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Pomigliano, operaio investito mentre lavora sulle aiuole

POMIGLIANO D’ARCO – Un operaio di 28 anni addetto alla manutenzione del verde urbano è stato investito questa mattina a Pomigliano d’Arco mentre stava lavorando sulle aiuole spartitraffico di via Nazionale delle Puglie.

L’incidente è avvenuto intorno alle 9.40, lungo la carreggiata in direzione Pomigliano, nei pressi dell’ingresso della sede di Enam. Sul posto sono intervenute le pattuglie della Polizia Locale di Pomigliano d’Arco e i sanitari del 118.

Trasportato all’ospedale di Nola

Il lavoratore, classe 1998, era impegnato nelle operazioni di pulizia delle aiuole quando, per cause ancora da ricostruire, è stato investito da un veicolo.

Il personale sanitario del 118 ha prestato le prime cure sul posto e successivamente disposto il trasferimento in ambulanza all’ospedale di Nola.

Secondo le prime informazioni, il 28enne era vigile al momento del trasporto e avrebbe riportato escoriazioni e sospette fratture multiple. Non sono stati al momento forniti ulteriori elementi sulle sue condizioni.

Acquisite le immagini della videosorveglianza

Gli agenti della Polizia Locale hanno effettuato i rilievi necessari alla ricostruzione della dinamica dell’incidente e regolato la circolazione nell’area interessata.

Sono inoltre al vaglio le registrazioni delle telecamere di videosorveglianza presenti nella zona. Le immagini potranno fornire elementi utili per ricostruire le fasi dell’investimento e accertare eventuali responsabilità.

Gli accertamenti sono ancora in corso.

L’amministrazione comunale ha espresso solidarietà al lavoratore: “L’Amministrazione comunale di Pomigliano d’Arco – si legge in una nota – esprime la propria vicinanza e solidarietà al giovane lavoratore addetto alla cura del verde cittadino, rimasto ferito questa mattina in via Nazionale delle Puglie, dopo essere stato investito mentre era impegnato nelle attività di cura e pulizia delle aiuole.In questo momento di apprensione, il pensiero dell’intera comunità va al lavoratore e alla sua famiglia, con l’augurio di una pronta e completa guarigione”.

Carburanti, Italia al settimo posto tra i paesi europei con i prezzi più cari

Secondo il report del Centro Studi di Unimpresa il paese europeo con i carburanti più cari è la Danimarca, Malta il più economico

La Danimarca si conferma il Paese dell’Unione europea con i carburanti più cari: secondo le rilevazioni omogenee più recenti, aggiornate al 20 agosto, la benzina Euro 95 costa 2,445 euro al litro e il diesel 2,250 euro, gli unici valori nella Ue in cui la benzina supera il diesel.

Seguono i Paesi Bassi, con benzina a 2,329 euro e diesel a 2,383 euro – il gasolio più caro dell’intera UE-27 – la Germania, a 2,239 e 2,266 euro, la Finlandia, con 2,140 euro per la benzina e 2,318 per il diesel, e la Francia, a 2,038 e 2,199 euro.

Sono questi i cinque mercati con i listini più alti d’Europa, seguiti a distanza dall’Italia, settima nella classifica UE con benzina a 1,988 euro e diesel a 2,079 euro – oltre 45 centesimi al litro in meno rispetto alla Danimarca, ma comunque sopra la media dei 27 Stati membri per entrambi i carburanti.

Lo rivela un report del Centro studi di Unimpresa, secondo cui all’estremo opposto della classifica si colloca Malta, dove benzina e diesel restano i più economici d’Europa a 1,340 e 1,210 euro al litro. Prezzi contenuti anche in Svezia (1,408 e 1,780), Polonia (1,481 e 1,686) e Bulgaria (1,535 e 1,768). Il divario tra il Paese più caro e quello più economico è di 1,105 euro al litro per la benzina – oltre 55 euro su un pieno da 50 litri – e di oltre un euro per il diesel. Il dato interno conferma la tendenza: secondo il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il 24 agosto la benzina self-service ha superato per la prima volta dal 25 giugno la soglia dei 2 euro al litro, mentre il gasolio ha toccato 2,128 euro, superando la benzina di quasi 12 centesimi – un’inversione che è cagionata dalle tensioni sulle forniture di prodotto diesel più che dalla componente fiscale nazionale, rimasta stabile.

