ACERRA – Mentre le campane suonavano a festa per la Pasqua, un giovane carabiniere originario di Cervinara, padre di due figli, ha deciso di togliersi la vita nella caserma dell’Arma di Acerra. Un gesto tragico che si aggiunge a una lunga serie di suicidi tra i militari in servizio e che riaccende l’allarme su un fenomeno da tempo ignorato nelle sue cause profonde.
L’Arma dei Carabinieri è da anni la forza armata con il più alto numero di suicidi, spesso legati a sconforto personale, problemi familiari, trasferimenti improvvisi e, in molti casi, a una mancanza di monitoraggio sanitario e psicologico costante.
Malgrado siano state istituite commissioni di studio parlamentari e interne, nessuna misura concreta di prevenzione è stata finora adottata. Preoccupa inoltre la cappa di silenzio che circonda molte di queste morti, spesso trattate come episodi isolati anziché sintomi di un malessere sistemico.
Già nel 2013 fu proposto un documento che suggeriva visite mediche periodiche obbligatorie per tutti i militari, per valutare l’idoneità psicofisica, in particolare per il possesso e l’uso delle armi. Una pratica obbligatoria per civili e guardie giurate, ma non prevista per i militari operativi, spesso sottoposti a forte stress.
Il richiamo è a un intervento immediato e strutturato, attraverso l’attivazione delle infermerie legionali e un sistema di screening sanitario regolare, con la possibilità di sospensione temporanea dal servizio per chi non rispetta i controlli. L’obiettivo: prevenire il rischio, salvare vite, e garantire che nessun altro silenzioso addio venga archiviato senza risposte.
