NAPOLI – Oltre a parecchie munizioni c’era anche una potente pistola-mitragliatrice calibro 9 automatica, modello “Stein”, che ha la capacità di fuoco di 500 colpi a minuto, nel borsone trovato dalla Guardia di Finanza di Frattamaggiore in un terreno di Carditello, frazione di Cardito, in provincia di Napoli. Ad attirare l’attenzione delle fiamme gialle, che solo successivamente hanno fatto la scoperta, è stata la presenza in quel terreno di alcune autovetture nascoste dietro una fitta trama di arbusti e vegetazione: due dei tre veicoli sono risultati rubati e, all’interno di uno degli abitacoli, c’erano numerosi bossoli già esplosi. Sul terzo veicolo, invece, pendeva un provvedimento di sequestro penale, ancora da eseguire. Durante i controlli, celato tra i cespugli e coperto da alcune travi in legno, è stato scoperto il borsone, che custodiva la pistola mitragliatrice, due caricatori pieni e numerosi proiettili. Al termine delle operazioni, eseguite con il supporto della Polizia scientifica per i rilievi sulle armi, sono stati conteggiati 150 munizioni e 11 bossoli, sparsi nell’autovettura. L’arma sarà sottoposta a perizia per comprendere se sia stata utilizzata in occasione di fatti di sangue o per atti intimidatori, anche alla luce degli ultimi eventi avvenuti nell’area a nord di Napoli, tra i comuni di Grumo Nevano, Cardito, Sant’Antimo, Casandrino e Caivano.
Scavi clandestini a Napoli: scoperta una chiesa medievale (VIDEO)
NAPOLI – Nel corso di complessa ed articolata attività di indagine disposta e coordinata dalla Procura della Repubblica di Napoli, tendente al contrasto di attività illecite finalizzate allo scavo clandestino, al saccheggio e alla distruzione di aree archeologiche presenti nel sottosuolo del centro storico di Napoli, personale del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Napoli, in esecuzione a decreto di sequestro emesso dalla menzionata Autorità Giudiziaria, ha rinvenuto e sottoposto a sequestro ambienti sotterranei pertinenti ad antica struttura religiosa.
L’attività investigativa ha permesso di portare in evidenza l’illecita attività svolta nel tempo da un imprenditore napoletano, il quale, sfruttando l’utilizzo di locali terranei nella sua disponibilità collocati in centro città, ha posto in opera una serie di scavi sotterranei clandestini allo scopo di individuare e trarre profitto da realtà archeologiche site nel sottosuolo.
Il sequestro ha permesso di interrompere le attività di scavo abusivo in una chiesa medievale databile all’XI secolo sita a circa otto metri di profondità dal livello stradale, di cui è attualmente visibile un’abside semicircolare affrescata, in discreto stato di conservazione, sulla quale è parzialmente identificabile l’iconografia del Cristo in trono con al di sotto decorazioni a velarium ed una iscrizione dedicatoria in parte già decifrata. Dell’antica chiesa è emersa anche parte della pavimentazione realizzata in lastre di marmo bianco di spoglio. L’eccezionalità della scoperta restituisce al patrimonio pubblico i resti di un raro esempio di arte medievale di XI secolo, la cui decorazione riscontra delle similitudini con il vicino Sacello di Sant’Aspreno e si aggiunge alle non numerose testimonianze pittoriche del periodo medievale sul territorio nazionale.
Nel corso delle attività investigative, che (nel solco dei protocolli di intesa stipulati tra la Soprintendenza di Napoli e la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli) si sono avvalse delle competenze e del concreto contributo tecnico e operativo della Soprintendenza Archeologica alle Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Napoli, sono stati ispezionati numerosi locali di proprietà dell’imprenditore siti nel centro storico di Napoli, sottoponendo a sequestro anche altri cunicoli sotterranei oggetto di scavi clandestini, pertinenti alle fondamenta di un palazzo settecentesco vincolato quale bene culturale di particolare interesse storico-artistico.
All’imprenditore napoletano sono stati inoltre sequestrati circa 10.000 frammenti ceramici di natura archeologica di epoca romana e medievale probabilmente provenienti dal settore suburbano dell’antica città di Neapolis, riconducibili anche ad altre aree non esplorate nel corso delle attività investigative.