Il differenziale tra Stati membri non dipende dal costo del prodotto raffinato, sostanzialmente omogeneo nel mercato unico, ma dal peso della fiscalità: accise e IVA possono incidere dal 40% al 65% del prezzo finale, con punte più basse in Lussemburgo e Bulgaria e più alte nei Paesi Bassi e in Finlandia. In quasi tutti gli Stati membri, del resto, il gasolio costa più della benzina: un’anomalia rispetto al passato, quando valeva il contrario, dovuta soprattutto alle tensioni sulle forniture diesel a livello globale.

«I numeri del bollettino petrolifero europeo dimostrano ancora una volta che le imprese italiane, in particolare quelle del trasporto merci e della logistica, competono su un terreno reso più difficile dal peso della fiscalità energetica nazionale rispetto a molti partner Ue. Non è il mercato internazionale del greggio a penalizzarci, perché quello è identico per tutti gli Stati membri, ma le scelte di politica fiscale interna. Per questo continuiamo a chiedere un intervento strutturale sulle accise, mirato a sostenere le pmi più esposte ai costi di trasporto, prima che l’aumento del prezzo del diesel si scarichi sull’intera filiera produttiva» commenta il vicepresidente di Unimpresa, Giuseppe Spadafora.

Secondo il Centro studi di Unimpresa, i prezzi al consumo di benzina e diesel, comprensivi di imposte, mostrano una forbice ampia tra i 27 Stati membri. La benzina Euro 95 varia da 1,340 euro al litro a Malta a 2,445 euro in Danimarca — una differenza di 1,105 euro, pari a oltre 55 euro su un pieno da 50 litri. Il diesel va dagli stessi 1,210 euro di Malta ai 2,383 euro dei Paesi Bassi.

In 25 dei 27 Stati membri il diesel costa più della benzina; fanno eccezione solo Danimarca e Malta. Nel gruppo di testa, oltre alla Danimarca, figurano i Paesi Bassi (benzina 2,329 €/L, diesel 2,383 €/L), la Germania (2,239 e 2,266), la Finlandia (2,140 e 2,318) e la Francia (2,038 e 2,199). All’estremo opposto, oltre a Malta, si collocano Svezia (1,408 e 1,780), Polonia (1,481 e 1,686) e Bulgaria (1,535 e 1,768). L’Italia si posiziona settima su 27 sia per benzina (1,988 €/L) sia per diesel (2,079 €/L). Il prezzo alla pompa si scompone in tre voci principali: costo del prodotto raffinato (circa 30-35% del totale), accisa (imposta fissa per litro) e IVA. La direttiva UE fissa un’accisa minima di 0,359 €/L per la benzina e 0,330 €/L per il diesel; solo Malta applica esattamente questi minimi. L’Italia ha l’accisa sul diesel più alta dell’intera Unione: 0,632 €/L, davanti a Irlanda (0,616 €/L) e Regno Unito (0,608 €/L, extra-UE). Sulla benzina l’Italia è terza con 0,713 €/L, dietro Paesi Bassi (0,845 €/L, la più alta in assoluto) e Danimarca (0,717 €/L).

All’estremo opposto, le accise più basse si registrano a Malta (0,359 e 0,330 €/L) e Bulgaria (0,363 e 0,330 €/L). La media UE dell’accisa è 0,570 €/L per la benzina e 0,468 €/L per il diesel: l’Italia si colloca quindi il 25% sopra la media sulla benzina e il 35% sopra sul diesel. Sopra l’accisa si applica l’IVA, che nell’Unione varia dal 17% del Lussemburgo al 27% dell’Ungheria. L’Italia applica il 22%, in linea con la mediana UE. Danimarca, Croazia, Finlandia e Svezia superano il 24-26%, aggiungendo un ulteriore fattore di rincaro ai prezzi già alti di quei mercati per via delle accise. Incrociando le due serie emerge un quadro chiaro: la posizione dell’Italia nella classifica dei prezzi finali (settima su 27) non è casuale, ma è legata in larga parte a scelte di politica fiscale interna piuttosto che a dinamiche di mercato. Sul diesel, in particolare, l’Italia sconta l’accisa più alta d’Europa — un dato strutturale, non congiunturale, che pesa in modo permanente sui costi del trasporto merci e della logistica. Paesi con prezzi finali comparabili o superiori ai nostri, come Danimarca e Paesi Bassi, vi arrivano attraverso combinazioni diverse di accisa e IVA, spesso motivate da politiche ambientali dichiarate; l’Italia vi arriva soprattutto per via dell’accisa storica sul gasolio.

