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Napoli: ecco il piano di Antonio Conte, vincere subito dal primo anno

NAPOLI – Antonio Conte vuole vincere, e farlo subito. Le sue richieste per diventare il nuovo tecnico del Napoli sono chiare: un ingaggio elevato e un budget significativo per il mercato. Mentre le trattative con il presidente De Laurentiis proseguono, c’è la speranza di raggiungere presto un accordo. De Laurentiis è disposto a soddisfare le richieste di Conte, mettendo a disposizione circa 200 milioni di euro, contando anche sui 120 milioni attesi dalla cessione di Victor Osimhen.

L’estate degli azzurri si preannuncia movimentata. Numerosi sono i nodi da sciogliere e Manna avrà un ruolo cruciale in questo processo. Dopo una stagione deludente, il Napoli è deciso a rinnovare profondamente la rosa. Tra i giocatori in uscita, c’è Giovanni Di Lorenzo, il capitano che sembra destinato alla Juventus. Federico Chiesa, attualmente alla Juve, è un nome che piace molto a Conte, nonostante il Napoli abbia già Kvaratskhelia, Ngonge e Politano sugli esterni.

In difesa, la pista Buongiorno sembra essersi raffreddata a causa della richiesta di 40 milioni di Cairo, considerata eccessiva dal Napoli. Inoltre, ci saranno da sostituire sia Di Lorenzo che Mario Rui, anch’esso in uscita. A centrocampo, Lobotka è l’unico sicuro della permanenza, con Conte che valuterà attentamente gli altri giocatori.

La rivoluzione estiva del Napoli sarà decisa anche dagli incontri tra gli uomini di mercato del club e gli agenti di Conte, previsti a Ibiza. De Laurentiis ha fissato un termine di dieci giorni per concludere l’accordo, con un ingaggio per il tecnico che potrebbe raggiungere i 10 milioni all’anno, inclusi bonus. I collaboratori richiesti da Conte rappresentano un ulteriore nodo da risolvere.

La strada è tracciata e un fallimento dell’affare appare improbabile. Con pazienza e lucidità, si lavorerà per costruire un Napoli capace di competere nuovamente per lo scudetto.

Furto in chiesa: il ladro è lo stesso arrestato dai carabinieri 2 giorni prima

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VICO EQUENSE – Non sono passati neanche 2 giorni dall’ultimo arresto che il nome di Francesco Sannino, 29enne del posto già noto alle forze dell’ordine, ritorna nella cronaca vicana.

Siamo a Vico Equense e il 29enne si era reso protagonista di una rocambolesca fuga sulla statale 145 sorrentina. In quel caso i carabinieri lo avevano arrestato per furto aggravato e resistenza a pubblico ufficiale.

Passano poco meno di 48 ore e l’uomo ripercorre le strade della splendida città di costiera. E’ sera e nella chiesa dei Santi Ciro e Giovanni si sta celebrando la santa messa. Tra i fedeli c’è anche il 29enne che evidentemente sottovaluta il settimo comandamento e scruta i movimenti dei presenti.

C’è una donna impegnata nella preghiera. La signora ha 76 anni e in quell’istante china il capo per la liturgia eucaristica. L’attimo viene colto dal 29enne che prende la borsa della donna riposta sulla panca e si dilegua.

Pensa di averla fatta franca e, scese le scale della chiesa, si dirige verso la vicina piazzetta. Peccato per lui che proprio lì ci fossero i carabinieri della locale stazione e gli agenti della municipale. L’uomo – per ovvie ragione – era conosciuto ma a tradirlo è stata proprio quella borsa portata a tracolla.

Il 29enne viene perquisito e nella borsa vengono rinvenuti soldi e documenti della 76enne. Scattano le manette mentre il maltolto viene restituito alla pia vittima. Non si parlerà certamente di un miracolo ma anche ieri una buona azione è stata fatta.

Scoperto arsenale in casa: arrestato 66enne dai Carabinieri

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ERCOLANO – Questa notte a Ercolano i carabinieri della locale Tenenza hanno arrestato per detenzione illegale di armi un 66enne già noto alle forze dell’ordine.
Poche ore prima sua figlia aveva chiesto aiuto ai carabinieri. La donna era stata minacciata dal proprio padre dopo averci litigato per futili motivi. Il 66enne non si era fermato alle parole ma impugnava un’arma.
I carabinieri indossano i giubbotti anti proiettili e vanno a casa dell’uomo, sanno già che è titolare di porto d’armi.
Vengono sequestrati in via cautelare 6 pistole e 12 fucili regolarmente denunciati ma i veri guai per il 66enne iniziano quando i militari trovano materiale che farebbe gola anche alla criminalità organizzata.
11 pistole di cui alcune con matricola abrasa, una modificata e una con caricatore inserito con all’interni 5 colpi. Sequestrati poi 882 munizioni di vario calibro, 110 cartucce per fucile, 82 coltelli di vari modelli e una balestra.
L’uomo è stato trasferito in carcere.