Sono stati inoltre sequestrati 453 reperti archeologici integri di epoca romana, tra cui: crateri a figure rosse, anfore, lucerne e pipe in terracotta, monete di epoca romana e medievale.
Il materiale recuperato e l’intera area sotterranea in sequestro, saranno oggetto di ulteriori indagini ed approfondimenti scientifici da eseguire di concerto con la competente Soprintendenza Archeologica della città di Napoli al fine di consentire la messa in sicurezza dei locali, la loro tutela e conseguente valorizzazione.
Il provvedimento eseguito è stato emesso nel corso delle indagini preliminari e il destinatario dello stesso è persona sottoposta alle indagini e quindi presunto innocente fino a sentenza definitiva.
IL VIDEO DELL’OPERAZIONE “SAN GENNARO”
“Incontriamoci”, un evento dedicato al mondo della farina
NAPOLI – Grande interesse, tra operatori del settore e specialisti, per la manifestazione “Incontriamoci” organizzata ad Arce dalla “Polselli Farine”. Un evento interamente dedicato al mondo della farina tra storia, tradizione ed evoluzione che ha suscitato l’interesse dei tanti partecipanti. Tra questi insieme agli istruttori e specialisti dell’ “Accademia Polselli” e al maestro Paolo Parravano, personaggi del mondo dell’arte bianca, della pizza e della pasticceria. Con la presenza del responsabile dell’azienda Emiliano Polselli (nella foto con Rodolfo Molettieri) e dell’export manager Luigi Cinquegrana e con le introduzioni e le conversazioni del giornalista enogastronomico Giuseppe Giorgio, a parlare di grani e delle tipologie ideali per il pane e per i vari settori sono stati il noto maestro pasticcere Ciro Scognamillo da tutti conosciuto come “Ciro Poppella” dell’omonima pasticceria napoletana famosa per i suoi ormai mitici “fiocchi di neve”, il maestro pizzaiolo Enrico Lombardi della storica pizzeria partenopea “Lombardi a Foria 1892” e il pluripremiato maestro panificatore e ricercatore Rodolfo Molettieri dell’Antica Forneria Molettieri a Napoli. Per tutti, un’opportunità di confronto e accrescimento professionale e umano all’insegna di un comparto da sempre diviso tra l’evoluzione e la tradizione.
Arrestato il presidente della Provincia di Salerno, Franco Alfieri
SALERNO – Franco Alfieri, attuale sindaco di Capaccio Paestum e presidente della Provincia di Salerno, nonché esponente di spicco del Partito Democratico, è stato arrestato questa mattina e trasferito in carcere. I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Salerno hanno eseguito un’ordinanza di misure cautelari personali e reali nei suoi confronti e di altri cinque indagati, accusati a vario titolo di turbata libertà degli incanti e corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio.
Tra gli indagati, sottoposti a custodia domiciliare, figurano Vittorio De Rosa, legale rappresentante della Dervit Spa, Alfonso D’Auria, procuratore speciale della stessa azienda, Elvira Alfieri, sorella del sindaco e legale rappresentante della Alfieri Impianti S.r.l., Andrea Campanile, dipendente del Comune di Capaccio e membro dello staff del sindaco, e Carmine Greco, responsabile tecnico del comune e RUP (Responsabile Unico del Procedimento) delle gare in questione.
Contestualmente all’esecuzione delle misure cautelari, è stato disposto il sequestro, in forma diretta e per equivalente, di beni per un valore complessivo superiore ai 543mila euro. Le indagini, coordinate dalla Guardia di Finanza di Eboli e dal Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Salerno, si sono concentrate su alcune procedure di affidamento di lavori pubblici, in particolare sugli interventi di adeguamento, ampliamento e efficientamento energetico dell’illuminazione pubblica a Capaccio Paestum. Le gare, indette dal Comune, sono state entrambe vinte dalla Dervit Spa.
Secondo le accuse, gli indagati avrebbero favorito l’azienda nella aggiudicazione degli appalti, sfruttando le proprie posizioni per alterare l’esito delle procedure.