Fiba Confesercenti Campania, Esposito: “Basta campagna di vessazione contro i balneari”

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FIBA Confesercenti Campania, associazione a tutela delle imprese balneari: “Difendiamo la verità sulla gestione del demanio marittimo”

FIBA Confesercenti Campania respinge con fermezza la narrazione distorta che, nelle ultime settimane, ha colpito ingiustamente l’intera categoria dei balneari.

La gestione del demanio marittimo in Campania è da anni e per larghissimi tratti un presidio di tutela ambientale, sviluppo turistico e valorizzazione dei territori.

Esprimiamo piena solidarietà agli Enti Locali che stanno operando con serietà amministrativa e rispetto delle norme regionali e nazionali, garantendo equilibrio tra tutela dell’ambiente, fruizione pubblica e continuità delle attività economiche storiche nel rispetto delle regole.

Le imprese balneari campane – spesso attive da decenni – rappresentano un presidio di legalità, sostenibilità e qualità. Hanno investito, innovato, rispettato le regole e contribuito a trasformare i litorali in luoghi di eccellenza riconosciuti a livello nazionale.

Riteniamo inaccettabile ogni tentativo di generalizzare irregolarità o privilegi: la realtà nella stragrande maggioranza dei casi è fatta di famiglie, lavoratori e comunità che hanno costruito valore e identità territoriale.

FIBA Confesercenti Campania ribadisce che la corretta applicazione del PUAD e dei PAD comunali deve garantire: coinvolgimento dei concessionari nelle fasi di ascolto, riconoscimento delle buone pratiche adottate e documentate, tutela della continuità aziendale per chi opera nel rispetto delle norme e si è contraddistinto nella sana gestione del bene concesso, equilibrio tra aree libere e aree in concessione secondo le direttive regionali.

Dopo una stagione segnata da polemiche e campagne denigratorie, anche verso territori e litorali storicamente contraddistinti da eccellenze uniche nello scenario El mediterraneo per la qualità del mare come nel caso del Cilento, ribadiamo la nostra vicinanza agli operatori balneari e agli enti locali che hanno lavorato con responsabilità in un contesto normativo complesso condito purtroppo da una gogna social senza eguali.

Siamo dispiaciuti di questo clima volutamente creato dichiara il presidente regionale di FIBA Confesercenti Campania Raffaele Esposito, non difenderemo mai comportamenti non inclusivi o addirittura abusivi in qualche caso denunciato e portati alla luce ovviamente, però in questa continua vessazione estiva contro la categoria dei balneari e dopo tantissime telefonate da colleghi imprenditori turistico balneari mortificati delusi abbiamo sentito la necessità di manifestare solidarietà ai territori agli operatori ed alle pubbliche amministrazioni che ogni giorno lavorano per dare rispetto e servizi ai territori di competenza.

Siamo sempre stati in prima linea per le criticità, quelle si ben evidenti, legate al rischio idrogeologico ed alla erosione costiera per i quali non abbiamo mai visto tanto sostegno o sdegno “politico”, minore spiaggia e minore sicurezza si traduce in minore disponibilità di sabbia ed accesso al mare per comunità costiere ospiti e imprese forse bisognerebbe ragionare prima di tutto su queste tematiche storiche mai adeguatamente affrontate.

Il costo della vita aumenta senza controllo così come quello dell’energia e come detto tante volte il focus vero del problema non sarà mai di chi gestisce le spiagge ma il “come ” questo dovrà essere svolto.

Cerchiamo di essere seri, se metà degli italiani quest’ anno hanno avuto serie difficoltà nel fare vacanza probabilmenre le riflessioni da fare sarebbero altre, cerchiamo almeno prosegue il presidente Esposito di rispettare il lavoro di tutti e di concertare nella prossima organizzazione del demanio le buone pratiche con un equilibrio tra spiagge libere e quelle in concessione che determinano lavoro per centinaia di giovani e famiglie.

Sarebbe per me conclude il Presidente Esposito superfluo ricordare la valenza dei presidi in concessione per le attività di tutela e sicurezza in mare nei territori.

FIBA Confesercenti Campania continuerà a sostenere una gestione del demanio marittimo trasparente, partecipata e orientata al futuro, nel pieno rispetto dei cittadini, degli ospiti, delle imprese in regola e delle comunità costiere.

Mondiale Biliardo 2026: il campione Fioravante Vecchione nella squadra azzurra alla conquista del titolo iridato

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Nola – Ci sarà anche il nolano Fioravante Vecchione nella delegazione “Azzurra” che parteciperà alla prossima edizione del “Mondiale a stecca 5 birilli” in programma dal 25 al 30 agosto 2026 in Argentina in particolare a Marcos Juarez.