Casa protetta dai pitbull ma non basta. Carabinieri arrestano 39enne

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POZZUOLI – I Carabinieri lo avevano puntato e quel movimento di persone sotto casa sua,  un 39enne incensurato, sapeva di illecito ma la situazione era difficile. L’uomo si muoveva bene e a controllare l’abitazione al piano terra di via Pasolini c’erano sempre i suoi due pitbull pronti a proteggere la proprietà da qualsiasi intruso.
Si attendeva il momento propizio e ieri sera i carabinieri della sezione operativa della compagnia di Pozzuoli notano, a via Monteruscello, il 39enne a bordo della propria auto.
L’Alt permette la perquisizione e l’uomo viene trovato in possesso di 3 dosi di cocaina pronte per essere vendute. Per i militari tanto basta e si va nell’abitazione popolare con giardino. I cani da guardia sono legati e mansueti alla vista del padrone, inizia la perquisizione.
Vengono rinvenuti e sequestrati 1 bilancino di precisone e diverso materiale per il confezionamento dello stupefacente oltre a 120 grammi di sostanza da taglio. Non solo droga però, ma un arsenale. I carabinieri puteolani infatti trovano e sequestrano una pistola a tamburo 357 magnum con matricola abrasa e 80 proiettili di diverso calibro tra 7,62, 357 magnum, cartucce a palla e a piombo spezzato.
L’uomo è stato arrestato e trasferito in carcere con buona pace dei molossi (c’è chi si prenderà cura di loro) mentre la pistola sarà sottoposta ad accertamenti balistici per verificare il suo eventuale utilizzo in fatti di sangue o altri reati.

Terra fuochi, nuovo sequestro da 200 milioni per i Pellini di Acerra

ACERRA – Militari dei Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli hanno dato esecuzione ad un ordine di dissequestro e restituzione della Suprema Corte di Cassazione e, contestualmente, ad un “nuovo” decreto di sequestro adottato dal Tribunale di Napoli – Sezione per l’applicazione delle misure di prevenzione, su richiesta della locale Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia, avente ad oggetto un ingente patrimonio del valore complessivo di oltre 200 milioni di euro nella disponibilità dei fratelli Pellini Giovanni, Cuono e Salvatore, imprenditori di Acerra (NA) operanti in diversi settori economici, tra i quali la gestione del recupero, smaltimento e riciclaggio di rifiuti urbani e industriali.
Nel 2017 il vasto patrimonio dei predetti imprenditori era già stato oggetto di un sequestro di prevenzione sulla scorta degli esiti processuali che avevano portato alla loro condanna definitiva per il reato di disastro doloso continuato e delle indagini del G.I.C.O. di Napoli che avevano permesso di accertare la sproporzione fra i beni individuati e le disponibilità ufficiali dei proposti e di dimostrare, altresì, che gran parte dei detti beni rappresentavano il frutto e/o il reimpiego di attività illecite.  I beni sequestrati hanno poi formato oggetto di confisca di primo grado nel 2019, confermata con decreto della Corte di Appello di Napoli depositato il 19 giugno 2023.
Con sentenza depositata il 29 aprile 2024, la Sesta Sezione Penale della Corte di Cassazione ha poi annullato il citato decreto della Corte di Appello di Napoli disponendo la restituzione di quanto in sequestro agli aventi diritto.
Conseguentemente, in esecuzione di tale sentenza, la Procura Generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Napoli ha demandato i relativi adempimenti all’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, con facoltà per quest’ultima di avvalersi della Guardia di Finanza di Napoli.
Parallelamente, ravvisando la possibilità di emettere un nuovo provvedimento di sequestro prodromico alla confisca in ragione del fatto che il primo titolo ablativo era perento in sede di legittimità per ragioni esclusivamente formali, la D.D.A. di Napoli ha delegato il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria alla sede ad effettuare una compiuta e analitica ricognizione dei beni degli interessati.
Sulla base degli accertamenti svolti, ravvisando l’attualità dei presupposti soggettivi e oggettivi del primigenio provvedimento di sequestro, su richiesta della D.D.A. di Napoli, il Tribunale di Napoli – Sezione per l’applicazione delle misure di prevenzione ha “nuovamente” disposto nei confronti dei menzionati imprenditori di Acerra e dei componenti i rispettivi nuclei familiari il sequestro dei seguenti beni: n. 8 società, n. 72 autoveicoli, n. 75 rapporti finanziari, n. 224 immobili, n. 75 terreni, n. 3 imbarcazioni e n. 2 elicotteri, per un valore complessivo stimato di 201.476.743 euro.

