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Wizz Air: è decollato oggi il primo volo della nuova tratta Napoli-Abu Dhabi

NAPOLI – Quest’oggi Wizz Air, la compagnia aerea in più rapida crescita e più eco-sostenibile a livello globale, ha operato il primo volo della tratta Napoli – Abu Dhabi che collega direttamente il capoluogo partenopeo a una delle metropoli più famose del Medio Oriente.

L’inaugurazione della nuova rotta rafforza ulteriormente la presenza della compagnia in Medio Oriente e, in particolar modo ad Abu Dhabi, attualmente raggiungibile anche grazie ai collegamenti dagli aeroporti di Bari e Catania. La tratta sarà servita da voli a cadenza bisettimanale. I biglietti sono acquistabili sul sito di Wizz Air e tramite l’app mobile WIZZ.

Wizz Air, atterrata per la prima volta in Italia nel 2004, oggi può contare su una flotta di 173 aeromobili, 6 basi italiane e voli in partenza da 25 aeroporti italiani. In particolare dall’aeroporto di Napoli Capodichino, dove la compagnia fa base da luglio 2021, sono già operative 26 rotte verso 15 Paesi.

Oltre alla possibilità di personalizzare la propria esperienza di viaggio, Wizz Air offre ai viaggiatori un’elevata flessibilità attraverso il servizio WIZZ Flex. Aggiungendolo alla loro prenotazione i passeggeri hanno un ulteriore livello di protezione e possono scegliere di viaggiare in una data diversa o verso una destinazione diversa, oltre ad avere la possibilità di cancellare il loro volo fino a 3 ore prima della partenza senza alcuna penale e ottenere il 100% della tariffa originale immediatamente rimborsato in credito aereo.

La flotta ultra-moderna ed efficiente, inoltre, rafforza la posizione della compagnia aerea come una delle più sostenibili e consentirà a Wizz Air di ridurre ulteriormente il suo impatto ambientale del 25% per passeggero/chilometro entro la fine del decennio.

Daria Sergeeva, Corporate Communications Manager di Wizz Air, ha dichiarato: “Siamo lieti di poter ufficialmente inaugurare questo nuovo collegamento dall’aeroporto di Napoli, con cui Wizz Air porta avanti una proficua e duratura collaborazione. Per Wizz Air, che si impegna ogni giorno per offrire sempre più rotte internazionali e opportunità di viaggio a basso costo ai passeggeri italiani, si tratta di un grande traguardo. La compagnia si conferma agile, aperta a cogliere le opportunità del mercato e risponde rapidamente ai cambiamenti della domanda per servire meglio i suoi clienti. Ci auguriamo che questa nuova tratta possa rafforzare ulteriormente l’interscambio tra i due Paesi.”

Danza: in scena al 16 al 18 dicembre 2022 al Politeama di Napoli “Lo Schiaccianoci” con il Roma City Ballet Company e la regia di Luciano Cannito

NAPOLI – Al teatro Politeama di Napoli, in Via Monte di Dio 80, da venerdì 16 a domenica 18 dicembre 2022, sarà in scena il Roma City Ballet Company con “Lo Schiaccianoci”, balletto classico su musiche di P. I. Tchiajkovskij  e con la regia e coreografia di Luciano Cannito.

Con Iana Salenko e Dinu Tamazlacaru (Artisti ospiti dal Teatro dell’Opera di Berlino) e con Manuel Paruccini (Opera di Roma).

Scene di Italo Grassi, costumi di Giusi Giustino, luci a cura di Alessandro Caso.

Lo Schiaccianoci (The Nutcracker), in scena al Politeama di Napoli, è una grande produzione con 30 interpreti e due stelle internazionali, basata sulla versione originale di Petipa del celebre balletto di repertorio classico. Fu rappresentato la prima volta al Teatro Marijnskij di San Pietroburgo il 5 dicembre 1892. Il soggetto si basa sulla famosissima favola “Lo Schiaccianoci e il Re dei Topi” di Eta Hoffmann, sogno-incubo della piccola Clara nella notte di Natale. 