La Federazione italiana biliardo sportivo schiera i suoi campioni in occasione di questo importante appuntamento internazionale a partire da Andrea Aragonesi, campione in carica, e qualificato di diritto.

Gli “Azzurri” sono sbarcati in terra argentina da qualche giorno per ambientarsi alle condizioni climatiche, prima dell’inizio delle gare.

Tra i vari nomi spicca anche quello di Fioravante Vecchione, pluripremiato e volto noto degli appassionati di questa disciplina.

Conosciuto nell’ambiente come “Prof” per la sua capacità tecnica, ma anche perché per un periodo della sua vita è stato docente per davvero, Vecchione si è avvicinato a questa disciplina quasi per caso.

Il “primo amore”, infatti, è stato il tennis. Una storia che però intorno ai 15 anni si interrompe bruscamente a causa di un grave infortunio. Una triste esperienza che rappresenta l’occasione per un primo avvicinamento al biliardo. Da semplice curiosità, la pratica di questa disciplina diventa sempre più assidua, tanto che Fioravante è sempre più presente nelle sale più rinomate del nolano, in particolare l’indimenticato “Manhattan” in via Amilcare Boccio. E’ proprio in questo periodo che aumenta la consapevolezza di possedere una certa predisposizione questo sport ed  inizia a prendere lezioni dal maestro Gomez. Dopo questo primo approccio, arrivano sei anni di stop. In primo luogo, l’anno di leva svolto nei Carabinieri. A seguire, si iscrive all’Università alla facoltà di Beni Culturali. Con il biliardo sembrava essere una storia chiusa, ma si sa i grandi amori fanno giri lunghissimi prima di sbocciare.

Dopo la laurea, intraprende il percorso della docenza nelle scuole con qualche supplenza che affianca all’attività di guida turistica tra i vari siti archeologici della Regione Campania. Poi sopraggiunge una parentesi difficile della sua vita con l’aggravarsi della malattia del padre ed il trasferimento forzato a Milano per seguirne le cure fino alla sua dipartita. Nel rimettersi in gioco sul piano del lavoro è proprio il biliardo a rappresentare la svolta: da passione si trasforma in una vera attività a tempo pieno. Nel 2007, l’ingresso nei professionisti: da questo momento in poi, il percorso è lastricato di successi e di traguardi.

In particolare, l’affermazione nel Gran Prix di Saint-Vincent 2019, il titolo di vicecampione europeo individuale 2019 e due storici trionfi come campione europeo a squadre, conquistati nel 2010 e nel 2016. Un curriculum che fa di Vecchione uno degli atleti più interessanti sul piano internazionale.

Per il campione ed istruttore federale si apre ora la sfida del Mondiale, per spingere sempre più in alto il tricolore e scrivere il proprio nome nell’”Olimpo degli immortali” del “tavolo verde”.

“Vivrò questa esperienza con la passione di sempre, consapevole dell’importanza del momento a confronto con tanti campioni provenienti dalle nazioni più disparate – afferma Vecchione – . Rappresentare il mio Paese sarà un grande onore. Insieme a tutta la squadra, profonderò il massimo delle mie energie” 

Serie A, Il Napoli batte il Genoa al Ferraris: 2 goal nel secondo tempo

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De Bruyne e Vergara firmano la vittoria del Napoli che parte lentamente ma poi si riprende e porta a casa i tre punti

Inizia con ritmi bassi ed una partenza poco intensa la prima giornata di campionato del Napoli che nel secondo tempo cambia la partita e segna due goal al Ferraris battendo il Genoa.
Nel primo tempo, dopo qualche errore iniziale degli azzurri, le poche incursioni pericolose partono sostanzialmente da Alisson Santos e Spinazzola. Il Genoa prova a spingere ma trova una buona difesa con Rrahmani che non si tira indietro, cerca l’uomo, vince i contrasti e prova a rilanciare la squadra. Pochi tiri, nessuna grande occasione per ambo le squadre e si torna negli spogliatoi con zero goal.
Nei secondi 45 minuti di gioco Allegri chiede ai suoi di spingere, gli azzurri provano a studiare gli avversari per trovare uno spiraglio ma la palla giusta arriva solo all’82° grazie a Kevin De Bruyne che approfitta di un rimbalzo in area e segna portando in vantaggio il Napoli tra le proteste di De Rossi stroncate sul nascere dall’arbitro.
Il raddoppio del Napoli all’87° minuto è firmato da Vergara che, dopo un grande contropiede, riceve la palla da De Beuyne e la insacca nella rete.

