l’analisi dei dispositivi sequestrati e la ricostruzione delle attività svolte online. (PRIMACAMPANIA)