Nella versione coreografica di Luciano Cannito, ruolo determinante lo ha il misterioso Drosselmeyer, figura fantastica che riconosce in Clara la purezza infantile, che decide di regalarle nella notte di Natale un sogno meraviglioso nel mondo delle favole, guidata dal Principe Schiaccianoci e dalla Fata Confetto, in un regno fatato di giocattoli che diventano figure animate, principi e principesse, e che ne fanno il titolo di balletto del repertorio classico più rappresentato al mondo. 

“Il segno che vorrei sottolineare” – dichiara Luciano Cannito – “è la lettura più onirica che ho preferito dare a questa mia edizione. Drosselmeyer infatti, di solito alquanto nebuloso e inquietante, è qui rappresentato come un elegante e magico personaggio, un angelo custode di hollywoodiana memoria per intenderci. La storia si muove intorno a un atto di generosità e purezza infantile che la piccola Clara avrà nei confronti di un vecchio mendicante infreddolito: ignorato da tutti durante la notte di Natale, riceverà da Clara un piccolo dono. Per sdebitarsi, il mendicante, in realtà l’elegantissimo e magico Drosselmeyer, regalerà a Clara una notte in cui poter vivere come reali i propri sogni”. 

Il Roma City Ballet Company, è una delle più recenti formazioni italiane, composta esclusivamente da artisti selezionati con audizioni internazionali, considerata una delle compagnie classiche italiane di eccellenza e di maggior livello tecnico del panorama nazionale. La compagnia è diretta da Luciano Cannito, regista e coreografo, considerato uno dei nomi più prestigiosi della coreografia italiana.

Camorra: clan Mazzarella, in corso blitz della polizia nei quartieri di Forcella e Maddalena

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NAPOLI – Dalle prime ore del mattino a Napoli, nei quartieri Forcella e  Maddalena, è in corso una vasta operazione della Polizia di Stato in esecuzione di un’ordinanza restrittiva, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Napoli, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di diverse persone ritenute gravemente indiziate di associazione di tipo mafioso, estorsione e detenzione di armi, a vario titolo legate al clan camorristico Mazzarella.

Ischia: GRE, «tragedia annunciata, responsabilità evidenti»

ROMA – Al di là dell’ineluttabile abnorme pioggia che ha provocato la colata di fango che ha investito tragicamente il territorio di Casamicciola, precarietà e pericolo erano percepite da tempo.

«Come volontari dei GRE – ha dichiarato ENZO STABILE, già comandante per la Campania del Corpo Forestale dello Stato nonché vicepresidente dell’associazione nazionale di protezione ambientale Gruppi Ricerca Ecologica – riteniamo di dover denunciare ancora una volta la mancata sicurezza del territorio, tanto più necessaria quanto più le condizioni climatiche mutate rendono frequenti il fenomeno delle “bombe d’acqua” con conseguenze catastrofiche sull’assetto idrogeologico. quantomeno fuori luogo. L’incremento dei comuni italiani coinvolti nei fenomeni metereologici estremi è significativo: oltre 600 nel 2021, con un incremento del 18%. Non è, pertanto, assolutamente tollerabile un contesto di negligenze come quello che si è verificato sull’Isola d’Ischia con eventi molto simili, nelle cause e negli effetti, verificatisi a breve distanza tra di loro negli ultimi anni. L’assetto geologico – strutturale dei territori dell’isola verde si configura con un rischio idrogeologico molto alto, la cui gravità risulta notevolmente acuita da diverse cause in merito alle quali denunciamo delle pesanti responsabilità».

Come riportato dal quotidiano “Il Mattino” del 27 novembre scorso, “lo scorso agosto quest’area ha subito due incendi molto gravi che si sono estesi fino a Forio e Panza”. I GRE hanno più volte rimarcato la stretta correlazione tra incendi boschivi e frane anche in occasione di recente convegno tenuto ad Avellino su tale materia. Anche le aree limitrofe alla zona interessata alla frana sono, pertanto, gravemente a rischio, anche se il punto dove è avvenuto l’innesco della stessa la causa è maggiormente ascrivibile al peso del ceduo invecchiato.

