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Si avventano ed aggrediscono due infermiere del Santobono, denunciate mamma e figlia

NAPOLI – Due persone, una donna di 34 anni e sua figlia adolescente di 14 anni, sono state accusate di aver aggredito il personale infermieristico del pronto soccorso dell’ospedale pediatrico Santobono, apparentemente frustrate dall’attesa per il loro turno. I carabinieri della squadra radiomobile di Napoli, giunti sul posto, hanno denunciato le due per aver causato lesioni, esercitato violenza contro un ufficiale pubblico e interrotto un servizio pubblico. La causa dell’attesa era la necessità di una visita medica per un’altra figlia della donna, di sei anni. L’incidente ha lasciato due infermiere con ferite che necessiteranno di una settimana per guarire completamente. Le indagini sono ancora in corso per determinare l’eventuale coinvolgimento di altre persone nell’aggressione.

Scoperta evasione Iva per 30 milioni su bevande, dieci arresti (anche a Salerno)

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CATANIA – Su delega della Procura Europea di Palermo, i Finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di finanza di Catania hanno dato esecuzione, con il supporto dei Reparti del Corpo dislocati nelle province di Venezia, Vicenza, Messina, Siracusa, Salerno, Roma, Padova, Rieti, L’Aquila e Milano a un’ordinanza di misura cautelare nei confronti di 30 indagati, con cui il Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Catania, nell’attuale stato del procedimento in cui non è stato ancora instaurato il contraddittorio con le parti, ha disposto:

– misure cautelari personali nei confronti di 10 persone (6 in carcere e 4 agli arresti domiciliari), gravemente indiziate, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alla evasione e frode fiscale e a condotte plurime di bancarotta;

– misura cautelare interdittiva nei confronti di 17 indagati, prescrivendo il divieto di esercitare l’attività d’impresa, nonché il ruolo di rivestire uffici e funzioni direttive o amministrative presso società di persone o di capitali, anche per interposta persona, per la durata di un anno;

– il sequestro preventivo, nella forma diretta, di somme di denaro nella titolarità di 17 società di capitali e di 25 indagati e, in via sussidiaria, delle disponibilità finanziarie e patrimoniali (beni immobili e mobili) di questi ultimi fino a concorrenza del valore complessivo di oltre 30 milioni di euro, corrispondente all’imposta evasa ai fini dell’ I.V.A.

L’operazione di servizio denominata “Ultimo Brindisi”, coordinata dai Procuratori Europei Delegati dell’ufficio EPPO (European Public Prosecutor’s Office) di Palermo e condotta dai militari del I Gruppo della Guardia di finanza di Catania, ha riguardato un articolato gruppo criminale che avrebbe illecitamente commercializzato bevande nel territorio nazionale in evasione dell’IVA.

Capo dell’associazione per delinquere sarebbe risultato un incensurato, classe 1983, figlio di esponente del clan mafioso “Santapaola”, attualmente ristretto al regime detentivo ex art. “41 bis” presso il carcere di Sulmona.

Le investigazioni, durate circa due anni, sono state eseguite attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali, richieste di mutua assistenza e cooperazione amministrativa, indagini finanziarie e patrimoniali nei confronti di imprese in fallimento. Le stesse hanno consentito di appurare che il gruppo criminale – con base operativa e decisionale presso un deposito di Belpasso (CT) – avvalendosi della professionalità dei suoi sodali (imprenditori e professionisti) ha realizzato, negli anni, un volume d’affari superiore a cento milioni di euro, frodando il Fisco per oltre 30 milioni di euro.

L’indagine ha permesso di individuare un’organizzazione strutturata su scala piramidale che, celandosi dietro cd teste di legno, gestiva, di fatto, imprese cartiere (missing trader) e interposte (buffer), attraverso cui hanno realizzato l’imponente evasione dell’IVA.

Le c.d. cartiere servivano a utilizzare e ad emettere fatture per operazioni inesistenti nella commercializzazione di bevande che, grazie all’evasione d’imposta, potevano essere vendute a prezzi altamente concorrenziali.

Tra i meccanismi di frode vi era l’acquisto senza I.V.A. di merci falsamente destinate all’estero, oppure il mancato versamento in Italia dell’imposta sugli acquisti provenienti dalla Repubblica di San Marino, ove il sodalizio operava con un’azienda a loro riconducibile.

