Al Teatro Bracco con “L’onorevole, il poeta e la signora”

(PRIMACAMPANIA) NAPOLI – C’è un teatro che sa ancora raccontare il presente attraverso la leggerezza intelligente della grande commedia d’autore. Un teatro che fa ridere, ma nel frattempo osserva, punge, smaschera. È il caso de “L’onorevole, il poeta e la signora”, il testo di Aldo De Benedetti, in scena al Teatro Bracco sabato 9 maggio alle ore 21 e domenica 10 maggio alle 18.30, con Lorenzo Flaherty, Francesco Branchetti e Isabella Giannone. La regia è firmata dallo stesso Branchetti, mentre le musiche sono di Pino Cangialosi. Ad accogliere lo spettacolo è lo spazio di via Tarsia diretto da Caterina De Santis, da anni presidio prezioso di cultura e scena napoletana.

De Benedetti, autore raffinato e ancora sorprendentemente moderno, costruisce un ingranaggio teatrale perfetto, dove il grottesco si intreccia all’osservazione sociale e dove gli equivoci diventano lo specchio deformato di una società incapace di distinguere autenticità e apparenza.

Al centro della vicenda c’è Leone, un onorevole impacciato e vanitoso, attratto dalla brillante e seducente giornalista Paola. Una serata che dovrebbe trasformarsi in un incontro galante si trasforma invece in un vortice di imbarazzi, provocazioni e tensioni sottili. Ma il vero detonatore della storia arriva quando, dietro una tenda, compare Piero, poeta squattrinato e inatteso testimone delle conversazioni dell’onorevole. Da quel momento il palcoscenico si anima di scambi d’identità, ricatti, allusioni e irresistibili qui pro quo che trascinano i personaggi in un gioco teatrale feroce e divertentissimo.

La forza dello spettacolo sta proprio nella sua attualità. Dietro la comicità elegante di De Benedetti affiora infatti il ritratto di un’Italia fatta di mezzi poteri, ambizioni fragili, relazioni opportunistiche e talenti svenduti o inventati. Un mondo dove il ruolo sociale conta spesso più della verità e dove l’identità rischia continuamente di diventare maschera.

La regia di Branchetti accompagna questo balletto umano con ritmo e ironia, restituendo al testo tutta la sua lucidità amara. E così, tra risate incontenibili e dialoghi affilatissimi, la commedia finisce per parlare anche del nostro presente, delle convenzioni che ci imprigionano e della grande fragilità nascosta dietro il bisogno continuo di apparire. (PRIMACAMPANIA)

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