Foto: Profilo Facebook SSC Napoli

MONTECORICE CELEBRA LA GRANDE MUSICA E L’UMANITÀ: AL MAESTRO FABRIZIO BOSSO LE CHIAVI DELLA CITTÀ

Montecorice (SA) – Un ponte ideale tra l’eccellenza della grande musica jazz internazionale e la calda identità di una terra d’accoglienza affacciata sul Mediterraneo. Si è rinnovato nel segno della più alta gratitudine istituzionale il rapporto tra il Comune di Montecorice e il celebre trombettista Fabrizio Bosso, insignito ufficialmente della massima onorificenza civica: le Chiavi della Città.

L’occasione è giunta nel corso della dodicesima edizionedel consolidato Montecorice DiWine Jazz Festival, la kermesse che da dodici anni valorizza il territorio cilentano coniugando le eccellenze vitivinicole cilentane con le sonorità d’autore di calibro mondiale. Un sodalizio artistico, quello di Bosso con il festival, scandito da tappe memorabili – dalle edizioni del 2016, 2018 e 2023 fino al traguardo di quest’anno – che ha proiettato con forza il nome di Montecorice al centro del panorama culturale nazionale.

Ma il riconoscimento conferito dall’Amministrazione comunale va ben oltre il puro e pur straordinario valore del pentagramma. Nelle motivazioni ufficiali della delibera di giunta, l’enfasi si sposta sull’alchimia umana, sull’empatia e sulla profonda umiltà con cui il Maestro si è posto con la comunità. In un’ideale continuazione dello spirito del Mare Nostrum – inteso non come barriera ma come antico e fecondo luogo di contaminazione da cui fiorisce un’umanità più ricca e aperta – l’arte di Bosso ha saputo farsi specchio e amplificatore dell’ospitalità mediterranea.

“Consegnare le Chiavi della Città a Fabrizio Bosso”, sottolinea l’Amministrazione comunale, “significa sancire un patto d’affetto. Montecorice non rappresenta più soltanto una tappa prestigiosa nei suoi tour artistici, ma diventa, da oggi e per sempre, la sua casa”.

Alla presenza delle autorità e della cittadinanza, la cerimonia si è conclusa con la consegna della pergamena d’onore e della targa celebrativa, suggellando un connubio forte tra le note della tromba di Bosso e il genius loci di Montecorice e la brezza del mare cilentano.

MONTECORICE CELEBRA LA GRANDE MUSICA E L’UMANITÀ: AL MAESTRO FABRIZIO BOSSO LE CHIAVI DELLA CITTÀ

Pomigliano d’Arco, 66enne trovata morta in casa dalla figlia

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POMIGLIANO D’ARCO, Napoli – Una donna di 66 anni è stata trovata morta nel pomeriggio di ieri nella propria abitazione di via Vittorio Emanuele, a Pomigliano d’Arco. A fare la scoperta, intorno alle 18, è stata la figlia maggiorenne, che viveva con lei.

La segnalazione è arrivata alla Polizia Locale di Pomigliano d’Arco dal personale del 118, intervenuto per una donna trovata priva di sensi. Sul posto sono quindi giunti gli agenti, che hanno effettuato gli accertamenti di competenza.

Gli accertamenti nell’abitazione

Dalle prime verifiche non sarebbero emersi elementi riconducibili a una morte violenta o all’intervento di terze persone.

Della vicenda è stato informato il pubblico ministero di turno della Procura della Repubblica di Nola, che ha disposto l’intervento del medico legale per gli accertamenti necessari a stabilire le cause del decesso.

Una pattuglia della Polizia Locale ha quindi accompagnato il medico legale da Napoli fino all’abitazione di Pomigliano d’Arco, dove è stata eseguita l’ispezione esterna della salma.

Gli accertamenti medico-legali hanno indicato una morte per cause naturali, escludendo elementi che rendessero necessari ulteriori approfondimenti investigativi.

Informato dell’esito, il magistrato ha autorizzato il rilascio della salma, successivamente affidata ai familiari per le esequie.

Napoli, sequestrati 3,4 milioni di prodotti non sicuri

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NAPOLI – Oltre 3,4 milioni di prodotti non sicuri e potenzialmente dannosi per la salute dei consumatori sono stati sequestrati dalla Guardia di Finanza di Napoli nell’ambito dell’intensificazione dei controlli economici sul territorio durante il periodo estivo.