Per le stesse finalità di frode, il gruppo criminale simulava operazioni intracomunitarie, in regime di reverse charge (l’imposta sul valore aggiunto è assolta dal destinatario della fornitura dei beni in luogo del cedente), tramite una società apparentemente situata in Bulgaria ma di fatto gestita in Italia sempre dalla stessa organizzazione.

Profitti illeciti pari a quasi 600 mila euro sono stati realizzati anche attraverso crediti d’imposta inesistenti, artificiosamente creati attraverso falsi corsi di formazione, c.d. “4.0”, per il personale dipendente di alcune imprese facenti capo al gruppo criminale.

Non da ultimo, a carico di alcuni componenti del sodalizio sono stati riscontrati fatti di bancarotta fraudolenta commessi mediante l’intenzionale conduzione all’insolvenza e conseguente fallimento di 3 società oberate dai debiti tributari, preventivamente drenate delle risorse finanziarie e private di beni strumentali, ceduti a prezzi irrisori.

In considerazione delle evidenze investigative raccolte dai militari del I Gruppo della Guardia di finanza di Catania, sotto la direzione della Procura Europea, il G.I.P. presso il Tribunale etneo ha dunque disposto:

– la custodia cautelare in carcere nei confronti di 6 soggetti e gli arresti domiciliari per 4 indagati, di cui due consulenti fiscali – padre e figlio – il primo, all’epoca delle investigazioni, già colpito da misura restrittiva degli arresti domiciliari;

– l’interdizione dall’esercizio di impresa, dal rivestire il ruolo in uffici e funzioni direttive o amministrative presso società di persone o di capitali, anche per interposta persona, per la durata di un anno, nei confronti di 16 imprenditori e un ragioniere;

– il sequestro preventivo delle somme di denaro nella titolarità di 17 imprese e di 25 indagati e, in aggiunta, nei confronti di questi ultimi, delle disponibilità finanziarie, delle quote sociali possedute riferibili a 17 società con sede a Catania, Messina, Padova e Roma, tutte operanti nel settore del commercio all’ingrosso e dettaglio di generi alimentari e bevande e del trasporto, di 98 immobili distinti in fabbricati (n. 48) e terreni (n. 50), siti in provincia di Catania, Messina, Salerno, Roma, Padova, Siracusa, Rieti, L’Aquila e Milano e di 29 veicoli, per un valore complessivo di oltre 30 milioni di euro, quale profitto del reato di evasione fiscale ai fini dell’IVA.

L’attività di polizia riflette la stretta sinergia operativa tra la Procura Europea e la Guardia di Finanza nella tutela degli interessi economico-finanziari dell’UE e dei bilanci nazionali nonché del corretto funzionamento dell’economia legale, al fine di contrastare distorsioni del lecito mercato a garanzia della libera concorrenza e dei consumatori.

Scoperta centrale del riciclaggio nel Napoletano, 8 misure cautelari

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NAPOLI – A partire dalle prime ore della giornata odierna, militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Napoli stanno eseguendo un’ordinanza applicativa di misure cautelari personali e reali, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Napoli, su richiesta della locale Procura della Repubblica, nei confronti di soggetti gravemente indiziati, a vario titolo, di associazione per delinquere, riciclaggio, autoriciclaggio, ricettazione, intestazione fittizia di beni, bancarotta per distrazione, omessa dichiarazione dei redditi, nonché detenzione, diffusione e installazione abusiva di apparecchiature e altri mezzi atti a intercettare o interrompere comunicazioni informatiche o telematiche.

Una parallela misura cautelare è in corso di esecuzione a cura del Comando Provinciale di Lecce nell’ambito di una squadra investigativa comune coordinata da Eurojust alla quale prendono parte anche le Autorità Giudiziarie della Lettonia e della Lituania.

Occupavano abusivamente 17 alloggi nel “Rione Amicizia” di Napoli, tutti sequestrati e 16 indagati

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NAPOLI – In data odierna, le Forze dell’Ordine hanno notificato un decreto di sequestro preventivo emesso dal GIP presso il Tribunale di Napoli, su richiesta della Procura della Repubblica di Napoli, a n.16 indagati individuati quali occupanti abusivi di n.17 immobili siti all’interno del plesso di edilizia pubblica denominato “Rione San Francesco” e conosciuto con la denominazione di “Rione Amicizia” sito nel quartiere San Carlo all’Arena, in particolare in Via Filippo Maria Briganti e vie limitrofe.