Per effetto della combustione della sostanza organica presente in superfice, che avviene durante un incendio boschivo, si formano idrocarburi che penetrano in profondità per alcuni centimetri, poi condensano, formando uno strato continuo idrorepellente. Successivamente le abbondanti piogge autunnali danno luogo in tali aree, percorse dal fuoco, ad alluvioni. Il professor Ortolani, a seguito dell’analoga frana avvenuta a Monte Vezzi ad Ischia, stabiliva, in un apposito studio, la stretta correlazione tra le aree percorse dal fuoco nell’agosto 2003 e le zone di innesco della successiva colata di fango. Le investigazioni geoambientali nella zona pedomontana dove si era accumulato il fango delle colate, avevano permesso di rilevare un numero elevato di tronchi e apparati radicali in parte carbonizzati nei flussi fangosi.

Per tale motivo la Legge 353/2000 prevedeva che, da parte dei Comuni, si dovesse tenere aggiornato il catasto il catasto delle aree incendiate, appositamente perimetrate dai Carabinieri Forestali. Tale adempimento è importantissimo perché permette di individuare i bacini idrografici a rischio incombenti su centri abitati e strade, ma le Amministrazioni comunali dell’isola d’Ischia sono pressoché inadempienti a tale normativa. Forse perché arreca fastidio ai proprietari dei terreni, elettori, che subiscono un vincolo sul libero uso dei suddetti terreni.

Continua Stabile: «Sempre rimanendo nel campo della prevenzione, soprattutto i boschi a monte delle aree abitate vanno sempre mantenuti rispettando puntualmente le prescrizioni di massima di polizia forestale. In passato il Genio Civile curava gli interventi negli alvei dei bacini montani, congiuntamente all’azione preventiva svolta dal Corpo Forestale dello Stato. Tuttavia, nel 1972 le competenze tecniche che furono del Corpo Forestale dello Stato sono transitate alle Regioni, alle Comunità Montane, e – nel caso di Ischia – all’allora Provincia (oggi Città Metropolitana): allo stato attuale queste attività, che sono di vitale importanza, sono completamente trascurate ed assistiamo ad un palleggiamento di competenze e responsabilità tra vari enti per cui si verifica un vuoto anche nelle situazioni di maggiore criticità. Il bosco che copriva l’area dove è avvenuto l’innesco della frana era un ceduo invecchiato che andava tagliato con le opportune modalità per alleggerire il peso del soprassuolo gravante su materiale di proiezione vulcanica incoerente, che, che sotto tale peso, è scivolato sul sottosuolo compatto di roccia tufacea. Il taglio, tuttavia, non è potuto avvenire per la carenza da parte della Regione di una regolamentazione sufficiente a regolare una materia delicatissima quale quella forestale».

Nonostante l’evento franoso di Monte Vezzi e quello successivo del 2009 sempre nel territorio di Casamicciola, non si è pensato, come invece fatto a Sarno dopo l’alluvione, di mettere in opera dei pluviometri: dopo una certa soglia di millimetri di pioggia caduta, questi strumenti avrebbero potuto far scattare l’allerta alluvione. Nessuna prevenzione, dunque. Neppure la più ovvia e di semplice attuazione.

«Un’altra analogia, seppure con situazioni di composizione geologica diverse, è senz’altro quella con Monteforte Irpino, accomunato a Casamicciola da un fattore: la cementificazione del territorio

– conclude Enzo Stabile – La popolazione del paese del Parco regionale del Partenio, dove vi è stata una importante frana ad agosto scorso, è passata da 4.000 a circa 11.000 abitanti in pochi anni con conseguente e discutibile sviluppo edilizio. Contestualmente, nelle aree sovrastanti l’abitato di Monteforte è stato aggravato il cambio colturale a castagneto da frutto, creando soprassuoli non leggeri. A seguito delle intense precipitazioni di inizio agosto, le acque piovane hanno acquisito una forza ed una velocità notevolissime, abbandonando gli alvei in cui scorrevano e scavando nuovi canaloni. Per conseguenza, una notevole quantità di terreno e piante sono stati trascinati a valle, ostruendo rapidamente le insufficienti intubazioni predisposte. Nelle aree a rischio i manufatti

abitativi e in generale tutte gli irrigidimenti antropici, oltre l’inopportuna collocazione spesso effettuata negli impluvi o addirittura negli alvei, costituiscono un elemento di per sé negativo, in quanto nelle aree cementate l’acqua scivola senza essere assorbita gradualmente dal suolo ed acquista velocità e potenzialità distruttiva».

