NAPOLI 27 SETTEMBRE 2025 – Felice Iossa, dirigente nazionale e responsabile Mezzogiorno del PSI, sbatte la porta e se ne va. «Decisione sofferta – spiega – ma impossibile restare in un partito che oggi sembra più un taxi che una comunità di valori». Iossa non risparmia critiche sulle candidature, che giudica incompatibili con la tradizione socialista: «Non si può candidare nel PSI chi è lontano anni luce dai suoi valori. E, soprattutto, chi – per mero tornaconto personale – ha chiuso la porta a chi l’aveva eletta, per correre in soccorso di chi fino a un attimo prima l’aveva osteggiata e insultata pesantemente. Qui si mette da parte la dignità per una poltrona, e questo non posso accettarlo. Non posso tacere di fronte alla candidatura di chi ha offeso in maniera indegna un sindaco socialista che ha dato tutto sé stesso al partito, prima sostenendolo e poi attaccandolo per motivi che nulla hanno a che vedere con la politica e con i principi del socialismo».
Iossa non fa nomi, ma il riferimento è chiarissimo: Valeria Ciarambino, oggi vicepresidente del Consiglio Regionale della Campania per il Gruppo misto, ex M5S, ex oppositrice di De Luca, ora sostenitrice del governatore. Due anni fa, alle comunali di Pomigliano d’Arco, aveva sostenuto il socialista Raffaele Russo – eletto sindaco – per poi diventare una delle sue più feroci critiche, con attacchi frontali quasi quotidiani. Secondo i “rumors”, sarebbe stato lo stesso De Luca, un tempo pronto a apostrofarla in modo poco gentile, a spingere con il segretario del Psi, Enzo Maraio, per la sua candidatura nelle file del PSI in Campania.
«Il clima politico campano – prosegue Iossa – non aiuta né fa chiarezza né porta ad una prospettiva: si è scelto un candidato presidente senza discussione, senza un programma, senza una visione. Si è persa l’occasione di parlare ai più deboli, alle imprese, di affrontare seriamente le questioni ambientali e di proporre un modello di sviluppo credibile».
E arriva anche una stoccata al “codice etico”: «Così com’è formulato, è un’offesa alla Costituzione e alle leggi dello Stato: è la legge a decidere chi può candidarsi e chi no, non serve chiedere esami del sangue a tutti. Chi sostiene queste cose, forse, dovrebbe farsi qualche domanda… personale».
Infine, il congedo: «Ho dato tutto quello che potevo – sottolinea – e ringrazio i tanti compagni che hanno creduto insieme a me in questa battaglia. Mi dispiace in particolare per Salvatore Sannino, un professionista serio che ha lavorato con grande impegno e che oggi viene messo da parte senza alcun riconoscimento. Sono molto triste per quello che è accaduto e per questo non posso più continuare a fare politica in questo momento così difficile. Non intendo restare in un contesto che tradisce i valori per cui ho sempre lottato. Ringrazio di cuore tutti coloro che mi sono stati vicini». La chiosa è amara: «Ho dato tutto, ma non resto in un contesto che tradisce i valori per cui ho lottato. Lascio la direzione e il partito. Grazie a chi mi è stato vicino».
