NAPOLI, 1 OTTOBRE 2025 – Si allarga la frattura interna al Partito Socialista Italiano in Campania in vista delle elezioni regionali. Dopo il passo indietro di Felice Iossa, arrivano le dimissioni di Pasquale Sannino, consigliere comunale di Napoli, e di Monica Mauro, avvocato ed ex candidata alle regionali, che contestano duramente le scelte del segretario nazionale Enzo Maraio. Al centro della polemica, la candidatura di Valeria Ciarambino, vicepresidente del Consiglio regionale, ex M5S e un tempo tra le più aspre oppositrici del governatore Vincenzo De Luca, oggi invece divenuta sua sostenitrice.
Una decisione che, secondo i “rumors”, sarebbe stata favorita proprio dal presidente della Regione, che avrebbe spinto con Maraio per inserire Ciarambino nelle liste del PSI. Una scelta giudicata da molti incompatibile con i valori storici del partito.
Le dimissioni di Sannino e Mauro
Pasquale Sannino ha formalizzato le proprie dimissioni con una lettera indirizzata al segretario:
«La decisione di voler candidare nella lista di “Avanti Campania-PSI” consiglieri regionali uscenti e persone senza una storia socialista né un percorso nel partito, ha determinato un forte disorientamento e un senso di sfiducia in me ed in molti altri compagni», ha scritto.
«Questa condizione, che ha alimentato crisi e malumori, ha spinto autorevoli compagni come Felice Iossa e Monica Mauro a lasciare. Mio malgrado, e con grande dispiacere, rassegno anch’io le dimissioni».
Durissimo anche lo sfogo di Monica Mauro:
«In questi mesi ho visto solo tattiche, trasformismi, marce avanti e indietro, personalismi e veti, in un clima lontano anni luce dalla passione civile che mi ha spinta a impegnarmi».
E ancora: «Si sta scivolando in un campo dove si siglano accordi di mera sopravvivenza politica. È uno spettacolo pietoso, e io non posso esserci se non ci credo più. Ringrazio chi mi ha sostenuto e rivolgo un pensiero particolare a Felice Iossa, che in buona fede mi aveva coinvolta in quello che doveva essere un progetto di rinnovamento».
La critica di Giulio Di Donato
Ad alzare ulteriormente il livello dello scontro arriva anche la voce di Giulio Di Donato, socialista di lungo corso ed ex componente della direzione nazionale del PSI, che parla di un partito ormai smarrito:
«Per le regionali, partiti male. Con Tridico in Calabria e Fico in Campania la leadership della sinistra nel Mezzogiorno è dei 5 Stelle, vale a dire estremista e populista, di opposizione e non di governo. È questo che serve allo sviluppo sociale, civile ed economico del Sud?», ha dichiarato.
E ancora: «Si valorizzano e si tutelano le identità dei partiti storici della sinistra con candidature incompatibili ed estranee alla loro storia, finalizzate solo al mantenimento della poltrona? Non credo proprio. La volta scorsa Rosy Bindi definì De Luca “impresentabile” e tutti giustamente insorgemmo. Ora si parla di tribunale etico per escludere dalle liste, in modo arbitrario e illegittimo, persone con la fedina penale pulita. È accettabile questo? Non lo è».
Di Donato ha concluso con un giudizio netto: «Sembra che per stare a sinistra si debba subire il diktat di una minoranza senza titoli e alcun merito. Francamente…».
Un partito in difficoltà
Il quadro che emerge è quello di un PSI campano attraversato da tensioni profonde, con defezioni di rilievo e critiche frontali alla segreteria. Le scelte delle candidature, ritenute da molti esponenti socialisti un allontanamento dalla propria tradizione, rischiano di compromettere la credibilità e la tenuta del partito alla vigilia delle elezioni regionali.