Oltre ciò, va stigmatizzato che la Regione Campania non abbia ancora effettuato uno studio sulla efficacia dell’azione di tutela idrogeologica delle specie forestali, indispensabile per comprendere il comportamento delle specie in correlazione dei terreni e delle rocce.

Il territorio ischitano, come è noto, è disseminato di decine di migliaia di costruzioni e opere di impermeabilizzazione dei suoli che nel tempo hanno occupato i vecchi terrazzamenti agricoli, interventi realizzati in difformità seppur in totale assenza di strumenti regolatori del territorio e per decenni in attesa di concessioni edilizie in sanatoria che probabilmente non vedranno mai concludere il proprio iter valutativo perché non potrebbe che essere un’ordinanza di demolizione. Come per il catasto delle aree percorse dal fuoco mai creato per una discutibilissima scelta di cattiva politica. Sussiste, tuttavia, la presenza degli alvei, riscontrabili catastalmente, come quello in cui è avvenuta la frana, a ridosso e dentro il quale vi sono abitazioni.

Per i Gruppi Ricerca Ecologica è inaccettabile l’insufficiente manutenzione di alvei e briglie, interventi indispensabili per mitigare il rischio idrogeologico – fenomeno comune a tutto il territorio della Regione Campania e in particolare al sistema dei Regi Lagni -, come la mancata realizzazione di indipsensabili opere trasversali nemmeno nei casi in cui sono già finanziate, e finanche della mancanza del piano per il dissesto idrogeologico della zona. Senza prevenzione, le tragedie sono inevitabili. Che almeno si accertino le responsabilità!

 

 

Accoltellato e rapinato per aver difeso la fidanzata. Carabinieri eseguono misura a carico di 2 minori

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NAPOLI – I Carabinieri della Compagnia di Bagnoli hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare dell’I.P.M. emessa dal GIP presso il Tribunale per i minorenni di Napoli, su richiesta della Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni di Napoli, nei confronti di due 17enni gravemente indiziati di tentato omicidio e rapina aggravata in concorso.

L’attività investigativa, condotta dai Carabinieri della Compagnia di Bagnoli e coordinata dalla Procura minorile partenopea, ha consentito di acquisire gravi indizi di colpevolezza nei confronti degli indagati in ordine a quanto accaduto lo scorso 2 ottobre, allorquando presso il pronto soccorso dell’ospedale San Paolo era giunto un 18enne in compagnia di una 19enne. Il ragazzo presentava ferite da punta e taglio al torace. Dalle indagini effettuate l’evento sarebbe da ricondurre ad un’aggressione avvenuta poco prima all’interno di un noto locale della movida di Coroglio dove la vittima avrebbe tentato di proteggere la propria fidanzata aggredita dai due indagati. La 19enne, infatti, era intervenuta in difesa di una sua amica importunata da uno dei due aggressori. I due minorenni, al culmine della lite, avrebbero accoltellato due volte il giovane e si sarebbero impossessati degli occhiali da vista e della collana d’oro della vittima, prima di dileguarsi.

Addio al maresciallo gentiluomo: a 64 anni la scomparsa di Orazio Vecchione

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CASTELLO DI CISTERNA – Alla fine il suo grande e generoso cuore non ha retto e si è fermato per sempre, portando via Orazio Vecchione, 64enne Luogotenente dei Carabinieri da sempre noto per le sue  qualità professionali. E’ stato uomo delle Istituzioni, di profonda umanità e cultura, sempre pronto in qualsiasi occasione in  soccorso di tutti. Ha retto importanti Comandi di Stazione quali San Paolo Belsito, Caivano e Crispano ed è stato capo ufficio comando a Napoli e Castello di Cisterna. Con il suo acume investigativo ha consentito l’acquisizione di importanti elementi per l’applicazione della normativa antimafia nei confronti di amministrazioni comunali. I funerali si sono svolti nel pomeriggio di ieri in Lauro di Nola.

