Sciopero dei lavoratori del teatro a Napoli per rinnovo del contratto nazionale

(PRIMACAMPANIA) NAPOLI – Si è svolto davanti al Teatro Mercadante di Napoli lo sciopero indetto da Slc Cgil, Flaei Cisl e UilFpc Uil dai lavoratori del settore teatrale napoletano per protestare contro la mancata intesa sul rinnovo del contratto collettivo nazionale che ha una durata di oltre due anni. Attori, attrici e maestranze hanno manifestato le difficoltà legate alle condizioni lavorative e salariali del comparto.

Alessio Cusitore, Rsu della Slc Cgil al Teatro Stabile di Napoli, ha sottolineato che «è una brutta abitudine del nostro settore quella di non considerare i diritti dei lavoratori e i rinnovi contrattuali, che arrivano sempre in ritardo rispetto alle scadenze». Il contratto, scaduto nel 2021, non ha riconosciuto nemmeno gli adeguamenti all’inflazione degli anni trascorsi, motivo per cui è stato deciso lo sciopero. «Le condizioni salariali sono pari a quelle di altri settori, non siamo privilegiati», ha affermato Cusitore, ribadendo la necessità di recuperare potere d’acquisto in un contesto di caro vita che coinvolge tutte le categorie lavorative italiane.

Giulia Guida, segretaria generale Slc Cgil Napoli e Campania, ha definito la giornata «molto importante» evidenziando come la controparte non rispetti economicamente e normativamente le maestranze del settore già fortemente precario e discontinuo. La proposta economica di FederVivo è stata definita «del tutto irrisoria» a fronte di un contratto scaduto dal 2018. Guida ha aggiunto che la qualità di un prodotto culturale deve riflettersi anche nelle condizioni di lavoro.

Massimo Taglialatela, segretario generale UilFpc Napoli e Campania, ha posto l’accento sulla problematica salariale diffusa in molti comparti produttivi con contratti non rinnovati da decenni, con un rischio crescente di povertà per i lavoratori. Ha annunciato iniziative a livello nazionale, tra cui una manifestazione prevista il 9 novembre a Roma, con l’obiettivo di coinvolgere tutti i settori senza rinnovi contrattuali da lungo tempo e ha criticato l’uso del welfare come strumento di politica salariale. (PRIMACAMPANIA)

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