Pomigliano: sparò e uccise per difendere l’amico, la Cassazione annulla condanna, processo da rifare

POMIGLIANO D’ARCO (NAPOLI), 20 MARZO 2026 – La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio la condanna a 14 anni di carcere nei confronti dell’imprenditore aeronautico Vincenzo La Gatta, disponendo un nuovo processo di secondo grado davanti a una diversa sezione della Corte di Assise di Appello di Napoli.

Il caso

La vicenda risale al 23 dicembre 2016, quando La Gatta sparò uccidendo Giuseppe Di Marzo a Pomigliano d’Arco. Secondo quanto emerso nel corso del processo, l’imprenditore avrebbe agito per difendere un amico coinvolto in una violenta aggressione.

Le precedenti condanne

In primo grado, il 28 gennaio 2021, la Corte di Assise di Napoli aveva condannato La Gatta a 10 anni di reclusione.

Successivamente, il 4 ottobre 2023, la Corte di Assise di Appello di Napoli aveva rideterminato la pena a 14 anni.

La decisione della Cassazione

Con la pronuncia della Corte di Cassazione, la sentenza di secondo grado è stata annullata con rinvio, riaprendo il procedimento.

Il nuovo giudizio dovrà rivalutare la posizione dell’imputato alla luce delle questioni sollevate dalla difesa, in particolare sulla legittima difesa e sull’assenza di volontà omicida.

Le motivazioni della difesa

I legali Dario Vannetiello e Saverio Campana hanno evidenziato criticità nella motivazione della sentenza d’appello, sostenendo che l’azione dell’imputato fosse legata alla necessità di difendere un terzo.

“La difesa – spiegano gli avvocati – è riuscita a fare breccia attaccando in maniera particolare la motivazione assunta dai giudici partenopei, sia con riferimento alla convinzione di agire per legittima difesa, sia evidenziando la assenza di volontà di uccidere da parte dell’imputato. Nei ricorsi è stata illustrata l’intera vicenda, originata dalla violenta aggressione da parte della vittima Giuseppe Di Marzo ai danni di un amico dell’imputato La Gatta, Giuseppe Sassone, titolare del resort Pietrabianca, luogo dove avvenne la tragedia, che ha segnato l’industriale e che si sarebbe trasformata in un vero dramma laddove la Corte di Cassazione avesse confermato la condanna”. 

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