Alessandro Covino

«Fate allenare e giocare l’Asd Calcio Maschile 1920» nell’Ugo Gobbato. Lettera del Comune alla società Pomigliano Calcio Femminile

POMIGLIANO D’ARCO – Sulla querelle tra il Pomigliano Calcio Femminile e l’Asd Calcio Maschile 1920 sull’uso dello stadio Ugo Gobbato, da poco riaperto con ordinanza dal sindaco di Pomigliano Del Mastro seppur senza possibilità di accesso al pubblico per motivi di sicurezza, interviene proprio il Comune di Pomigliano d’Arco. E lo fa sulla base della concessione in essere con la società del Pomigliano Calcio Femminile, che prevede che l’impianto dello stadio Ugo Gobbato venga adoperato anche dall’Asd del calcio maschile della città. È stata infatti inviata oggi dagli uffici del Comune di Pomigliano d’Arco alla società Pomigliano Calcio Femminile srl una missiva nella quale si chiede di far disputare allenamenti ed incontri, seppur a porte chiuse nello stadio Ugo Gobbato di Pomigliano d’Arco all’A.S.D. Calcio Maschile 1920.  La missiva a firma della dirigente del Settore 2, Rachela Di Gregorio, riprende le norme sottoscritte nella concessione in essere tra il Comune e la Pomigliano Calcio Femminile srl, nella quale all’articolo 4 si stabilisce che «l’immobile è concesso unicamente per consentire le attività sportive finalizzate alla partecipazione dell’Associazione ai Campionati Nazionali e Regionali delle proprie squadre maschili e femminili». Pertanto si legge nella lettera odierna che «ne discende pari legittimazione della squadra maschile all’utilizzo dell’impianto calcistico per analoghe finalità ed ai medesimi patti e condizioni; ed invero, il dirigente dell’A.S.D. Calcio Maschile 1920, con comunicazione pec del 18 novembre assunta al n. 36319 del Protocollo Generale dell’Ente, ha rivendicato il diritto alla fruizione del compendio sportivo, deducendo la violazione di un accordo all’uopo intercorso tra essa ed il comodatario, e compulsando l’Amministrazione comodante a “revocare, con effetti ex nunc, la concessione” qualora l’attuale gestore non dovesse consentirne l’uso anche per gli allenamenti e la disputa (sempre a porte chiuse) delle partite ufficiali del calcio maschile». Dunque missiva la dottoressa Di Gregorio fa notare che « avendo  l’A.S.D. Calcio Pomigliano – ora Pomigliano Calcio femminile srl – assunto gli oneri e la responsabilità della gestione dell’immobile de quo e delle pertinenti infrastrutture, è a quest’ultima rimessa ogni determinazione in ordine a tempi e modalità di accesso e di godimento del complesso sportivo da parte delle squadre del calcio maschile, beninteso, previo impegno di queste ultime di partecipazione in congrua misura alle spese sostenute per utenze e servizi e di stipulazione di idonea polizza assicurativa per responsabilità civile, e con l’osservanza delle prescrizioni di cui all’ordinanza sindacale n. 33 del 17.11.2022, del vigente contratto di comodato d’uso, del Regolamento per l’uso e la gestione degli impianti sportivi comunali e di ogni altra disposizioni normativa o regolamentare applicabile al caso di specie». Dunque, viene invitata la società Pomigliano Calcio Femminile «ad avviare con cortese sollecitudine le necessarie interlocuzioni con i vertici dell’A.S.D. Calcio Maschile 1920».

Ue: Coldiretti, fuorilegge la falsa pizza napoletana, ora venga cancellata dai menù

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ROMA – Via dai menù la pizza napoletana se non rispetta le regole previste dal disciplinare di produzione che riguarda ingredienti, metodi di preparazione e cottura. E’ quanto afferma la Coldiretti in riferimento alla pubblicazione in Gazzetta ufficiale del Regolamento di esecuzione (Ue) 2022/2313, che ha approvato la richiesta dell’Italia alla Ue di garantire la protezione con riserva del nome per la “Pizza Napoletana” Stg.