IL COMUNICATO INTEGRALE DELLA PROCURA DELLA REPUBBLICA DI SALERNO
Nella mattinata odierna, militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Salerno hanno dato esecuzione ad un’ordinanza applicativa di misure cautelari personali e reali nei confronti di 6 indagati a cui risultano contestati a vario titolo i reati di turbata libertà degli incanti e corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, procedendo contestualmente al sequestro, nella forma diretta e per equivalente, di un ammontare superiore ai 543.000 euro; in particolare è stata disposta la custodia cautelare in carcere nei confronti di Franco ALFIERI, attuale sindaco di Capaccio Paestum e Presidente della Provincia di Salerno, nonché la custodia domiciliare nei confronti di Vittorio DE ROSA ed Alfonso D’ AURIA, rispettivamente legale rappresentante e procuratore speciale della DERVIT spa, Elvira ALFIERI, legale rappresentante della ALFIERI IMPIANTI S.r.l. nonché sorella del sindaco, Andrea CAMPANILE, dipendente del comune di Capaccio facente parte dello staff del Sindaco, e Carmine GRECO, responsabile tecnico del comune di Capaccio nonché RUP dei procedimenti di cui alle contestazioni.Le indagini, condotte congiuntamente dal Gruppo della Guardia di Finanza di Eboli e dal Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza di Salerno, hanno riguardato alcune procedure di affidamento di lavori e, in particolare, quella relativa all'”intervento di adeguamento, ampliamento e efficientamento energetico dell’impianto di pubblica illuminazione comunale – 1° lotto funzionale” (CUP: H49J21012410004 – CJG: 9409921077)” e quella relativa ai “lavori di adeguamento e riqualificazione energetica della pubblica illuminazione stradale del Comune, con corpi illuminanti a LED e sistemi automatici di regolazione – telecontrollo e telegestione del flusso luminoso” (CUP: H44H23000190008- CJG: A00D85BB9C)”, entrambe bandite dal Comune di Capaccio Paestum ed aggiudicate dalla DERVIT Spa. Secondo la ricostruzione accusatoria, allo stato condivisa dal GIP ma suscettibile di successive ulteriori valutazioni, gli indagati a vario titolo avrebbero turbato con collusioni ed altri mezzi fraudolenti le procedure negoziate volte ad affidare le commesse pubbliche di cui sopra, al fine di garantire alla DERVIT S.p.A. l’aggiudicazione dei lavori.
Secondo la ricostruzione della Procura della Repubblica, fondata essenzialmente su intercettazioni e sugli esiti dell’esame della documentazione, anche informatica, acquisita nel corso di perquisizioni svoltesi il 30 gennaio 2024, molto tempo prima dell’ufficiale indizione delle gare sopra indicate, CAMPANILE e D’AURIA, operando il primo in nome e per conto di Francesco ALFIERI e il secondo in nome e per conto di Vittorio DE ROSA, legale rappresentante della DERVIT, avevano concordato le strade da inserire nel progetto esecutivo concernente le future gare, i tempi e i costi dei singoli interventi, nonché ogni altro dettaglio tecnico concernente i futuri lavori, dando per certo che sarebbe stata la DERVIT spa ad aggiudicarsi gli appalti. Proprio la DERVIT spa, dopo il perfezionamento degli accordi sopra descritti, avrebbe provveduto – attraverso sue propaggini organizzative – alla materiale redazione degli atti delle due procedure.
Contestualmente, Carmine GRECO, operando sempre su mandato del sindaco ALFIERI, aveva conferito un incarico in una delle procedure ad un professionista esterno affinché questi firmasse gli atti materialmente redatti dalla DERVIT spa, prevedendo peraltro, a fronte di una prestazione concretatasi nell’assunzione della paternità di un elaborato al quale il formale autore era rimasto estraneo, il pagamento della somma di circa 70.000 euro, poi materialmente non corrisposta. In altra procedura lo stesso GRECO si era personalmente assunto la paternità degli atti predisposti dalla società che si sarebbe aggiudicata l’appalto.
Infine, sempre GRECO, si era adoperato per invitare a partecipare alle procedure negoziate sopra indicate ditte compiacenti o non aventi i requisiti per aggiudicarsi le gare, in modo tale da rendere blindata l’aggiudicazione alla DERVIT S.p.A., predesignata quale vincitrice delle procedure negoziate fin dal principio.