Nell’ambito di un’attività di monitoraggio dell’immobile in argomento, che rientra in quelli di edilizia residenziale di proprietà dell’Agenzia Campana per l’Edilizia Residenziale – A.C.E.R., ed è costituito da 566 appartamenti divisi in 21 isolati dei quali 12 saranno oggetto degli interventi previsti dal Piano Nazionale di Ripresa Resilienza c.d. “PNRR” per essere riqualificati, ha destato particolare attenzione l’isolato 12, ubicato alla via L. Giusso n.17 – traversa di via Filippo Maria Briganti – che è occupato da nuclei familiari riferibili alla famiglia criminale Contini/Bosti, legata alla più vasta organizzazione criminale denominata “Alleanza di Secondigliano”.

Gli accertamenti svolti dalla Squadra Mobile, dal Nucleo Investigativo del Comando Provinciale dell’Arma dei Carabinieri di Napoli, dalla Guardia di Finanza di Napoli e dalla Polizia Locale di Napoli – Unità Operativa Tutela Patrimonio, per quanto di rispettiva competenza, hanno consentito di individuare all’interno dell’isolato 12 in argomento n.17 abitazioni occupate abusivamente da soggetti che sarebbero riconducibili a contesti di criminalità anche organizzata.

L’attività investigativa interforze, svolta attraverso accertamenti documentali e dalle conseguenti attività di sopralluogo, ha permesso di raccogliere numerosi elementi, a carico dei 16 indagati per invasione di terreni ed edifici. L’Autorità Giudiziaria ha concesso un termine di giorni 30 entro il quale i destinatari della misura reale dovranno abbandonare gli immobili, ed al termine del predetto periodo si avvierà la procedura per l’eventuale sgombero coatto.

Pomigliano d’Arco: ha 17 anni e una pistola. Arrestato dai carabinieri nella “ex 219”

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POMIGLIANO D’ARCO – Ha 17 anni ed è incensurato ma questa notte i carabinieri della sezione operativa di Castello di Cisterna hanno bussato alla sua porta. Il giovane di Pomigliano d’Arco, nella zona popolare della “219”, non proferisce alcuna parola ma assiste insieme ai propri genitori alla perquisizione dei militari.
Durante le operazioni i carabinieri trovano e sequestrano 1 pistola semiautomatica marca ruger modello “mark II target in” calibro 22 long. L’arma, con la matricola abrasa, era carica e nel caricatore aveva 9 cartucce dello stesso calibro.
Il minorenne è stato arrestato per detenzione di arma clandestina ed è stato trasferito nel centro di prima accoglienza dei colli Aminei. La pistola sarà sottoposta ad accertamenti balistici per verificare il suo eventuale utilizzo in fatti di sangue o altri delitti.

Futsal, La presentazione di Parthenope vs Heracles Formia

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Parthenope, a Cercola la prima sfida dei quarti di Coppa con l’Heracles Formia. Campano: “Daremo il massimo, siamo abituati a queste partite”.

Archiviato il beffardo pari di Aversa, la Parthenope si rituffa nella fase nazionale di Coppa Italia. Martedì alle 19 arriva al Centro Sportivo Cercola l’Heracles Formia, capolista nel proprio raggruppamento così come gli azzurri. Sarà la prima sfida dei quarti di finale prima della Final Four lucana del 23 e 24 marzo: martedì 5 marzo il ritorno in terra laziale. Buckson e compagni nel primo step hanno eliminato il San Sebastiano Ussana. Il match andrà in diretta sulla pagina Facebook dei campani: saranno Domenico De Candia e Sergio De Gennaro di Molfetta gli arbitri, al crono Francesco Aiello di Castellammare di Stabia.

“Si tratta di uno scontro diretto, proveremo a fare risultato per giocarci la qualificazione in casa loro – le parole di Antonio Campano, che rimette piede sul parquet dopo la squalifica di sabato.- Siamo consci dei nostri mezzi ed abbiamo l’esperienza giusta, daremo il massimo consapevoli che quello che farà la differenza saranno i dettagli e la fame. La spunterà chi avrà più voglia di vincere. Io ed Attanasio come il buon vino? Noi vecchietti siamo abituati a queste atmosfere e andiamo avanti per queste sensazioni qui, dare l’esempio per noi è naturale e deve essere un onore”.