Il nome Pizza Napoletana – sottolinea la Coldiretti – potrà essere utilizzato sulle confezioni o nei menù di ristoranti e pizzerie in Italia e nell’Unione Europea solo se saranno garantite alcune caratteristiche relative alla preparazione, come le ore minime di lievitazione, la stesura a mano della pasta, le modalità di farcitura, la cottura esclusivamente in forno a legna ad una temperatura di 485°C e l’altezza del cornicione di 1-2 cm, con il controllo di un ente terzo di certificazione.

Ma i limiti – continua la Coldiretti – riguardano anche l’utilizzo di materie prime di base, che per le loro peculiarità non possono che essere di provenienza nazionale, come l’olio extravergine d’oliva, il basilico fresco, nonché la “Mozzarella di Bufala Campana Dop” e la “Mozzarella tradizionale Stg”, esclusive per la variante con formaggio a pasta filata. Altri ingredienti necessari nella preparazione della “Pizza Napoletana” – precisa la Coldiretti – sono i pomodori pelati e/o pomodorini freschi, che evidentemente potranno dare nuovo slancio alla produzione di pomodoro nazionale, notoriamente riconosciuto per la sua grande qualità.

Qualora la “Pizza Napoletana” non corrisponda al disciplinare di produzione sarà considerato un illecito, sul quale – spiega la Coldiretti – l’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi (Icqrf) è già al lavoro per dettagliare gli aspetti tecnici per aggiornare le relative disposizioni sanzionatorie inerenti alla protezione delle indicazioni geografiche e delle denominazioni di origine dei prodotti agricoli e alimentari.

Il nuovo regolamento che entra in vigore il 18 dicembre – continua la Coldiretti – offre la possibilità di migliorare la trasparenza verso i consumatori sulla produzione di un piatto simbolo del Made in Italy, mettendo in sicurezza la sua meritata fama internazionale, proprio alla vigilia del quinto anniversario dell’iscrizione “dell’arte del pizzaiuolo napoletano come patrimonio immateriale dell’umanità dell’Unesco avvenuta il 6 dicembre 2017.

Ma la pizza è anche la colonna portante di un sistema economico per un fatturato che ha superato i 15 miliardi di euro – precisa la Coldiretti – con un’occupazione stimata in oltre 100.000 addetti a tempo pieno, che diventano 200.000 nel weekend. Ogni giorno solo in Italia – conclude la Coldiretti – si sfornano circa 8 milioni di pizze grazie all’utilizzo di 200 milioni di chili di farina, 225 milioni di chili di mozzarella, 30 milioni di chili di olio di oliva e 260 milioni di chili di salsa di pomodoro.

Greenpeace: la prima Ciclabile UmaNA a Napoli

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NAPOLI – Napoli sfida Milano per il primato di ciclabile umana più lunga mai realizzata in Italia: dopo la prima iniziativa a Milano di due settimane fa ora si replica a Napoli il prossimo sabato 3 dicembre.

Sarà il turno dei cicloattivisti partenopei, esasperati delle condizioni indecenti di chi si muove in bici in città, per protestare contro questo degrado realizzeranno la loro ciclabile umana –a protezione della bike lane presente in Corso Umberto I, lungo il cosiddetto Rettifilo.

L’appuntamento é già fissato per le ore 8 di sabato 3 dicembre il Galleria Principe di Napoli, presso la Bicycle House, punto di riferimento dei ciclisti urbani a Napoli e l’evento Facebook si sta popolando giorno dopo giorno di adesioni.

“Napoli agli ultimi posti per km di ciclabili e nessun interessante progetto all’orizzonte, nonostante ci siano be 35 mln di euro di fondi PNRR a disposizione. Ed allora proviamo noi a realizzare una ciclabile umana, per chiedere al Comune di sbloccare le risorse già in cassa per proteggere dalle auto chi ogni giorno pedala in Corso Umberto. Infatti solo per questo progetto sono stanziati e già disponibili circa un milione di euro che ora si rischia di perdere”, si legge nel messaggio che lancia l’iniziativa.

