VENETO – Il progetto internazionale VENUS, che coinvolge il Consorzio di bonifica Adige Euganeo e altri nove partner del bacino mediterraneo, promuove la sperimentazione di colture resilienti in aree interessate da subsidenza e innalzamento del livello del mare, con particolare attenzione ai terreni salati del Veneto.
La ricerca scientifica, in collaborazione con l’Università della Campania “Luigi Vanvitelli”, ha analizzato specie alofite trascurate ma naturalmente tolleranti a elevate salinità, come Atriplex halimus, Beta maritima, Salicornia europaea e Suaeda maritima. Queste piante sono state coltivate in condizioni di aridocoltura, senza irrigazione artificiale, dimostrando capacità di ottimizzare l’uso dell’acqua piovana e migliorare le proprietà chimico-fisiche e biologiche del suolo, tra cui il sequestro di carbonio e la vitalità del microbioma.
In particolare, il consumo idrico per la produzione di un chilo di questi ortaggi alternativi varia tra 6 e 41 litri di acqua piovana, molto inferiore rispetto ai tradizionali ortaggi a foglia. In Grecia, all’istituto ELGO-Dimitra, è stata avviata un’analisi della sostenibilità economica e delle potenzialità commerciali della biomassa, considerando applicazioni alimentari, cosmetiche e farmaceutiche.
Francesco Vincenzi, presidente di ANBI, sottolinea l’importanza di individuare soluzioni innovative per aree sempre più fragili, mentre Massimo Gargano, direttore generale di ANBI, evidenzia la concretezza dei risultati preliminari ottenuti nei siti pilota veneti nel promuovere un’agricoltura sostenibile e competitiva.
Il tema dell’intrusione salina e delle sue conseguenze sarà al centro del convegno “Delta Po e costa emiliano-romagnola: la sfida della subsidenza tra cambiamento climatico, sicurezza idraulica e sviluppo sostenibile”, organizzato da ANBI il 17 settembre durante il Remtech Expo a Ferrara.
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