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Smaltimento illecito rifiuti speciali nell’impianto di Tufino: 12 arresti dei Carabinieri del Noe

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NAPOLI – Oggi nelle province di Napoli, Avellino, Benevento e Salerno, i Carabinieri del Gruppo per la Tutela Ambientale e della Sicurezza Energetica di Napoli, unitamente ai Carabinieri dei Comandi Provinciali territorialmente competenti, hanno dato esecuzione ad una ordinanza di custodia cautelare nei confronti di nr. 12 soggetti, ritenuti responsabili a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti, furto aggravato ai danni della Città Metropolitana di Napoli e corruzione.
L’ordinanza cautelare emessa dal GIP del Tribunale di Napoli in totale accoglimento della richiesta depositata dal Pubblico Ministero fa riferimento ad una serie di condotte illecite riscontrate nel corso dell’attività investigativa eseguita dai carabinieri del N.O.E. di Napoli protrattasi per circa sei mesi coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli – Gruppo Specializzato sul Traffico di Rifiuti.
L’indagine, condotta anche con l’ausilio di attività tecniche quali intercettazioni di conversazioni, video riprese e pedinamenti, ha avuto origine nel gennaio 2023 a seguito delle segnalazioni della S.A.P.NA. s.p.a., società interamente partecipata dalla città metropolitana di Napoli che gestisce il ciclo integrato dei rifiuti solidi urbani della area metropolitana del capoluogo campano, in merito ad anomalie nel trattamento dei rifiuti all’interno dell’impianto di Tufino, nel quale venivano smaltite tipologie di rifiuti di provenienza industriale e dunque estranee al ciclo di raccolta dei rifiuti urbani. Nel corso delle investigazioni, il Reparto Speciale dei Carabinieri ha accertato l’esistenza di una associazione che vedeva coinvolte diverse figure professionali tra cui gli amministratori di alcune aziende di rifiuti speciali delle province di Napoli e Salerno, autisti di automezzi adibiti alla raccolta di rifiuti urbani e alcuni dipendenti infedeli dell’impianto di Tufino, che avevano organizzato, nei minimi dettagli, un articolato “modus operandi” che consentiva loro di smaltire illecitamente rifiuti speciali, di provenienza industriale, nell’impianto pubblico, a spese dell’Ente pubblico.

L’agire degli indagati era oramai consolidato : gli autisti delle due società, aggiudicatarie di appalti per la raccolta di rifiuti urbani in alcuni paesi vesuviani, fungevano da tramite, tra i produttori di rifiuti speciali e gli operai addetti alla gestione dei rifiuti all’interno dello STIR, nella gestione dell’illecito traffico, finalizzato all’esigenza dei privati di smaltire illecitamente i loro rifiuti, conseguendo un significativo risparmio in termini economici, di contro, consentiva ai dipendenti pubblici di intascare profumate mazzette, in cambio del servizio reso.
Essenziale il ruolo degli addetti al TMB di Tufino, perfettamente organizzati per bypassare il rigido sistema di controllo previsto dalla S.A.P.NA., e consentire agli autisti degli automezzi di operare indisturbati e scaricare i rifiuti illecitamente. Una intera squadra forniva i propri turni di servizio ai complici esterni, che dunque pianificavano in totale tranquillità gli illeciti sversamenti nella certezza della compiacenza di tutti i componenti di quel turno, remunerati dal capo squadra, ciascuno in proporzione del contributo fornito.
Al fine di incrementare ulteriormente gli illeciti profitti, alcuni degli indagati, sia dipendenti dello STIR che autisti, dopo aver effettuato gli smaltimenti illeciti, completavano la loro illecita collaborazione rendendosi protagonisti del furto delle bobine di ferro, del valore di circa 20.000 euro, utilizzate nell’impianto di Tufino per imballare i rifiuti, occultando le stesse all’interno degli stessi autocompattatori.
Nel corso dell’attività sono stati accertati smaltimenti illeciti per oltre 1.000 tonnellate di rifiuti speciali che hanno determinato un aggravio di costi alla S.A.P.NA. per circa 500.000,00 euro, oltre i danni spesso causati all’impiantistica dallo sversamento di rifiuti anche ferrosi, che hanno bloccato anche per lunghi periodi il ciclo di trattamento dell’impianto pubblico.