“La corsia ciclabile realizzata ad inizio anno é usatissima da ciclisti, ma anche dalle automobili, furgoni e scooter che ci parcheggiano sopra, ora per un caffé al volo, ora per una commissione o per il carico/scarico. Insomma, per chi guida c’é sempre una scusa buona per usare la ciclabile come parcheggio privato. Per chi pedala, invece, non c’é alternativa al fare una pericolosa deviazione e rischiare la propria vita ogni giorno”.

I pericoli sono sempre dietro l’angolo e a ogni incrocio: “Non possiamo accettare che sia normale. Non vogliamo assuefarci al rischio. Perché proprio quel rischio, finché c’é, impedisce a tante persone di prendere coraggio e di abbandonare l’auto per provare a spostarsi in bicicletta. In città le morti per violenza stradale crescono, come non mai.
Non vogliamo aspettare il prossimo incidente per scendere in strada affinché le cose cambino.
Manifestiamo in maniera ferma e pacifica per chiedere al Comune di Napoli di intervenire ora per proteggere chi pedala, sulla ciclabile di Corso Umberto e realizzare il cordolo di protezione come previsto da progetto già finanziato per una ciclabile in sede propria bidirezionale lato Università”.

I cicloattivisti chiedono anche la riduzione del numero di auto che entrano in città: “Serve rispetto, cambiamento culturale, controlli e aiuterebbe anche una Città 30 km/h“. Intanto proprio in questi giorni nella Galleria Quattro Giornate é comparsa nell’area del cantiere la scritta “+ BICI + FELICI”: un messaggio di buon auspicio in vista della ciclabile umana di Napoli del 3 dicembre.

I cicloattivisti si disporranno in una lunga fila indiana a ridosso della linea bianca della corsia ciclabile per proteggere con il loro corpo e le loro bici chi pedalerà in quel tratto di strada. A Napoli la “ciclabile umana” sarà realizzata al Rettifilo, l’invito a partecipare é esteso anche a chi verrà a piedi, senza la bici.

Il flash mob della ciclabile umana di Napoli é libero e aperto a tutti, come sottolineano gli organizzatori: “Ci accomuna l’idea che una città delle persone, con meno auto, é una città più sicura per tutti e meno inquinata, Napoli é ultime in tutte le classifiche per infrastrutture ciclabili e di questo passo ci rimarrà per i prossimi anni. L’approccio dell’amministrazione comunale su questo tema é antistorico, si continua a pensare che si possa fluidificare il traffico, eliminando ztl come quella di Piazza Dante, non capendo che in questo modo non si fa altro che attirarne di nuovo. La città é divorata dal traffico, si respirano veleni e la gente é esasperata.”

Promuovono: Napoli Pedala, Greenpeace Gruppo Locale di Napoli, Percorsi Cumani, Fiab Cicloverdi Napoli, Napoli Bike Festival, Bici per la città, Bicycle House, TBA Team Bike Acerra, PIB Parthenope in bici, FaccBike.

Visita guidata per l’XI Edizione del Festival delle Scale di Napoli 4 dicembre 2022 – 8 gennaio 2023

NAPOLI – Nell’ambito della XI Edizione del Festival delle Scale di Napoli, “C’è un clima diverso lungo le Scale di Napoli”, dal 4 dicembre 2022 all’8 gennaio 2023, a cura del Coordinamento Scale di Napoli, di cui fa parte, l’Associazione culturale locus istepropone una narrazione a cinque voci lungo un percorso che dal Petraio, attraversosalita Betlemme, ci condurrà sino a Vico Vetriera a Chiaia. Come nella migliore tradizione presepiale settecentesca nostra straordinaria quinta scenica sarà la città di Napoli le cui le pietre si faranno scale di sughero, i rampicanti sempreverdi si tramuteranno in umido muschio e gli antichi palazzi lasceranno il passo a “montagne, sentieri, anfratti, taverne e grotte”. In un groviglio di strade tortuose, antichi conventi, chiese e case, come pastori della meraviglia vedremo Betlemme traslocare a Napoli, incrociando nella nostra scesa il convento e la Chiesa di Santa Maria Apparente e il complesso di Santa Maria di Betlemme. Saluto finale con brindisi di Natale alla Grotta di Ciccibacco.