Ulteriore profilo di illegittimità della aggiudicazione è stato individuato nel ricorso ad una procedura di gara (di cui peraltro era stato previsto fin dall’inizio il vincitore), aggiudicata con un ribasso rispetto al prezzo a base d’asta di circa il 17 % nella prima gara e di circa il 5% nella seconda gara, benché la DERVIT S.p.A., peraltro in ATI con altra impresa, fosse già stata incaricata della manutenzione ordinaria e straordinaria dell’impianto di illuminazione del comune di Capaccio con contratto di concessione che prevedeva che qualsiasi intervento, anche innovativo, sull’impianto di illuminazione stesso, dovesse essere svolto dall’ATI, con un ribasso pari al 33%.
Con riferimento al secondo appalto, inoltre, l’aggiudicazione alla DERVIT S.p.A. è stata effettuata, secondo la prospettazione ritenuta fondata dal Giudice, in violazione del principio di rotazione nell’affidamento delle commesse pubbliche previsto dal nuovo codice degli appalti.
Inoltre, al fine di ottenere dalla Regione Campania, il finanziamento dell’intervento della seconda gara, il comune di Capaccio – con dichiarazione a firma del sindaco ALFIERI – aveva falsamente dichiarato che il locale impianto di illuminazione era gestito da una società “in house”, laddove, viceversa, la gestione dello stesso era stata attribuita in concessione alla predetta ATI.
Attesi il ritardo – e la successiva sospensione – dell’erogazione del finanziamento regionale, il comune di Capaccio, su impulso del Sindaco, al fine di garantire alla DERVIT spala regolarità dei pagamenti, aveva approvato una perizia di variante, per un valore netto di € 160.692,26, nell’ambito della procedura relativa all”‘intervento di adeguamento, ampliamento e efficientamento energetico del!’impianto di pubblica illuminazione comunale – 1° lotto funzionale” (CUP: H49J21012410004 – CIG: 9409921077)”. Tale perizia di variante, peraltro, è stata adottate sempre previa predisposizione degli atti da parte della DERVIT spa. Secondo il provvedimento cautelare, quale corrispettivo per l’ottenimento degli appalti sopra indicati la DERVIT S.p.A. aveva concesso alla ALFIERI IMPIANTI S.r.l., società legalmente rappresentata da Elvira ALFIERI, ma di fatto riconducibile al fratello Francesco, in subappalto e sub-affidamento, parte dei lavori, dalla medesima svolti in Battipaglia, dei quali era risultata aggiudicataria all’esito di una terza e distinta gara bandita dallo stesso comune, allo stato non oggetto di contestazioni, per un ammontare complessivo superiore a 1 milione di euro, nonché, la ulteriore somma di € 250.302,60, oggetto di sequestro preventivo disposto dal giudice, corrispondente al maggior costo dei materiali fomiti dalla ALFIERI IMPIANTI nella esecuzione dei subcontratti indicati rispetto a quelli identici che la DERVIT acquistava dal medesimo fornitore di entrambe.
Identico provvedimento cautelare reale ha avuto ad oggetto la somma di ammontare pari ad€ 293.545,263, corrispondente al profitto conseguito dalla DERVIT spa derivante dal reato di corruzione.
Camorra: maxi blitz della Polizia nella zona orientale di Napoli, 60 arresti (IL VIDEO)
NAPOLI – Nella mattinata odierna, nella zona orientale del capoluogo, circa 350 operatori della Polizia di Stato stanno dando esecuzione a una ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Napoli su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di sessanta persone gravemente indiziate, a vario titolo, di associazione di stampo mafioso, associazione a delinquere finalizzata al furto, concorso esterno in associazione mafiosa, tentato omicidio, possesso ingiustificato di armi e ordigni esplosivi, estorsione, traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, furto e ricettazione.
IL VIDEO DEL BLITZ
Tenta di strangolare il marito e finisce in manette. Donna arrestata dai Carabinieri
POLLENA TROCCHIA – Via Leoncavallo, Pollena Trocchia, paesino che fa a spallate con le pendici del Vesuvio e la periferia orientale di Napoli.
Un uomo corre in strada e si rifugia nella sua auto. Non fa in tempo a bloccare le sicure alla portiera che la moglie riesce ad afferrarlo. Gli avvolge la cintura alla gola e prova a strangolarlo, poi tenta di ferirlo con un coltello da cucina.
La scena – sono le 22 circa – attira l’attenzione di passanti e residenti. Il 112 è travolto dalle richieste e i carabinieri della tenenza di Cercola arrivano in pochi minuti.
L’uomo è ancora in strada, mostra ai militari i segni del tentativo di strangolamento e le svariate contusioni riportate su tutto il corpo. Racconta quello che è appena successo.