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Smaltimento illecito di rifiuti, 12 arresti in Campania

NAPOLI – Oggi nelle province di Napoli, Avellino, Benevento e Salerno, i Carabinieri del Gruppo per la Tutela Ambientale e della Sicurezza Energetica di Napoli, unitamente ai Carabinieri dei Comandi Provinciali territorialmente competenti, hanno dato esecuzione ad una ordinanza di custodia cautelare nei confronti di nr. 12 soggetti, ritenuti responsabili a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti, furto aggravato ai danni della Città Metropolitana di Napoli e corruzione.
L’ordinanza cautelare emessa dal GIP del Tribunale di Napoli in totale accoglimento della richiesta depositata dal Pubblico Ministero fa riferimento ad una serie di condotte illecite riscontrate nel corso dell’attività investigativa eseguita dai carabinieri del N.O.E. di Napoli protrattasi per circa sei mesi coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli – Gruppo Specializzato sul Traffico di Rifiuti.
L’indagine, condotta anche con l’ausilio di attività tecniche quali intercettazioni di conversazioni, video riprese e pedinamenti, ha avuto origine nel gennaio 2023 a seguito delle segnalazioni della S.A.P.NA. s.p.a., società interamente partecipata dalla città metropolitana di Napoli che gestisce il ciclo integrato dei rifiuti solidi urbani della area metropolitana del capoluogo campano, in merito ad anomalie nel trattamento dei rifiuti all’interno dell’impianto di Tufino, nel quale venivano smaltite tipologie di rifiuti di provenienza industriale e dunque estranee al ciclo di raccolta dei rifiuti urbani. Nel corso delle investigazioni, il Reparto Speciale dei Carabinieri ha accertato l’esistenza di una associazione che vedeva coinvolte diverse figure professionali tra cui gli amministratori di alcune aziende di rifiuti speciali delle province di Napoli e Salerno, autisti di automezzi adibiti alla raccolta di rifiuti urbani e alcuni dipendenti infedeli dell’impianto di Tufino, che avevano organizzato, nei minimi dettagli, un articolato “modus operandi” che consentiva loro di smaltire illecitamente rifiuti speciali, di provenienza industriale, nell’impianto pubblico, a spese dell’Ente pubblico.

L’agire degli indagati era oramai consolidato : gli autisti delle due società, aggiudicatarie di appalti per la raccolta di rifiuti urbani in alcuni paesi vesuviani, fungevano da tramite, tra i produttori di rifiuti speciali e gli operai addetti alla gestione dei rifiuti all’interno dello STIR, nella gestione dell’illecito traffico, finalizzato all’esigenza dei privati di smaltire illecitamente i loro rifiuti, conseguendo un significativo risparmio in termini economici, di contro, consentiva ai dipendenti pubblici di intascare profumate mazzette, in cambio del servizio reso.
Essenziale il ruolo degli addetti al TMB di Tufino, perfettamente organizzati per bypassare il rigido sistema di controllo previsto dalla S.A.P.NA., e consentire agli autisti degli automezzi di operare indisturbati e scaricare i rifiuti illecitamente. Una intera squadra forniva i propri turni di servizio ai complici esterni, che dunque pianificavano in totale tranquillità gli illeciti sversamenti nella certezza della compiacenza di tutti i componenti di quel turno, remunerati dal capo squadra, ciascuno in proporzione del contributo fornito.
Al fine di incrementare ulteriormente gli illeciti profitti, alcuni degli indagati, sia dipendenti dello STIR che autisti, dopo aver effettuato gli smaltimenti illeciti, completavano la loro illecita collaborazione rendendosi protagonisti del furto delle bobine di ferro, del valore di circa 20.000 euro, utilizzate nell’impianto di Tufino per imballare i rifiuti, occultando le stesse all’interno degli stessi autocompattatori.
Nel corso dell’attività sono stati accertati smaltimenti illeciti per oltre 1.000 tonnellate di rifiuti speciali che hanno determinato un aggravio di costi alla S.A.P.NA. per circa 500.000,00 euro, oltre i danni spesso causati all’impiantistica dallo sversamento di rifiuti anche ferrosi, che hanno bloccato anche per lunghi periodi il ciclo di trattamento dell’impianto pubblico.

