NAPOLI – Il Tribunale di Roma, in una sentenza di primo grado, ha riconosciuto la responsabilità del Ministero della Difesa per la morte di C.C., sottufficiale della Marina Militare originario di Napoli, deceduto nel 2020 a causa di un mesotelioma pleurico maligno. La malattia, legata a una prolungata esposizione all’amianto durante il servizio, ha portato a un risarcimento complessivo di oltre 860mila euro in favore della moglie e dei due figli di C.C.
Il militare, elettricista di carriera, aveva prestato servizio per quasi diciannove anni a bordo di varie unità navali e presso strutture della Marina, come Mariscuole e Marispedal. In tali ambienti, secondo quanto emerso nel giudizio, era stato esposto ripetutamente a polveri e fibre di amianto senza adeguate misure di protezione.
I primi sintomi del mesotelioma si manifestarono nel 2015, quando a C.C. fu diagnosticata la malattia, e da allora iniziò un lungo percorso di cure durato oltre cinque anni fino al decesso nell’ottobre 2020. Nel 2018 gli era stato riconosciuto lo status di vittima del dovere.
Dopo la sua morte, la famiglia ha chiesto il risarcimento per il danno subito, con il Tribunale che ha riconosciuto anche il danno economico per la vedova legato alla perdita del sostegno del marito. Il presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, avv. Ezio Bonanni, ha sottolineato che “quando una persona si ammala e poi muore, alla sofferenza si aggiungono conseguenze economiche concrete per chi resta, che in questo caso il giudice ha espressamente considerato”.
La sentenza è stata impugnata dal Ministero della Difesa, mentre l’Osservatorio Nazionale Amianto continua a offrire supporto e consulenza alle vittime e alle loro famiglie.


