Manageritalia Campania: PMI frenate dalla scarsa managerializzazione

NAPOLI, 29 MAGGIO 2026 – La competitività delle imprese campane continua a scontrarsi con un limite strutturale: la scarsa managerializzazione del tessuto produttivo. È il tema emerso con forza durante l’Assemblea di Manageritalia Campania, ospitata al Grand Hotel Santa Lucia di Napoli, dove dirigenti, istituzioni e rappresentanti del mondo imprenditoriale hanno discusso delle strategie necessarie per accompagnare la crescita delle aziende regionali.

I numeri fotografano una realtà caratterizzata da una forte frammentazione. In Campania il 95,2% delle imprese è costituito da microaziende, mentre le grandi imprese rappresentano appena lo 0,1% del totale. Le piccole imprese si fermano al 4,3% e le medie allo 0,5%. Un quadro che, secondo Manageritalia, rende ancora più urgente il rafforzamento delle competenze manageriali all’interno delle aziende.

Attualmente in Campania operano 2.687 dirigenti, in crescita dello 0,2% rispetto alla fine del 2025 e del 2,5% nei primi quattro mesi del 2026. Le donne rappresentano il 16,4% del totale, con un incremento del 169,5% rispetto al 2010. Tuttavia, sul totale delle 385.180 imprese presenti in regione, soltanto 18.494 superano i nove dipendenti. Un dato che evidenzia come la grande maggioranza delle PMI continui a non avvalersi di manager esterni alla proprietà familiare.

Una situazione che accomuna l’Italia ma che appare particolarmente significativa se confrontata con i principali Paesi europei. Solo il 30% delle PMI italiane utilizza manager esterni alla famiglia, contro circa l’80% registrato in Germania, Francia e Spagna. Anche il rapporto tra dirigenti e lavoratori evidenzia il divario: in Campania si contano appena 0,3 dirigenti ogni cento dipendenti, contro una media compresa tra 2 e 4 nei principali competitor europei.

Secondo Manageritalia, il problema non è soltanto dimensionale ma culturale. Le grandi e medie imprese italiane mostrano livelli di produttività spesso allineati o superiori alla media europea, mentre il gap emerge soprattutto nelle micro e piccole aziende, dove l’assenza di competenze manageriali limita la capacità di innovazione e di competizione sui mercati.

Per questo motivo l’associazione propone un nuovo patto tra manager, imprenditori e istituzioni. Una proposta rilanciata dal presidente di Manageritalia Campania, Ciro Turiello, che punta a valorizzare il patrimonio di competenze presenti sul territorio.

«Prima ancora che su singoli bandi o incentivi, proponiamo un patto generale sulle competenze. Vorremmo definire insieme alla Regione delle linee guida basate su requisiti di managerialità, in base alle quali costruire elenchi annuali di professionisti e dirigenti qualificati. A questi elenchi potrebbero attingere sia le aziende pubbliche sia le PMI, anche per esigenze temporanee, beneficiando di specifiche agevolazioni. In questo modo si creerebbe un importante serbatoio di competenze ed esperienze a disposizione del sistema produttivo regionale», ha dichiarato Turiello.

Al confronto hanno partecipato anche il presidente nazionale di Manageritalia Marco Ballarè, l’assessora regionale al Lavoro e alla Formazione Angelica Saggese e Vittorio Genna, vicepresidente e amministratore delegato di ALA Corporation nonché presidente dell’Unione Industriali di Napoli.

«Il rafforzamento del tessuto produttivo campano passa inevitabilmente attraverso l’investimento nelle competenze e nel capitale umano. Come Regione Campania sosteniamo la presenza dei manager nelle imprese attraverso la formazione continua e sinergie strategiche. Integrare figure manageriali evolute è fondamentale per accompagnare le PMI nelle transizioni digitale e green e renderle più competitive sui mercati nazionali e internazionali», ha sottolineato l’assessora Saggese.

Per Vittorio Genna la diffusione della cultura manageriale passa anche attraverso una crescita dimensionale delle aziende. «Occorre incentivare aggregazioni, reti d’impresa e politiche industriali che favoriscano il rafforzamento economico e finanziario delle realtà produttive. Solo così si potranno creare le condizioni per attrarre figure di alta qualificazione e superare una visione dell’impresa legata esclusivamente alla gestione familiare».

L’assemblea si è conclusa con un appello condiviso alla costruzione di un modello di sviluppo basato su competenze, innovazione e managerialità, elementi considerati indispensabili per affrontare le sfide della transizione digitale, energetica e della competizione globale.

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