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Finisce in ospedale quattordicenne malmenata dal suo ex di 15 anni

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NAPOLI – Una ragazza di 14 anni è stata aggredita dal suo ex fidanzato di 15 anni ieri pomeriggio a Napoli, presso il noto lido Sirena accanto allo storico palazzo Donn’Anna. Secondo quanto accertato dai carabinieri, l’aggressione sarebbe stata scatenata dalla fine della loro relazione, avvenuta circa tre mesi fa.

La giovane è stata medicata all’ospedale Fatebenefratelli di Posillipo, dove le sono stati diagnosticati un trauma cranico e una cervicalgia post traumatica da contraccolpo. È stata dimessa con una prognosi di 30 giorni. In compagnia della madre, la ragazza ha presentato denuncia, rivelando anche altri episodi di molestie mai denunciati prima.

La Procura per i minorenni di Napoli ha disposto l’affidamento del 15enne ai genitori, e il ragazzo è stato denunciato per lesioni e atti persecutori. Nonostante sia incensurato e non appartenga a famiglie legate alla criminalità, secondo gli accertamenti dei carabinieri del nucleo radiomobile di Napoli, il 15enne potrebbe aver seguito la ragazza per tentare un nuovo approccio. La madre della vittima ha formalmente presentato la denuncia ai militari, confermando che la figlia aveva già subito molestie in diverse occasioni.

Pistola con proiettili a bordo auto, tre arresti

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NAPOLI – Alba a Coroglio, gli ultimi locali notturni si svuotano. I più indomiti sfidano il sonno con cornetto e caffè, prima di tornare a casa. La destinazione per molti è la camera da letto, per contrastare il jet lag casalingo, senza mai spostarsi dallo stesso meridiano.
I carabinieri della compagnia di Bagnoli sono in strada, la movida è sfumata ma i controlli non si fermano. E’ questo il momento più delicato, specie per chi ha qualche shots di troppo in corpo.
Il posto di controllo è in via Cattolica, dove perse tragicamente la vita una giovane donna, investita da un suv in corsa.
La paletta si alza per una Lancia Y. A bordo tre persone, Luigi Mastrogiovanni, Domenico Carotenuto e Stefano Altamura. Mascherano bene l’agitazione, nonostante nell’abitacolo sia nascosta una RG Pioneer cal 6.65 col serbatoio carico con 6 proiettili. L’arma è clandestina, ha la matricola abrasa. I carabinieri della PMZ di Bagnoli la troveranno sotto ad uno dei sedili.
Solo uno dei tre ammetterà di girare armato per “paura”. Finiranno comunque tutti in manette, arrestati per ricettazione e porto abusivo di arma clandestina. Sono tutti in carcere, in attesa di giudizio.

Superbonus, sventata maxi truffa da 93 milioni nel Napoletano

NAPOLI – Una maxi truffa è stata sventata dalla Guardia di Finanza di Napoli, che ha sequestrato crediti per 93 milioni di euro accumulati nei cassetti fiscali tramite il cosiddetto “Superbonus edilizio”. L’operazione è stata possibile grazie a un provvedimento d’urgenza emesso dalla Procura di Napoli Nord.

Le indagini dei finanzieri di Frattamaggiore (Napoli) hanno rivelato che i crediti, riconducibili a sette società indagate e praticamente fittizie, erano stati acquisiti attraverso lavori edili, come riqualificazioni energetiche, ristrutturazioni e adeguamenti sismici, mai eseguiti. Il provvedimento d’urgenza è stato necessario dopo che, tra marzo e aprile scorsi, erano iniziate le negoziazioni dei crediti, ceduti anche da quattro persone risultate decedute.

In alcuni casi, i lavori edili fasulli risultavano essere superiori al milione di euro, anche se riferiti a una singola abitazione. L’operazione odierna segue quella del periodo tra il 2022 e il 2023, che ha permesso di sventare una maxi truffa con il sequestro di crediti fittizi per 1,5 miliardi di euro relativi a lavori di ristrutturazione ed efficientamento energetico.