ROMA – Uno studio internazionale appena pubblicato ha analizzato mezzo secolo di dati sulle calotte polari, evidenziando come l’accelerazione della fusione dei ghiacciai in Groenlandia e Antartide sia la causa principale della perdita di ghiaccio e dell’innalzamento globale del livello del mare. La ricerca, frutto di una collaborazione guidata dalla Northumbria University con il contributo dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e della NASA, ha utilizzato dati satellitari risalenti agli anni ’70 per fornire il quadro più completo finora disponibile.
Dal 1970 al 2023, le calotte glaciali di Groenlandia e Antartide hanno perso complessivamente 11,3 trilioni di tonnellate di ghiaccio, causando un innalzamento del livello globale del mare di oltre 3 centimetri. La Groenlandia ha contribuito maggiormente all’innalzamento, mentre l’Antartide ha fornito circa 13,3 millimetri.
Secondo lo studio, l’84% della perdita di ghiaccio è attribuibile all’accelerazione della fusione dei ghiacciai e all’aumento del deflusso di ghiaccio nell’oceano, mentre solo il 16% deriva dalla fusione superficiale delle calotte polari, che però contribuisce per un quarto all’innalzamento globale del livello del mare.
Daniele Melini, ricercatore dell’INGV e co-autore dello studio, sottolinea che a partire dagli anni ’90 la perdita di ghiaccio è aumentata in modo vertiginoso. La Groenlandia è passata da circa 60 miliardi di tonnellate perse all’anno negli anni ’80 a 264 miliardi nei primi anni 2000, mentre l’Antartide ha visto l’aumento dal 48 miliardi all’anno degli anni ’80 a 202 miliardi negli anni 2010. Tuttavia, negli ultimi anni (2020-2023) si è registrato un temporaneo rallentamento della perdita, dovuto a nevicate record sull’Antartide orientale e a estati più miti in Groenlandia, ma ciò non indica un’inversione di tendenza a lungo termine.
Il ruolo delle calotte polari nel futuro innalzamento del livello del mare è fondamentale, poiché rappresentano la maggiore fonte di incertezza nelle proiezioni a lungo termine. Le stime più alte dell’aumento del livello marino entro il 2150 aumentano di 2,6 volte considerando il rischio di instabilità delle calotte glaciali. Una continua raccolta di dati sul comportamento delle calotte è essenziale per prevedere i rischi per le centinaia di milioni di persone che vivono nelle zone costiere più a rischio.
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