La parrucca non basta, latitante 37enne arrestato dai Carabinier

CASTELLO DI CISTERNA – Sotto la parrucca il volto di un latitante, ricercato dal gennaio dello scorso anno.
Si tratta di Fabio D’Agostino, 37enne in orbita Orlando – Polverino, che ieri sera ha concluso i suoi lunghi giorni da uccel di bosco.
I carabinieri del nucleo investigativo di Castello di Cisterna lo hanno catturato in strada a Marano, alla guida di un’auto intestata ad un prestanome.
Nulla di casuale, i militari hanno tenuto alta l’attenzione sin dal giorno della sua “scomparsa” dai radar della giustizia. Coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, hanno analizzato gli schemi relazionali del 37enne, effettuando un attento monitoraggio dei social e del suo patrimonio.
E le tracce conducevano ancora a Marano, luogo dove vivono moglie e figlio.

Già da tempo posizionati in osservazione attorno all’abitazione familiare, i carabinieri hanno visto accostare i fari di un veicolo intestato ad una persona fino ad allora sconosciuta.

Le mani sul volante erano quelle di un uomo dalla capigliatura folta e singolare,  già di primo acchito fuori posto. I militari si sono scambiati un’occhiata incuriosita e, quando moglie e figlio del 37enne hanno varcato la soglia del portone, il blitz è scattato.
D’Agostino è rimasto imperturbabile e con un malcelato disagio ha chiesto spiegazioni.
Anche al buio, i militari hanno riconosciuto il 37enne e gli hanno sfilato il toupet.
Il latitante è finito in manette ed è ora in carcere, nel penitenziario di Secondigliano. Dovrà scontare una pena di 5 anni di reclusione per estorsione continuata ed aggravata dalle finalità e modalità mafiose.

Juan Jesus regala il pareggio al Cagliari, Napoli beffato al ’96 e finisce 1-1

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CAGLIARI – Che beffa per il Napoli a Cagliari oggi pomeriggio. Avanti di un goal, si fa raggiungere al ’96, negli ultimi secondi grazie ad un erroraccio del solito Juan Jesus. Un finale che ha davvero dell’incredibile all’Unipol Domus. Dopo un buon primo tempo la squadra di Ranieri cala nella ripresa, e al 65’ subisce il vantaggio di Osimhen, dopo la bella giocata di Raspadori. C’è il tempo per il Napoli per avere due palle ghiotte per il 2-0, ma nella prima Politano da solo davanti al portiere fa la cosa più difficile, cioè metterla fuori, più tardi anche Simeone è a tu per tu con il portiere ma colpisce proprio quest’ultimo in pieno. Se si sbaglia troppo poi si viene puniti nel calcio. E così in pieno recupero Luvumbo riesce a trovare il clamoroso pareggio, su errore ancora più clamoroso di Juan Jesus. Esordio amarissimo in campionato per Calzona e Napoli che anche se riesce finalmente a sbloccarsi in trasferta, viene pesantemente punito da un modesto Cagliari.

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Acerra: blitz anti-droga. Carabinieri arrestano pusher

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ACERRA – Ad Acerra i carabinieri della locale stazione, grazie ad un servizio ad hoc, hanno arrestato per detenzione di droga a fini di spaccio il 19enne del posto e già noto le forze dell’ordine Diego Iannone. I militari hanno notato il ragazzo a via San Pietro e lui ha tentato di fuggire. La fuga è durata una manciata di secondi,  i carabinieri lo hanno bloccato e hanno perquisito lui e la sua abitazione.  Il 19enne è stato trovato in possesso di 80 dosi di crack e di 8 dosi di hashish. Rinvenuti e sequestrati anche un bilancino di precisione, la somma in contanti di 875 euro, 4 telefoni cellulari verosimilmente utilizzati per l’attività di spaccio e un pc portatile. Nell’abitazione i militari hanno trovato e sequestrato anche un sistema di videosorveglianza.
L’arrestato è in attesa di giudizio

Villaricca: Carabinieri scovano bisca clandestina

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VILLARICCA – Blitz a Villaricca da parte dei Carabinieri della locale stazione che durante la notte hanno fatto irruzione in un locale di via della Repubblica che una volta era un bar.
Sollevata la saracinesca i carabinieri hanno trovato 7 persone di cui 4 già note alle forze dell’ordine.
Erano tutti seduti a un tavolo tra il fumo, le carte da poker e tanti soldi.
In quell’istante il banco era di 6.370 euro e i carabinieri hanno perquisito i presenti trovando nelle loro tasche altro denaro contante per un totale di 16.190 euro.
I 22.560 euro sono stati sequestrati. Analoga sorte per la bisca clandestina. I 7 – tra i 32 e i 52 anni – sono stati denunciati per “esercizio e partecipazione a giochi d’azzardo”.