La donna viene individuata e arrestata nel cortile dell’abitazione. E’ ora in carcere, in attesa di giudizio.
Rinvenuti coltello e cintura utilizzati. La vittima denuncerà altri eventi simili, tutti verosimilmente dettati dalla forte gelosia.
Investita e uccisa a Napoli, dopo aver accompagnato i figli a scuola
NAPOLI – Questa mattina, alle ore 8.30 circa, V.G. di 22 anni, a bordo di una Fiat Panda, percorreva la corsia riservata di Via A. Volta direzione S. Giovanni. Giunto all’altezza del parcheggio Brin ha investito una donna, V.V. di 42 anni, che attraversava in corrispondenza delle strisce pedonali. L’urto ha spinto in avanti di una decina di metri la donna che è deceduta sul posto, il 118 sopraggiunto sul luogo non ha potuto fare altro che constatarne il decesso. Il conducente in stato di shock è stato portato al pronto soccorso dell’Ospedale Pellegrini.
Sul posto si trovano gli agenti dell’Infortunistica stradale della Polizia Locale di Napoli che, informato il PM di turno, hanno disposto il sequestro del veicolo, messo la salma a disposizione dell’AG e sottoposto ad accertamenti tossicologici il conducente del veicolo al quale è stata ritirata la patente.
Maxi operazione antidroga dei Carabinieri a Caivano
CAIVANO – All’alba, i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna hanno avviato una vasta operazione antidroga a Caivano, in provincia di Napoli. I militari stanno eseguendo un’ordinanza cautelare emessa dal gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia. Le accuse mosse contro gli indagati riguardano associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e detenzione di droga a fini di spaccio, aggravate dal contesto mafioso. I dettagli dell’operazione saranno illustrati alle ore 10 durante una conferenza stampa presso la Procura di Napoli.
«Siamo ladri, ma onesti»: e il cane rapito Maui torna a casa ad Acerra dalla bimba disabile
ACERRA – Con un grido di gioia e lacrime di felicità, la giovane Miriam, 12 anni e disabile, ha potuto riabbracciare il suo amato cane, Maui, uno Spitz tedesco, che le era stato rubato da ladri sabato scorso ad Acerra. Il padre della ragazza, Rosario, ha raccontato il momento emozionante, spiegando che nella tarda serata di ieri ha ricevuto una misteriosa chiamata. Dall’altra parte, una voce con accento straniero gli ha annunciato che il cane era stato lasciato nei pressi del cancello di casa. “Ci hanno detto che lo restituivano per la bambina – ha ricordato Rosario – dicendo: ‘Siamo ladri, ma onesti’. L’Italia si è mobilitata per mia figlia Miriam, e grazie a tutti, oggi mia figlia sta piangendo di felicità”. Un ritorno carico di commozione e amore, che ha riempito di gioia il cuore della famiglia, riportando serenità a una bambina che, per un attimo, aveva perso non solo il suo fedele compagno a quattro zampe, ma anche una parte del suo mondo.
Duplice omicidio nel mercato ittico di Salerno
SALERNO – Questa mattina, all’interno del mercato ittico di Salerno, si è consumato un drammatico duplice omicidio. Un uomo di 72 anni, proprietario di un’attività commerciale, ha sparato contro due persone, un 58enne e un 48enne. Il primo è morto sul colpo, mentre il secondo è deceduto poco dopo in ospedale. Sul luogo sono immediatamente intervenuti i soccorsi con diverse ambulanze. Il responsabile del crimine si è costituito spontaneamente presso la Stazione dei Carabinieri di Mercatello, consegnando l’arma del delitto. Vecchi rancori sembrerebbero essere il motivo alla base del duplice omicidio. Il 72enne, proprietario di un’attività commerciale, ha sparato e ucciso il 58enne di Portici e il 48enne salernitano, colpendoli rispettivamente al cuore e all’arteria femorale. Il primo è morto sul colpo, mentre il secondo è deceduto in ospedale poco dopo. Secondo le prime ricostruzioni, l’autore del crimine sarebbe affetto da una grave malattia e avrebbe avuto in passato degli screzi con le vittime, legati a un’accusa di furto di una cassetta di pesce. Questo conflitto avrebbe alimentato il risentimento, sfociato oggi in una tragica vendetta.