L’operazione è stata condotta dai finanzieri del 2º Nucleo Operativo Metropolitano di Napoli, che hanno effettuato verifiche in tre esercizi commerciali nel quartiere San Lorenzo.

Bigiotteria e accessori privi delle informazioni obbligatorie

Nel corso delle ispezioni, le Fiamme Gialle hanno individuato milioni di articoli destinati alla vendita che, secondo quanto accertato, non rispettavano gli obblighi informativi previsti dalla normativa a tutela dei consumatori.

Sui prodotti mancavano indicazioni essenziali relative, tra l’altro, alla sicurezza, alla composizione e alla qualità degli articoli.

Il materiale sequestrato è costituito prevalentemente da bigiotteria e accessori, tra cui perline, decorazioni per capelli e prodotti per la decorazione delle unghie.

Si tratta di articoli destinati anche al contatto diretto con la pelle che, in assenza delle necessarie garanzie sulla composizione e sulla sicurezza, possono comportare rischi di reazioni allergiche o irritazioni cutanee.

Tre commercianti segnalati alla Camera di Commercio

Al termine dei controlli, i responsabili dei tre esercizi commerciali, tutti di origine bengalese, sono stati segnalati alla Camera di Commercio di Napoli.

Nei loro confronti potranno essere applicate le sanzioni amministrative pecuniarie previste dal Codice del consumo.

L’intervento rientra nel piano di controlli della Guardia di Finanza finalizzato a contrastare la commercializzazione di prodotti non conformi e a tutelare sia la sicurezza dei consumatori sia gli operatori economici che rispettano le regole del mercato.

Pozzuoli, cocaina nel parcheggio dell’ospedale: arrestato

POZZUOLI – Dodici dosi di cocaina nascoste in un contenitore nel parcheggio dell’ospedale Santa Maria delle Grazie di Pozzuoli. È quanto hanno scoperto i Carabinieri della Compagnia di Pozzuoli durante un servizio notturno di controllo del territorio. Un 46enne, già noto alle forze dell’ordine, è stato arrestato con l’accusa di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio.

L’episodio è avvenuto durante la notte. I militari, impegnati nel pattugliamento delle strade cittadine, hanno notato un uomo arrivare in scooter nell’area di sosta della struttura sanitaria.

Il tentativo di disfarsi della cocaina

Il comportamento del 46enne ha insospettito i Carabinieri, che hanno deciso di procedere al controllo.

Alla vista dei militari, secondo quanto ricostruito, l’uomo avrebbe tentato di disfarsi di un piccolo contenitore cilindrico. Il gesto non è sfuggito agli uomini dell’Arma, che hanno recuperato l’oggetto.

All’interno sono state trovate 12 dosi di cocaina, già suddivise e, secondo gli investigatori, pronte per essere vendute.

Per il 46enne è quindi scattato l’arresto per detenzione di droga ai fini di spaccio. L’uomo è stato trasferito in carcere, dove resta a disposizione dell’autorità giudiziaria in attesa del giudizio.

L’episodio riporta l’attenzione sui controlli nelle aree di parcheggio delle strutture sanitarie, già in passato interessate da interventi delle forze dell’ordine legati allo spaccio di sostanze stupefacenti.

Addio a Varenne, il Capitano che fece correre l’Italia

Eboli (SA) – È morto a 31 anni Varenne, il leggendario “Capitano” del trotto. Se ne va un campione, ma soprattutto un simbolo dello sport italiano che aveva saputo trasformare una corsa di cavalli in una storia capace di appassionare un intero Paese.

Questa volta non c’è stato un traguardo da tagliare, né una pista da dominare. Nella notte tra il 17 e il 18 agosto, Varenne si è spento nell’allevamento LJ di Eboli, nel Salernitano, dove aveva trascorso gli ultimi anni della sua straordinaria esistenza. Il veterinario ha accertato un improvviso attacco cardiaco.

Aveva compiuto 31 anni lo scorso maggio. Un’età importante per un cavallo, ma forse troppo breve per chi, come Varenne, sembrava destinato a diventare immortale.

Nato a Copparo, in provincia di Ferrara, il 19 maggio 1995, Varenne entrò nella storia dell’ippica mondiale con una facilità quasi disarmante. Tra il 1998 e il 2002 disputò 73 corse, vincendone 62, e conquistò oltre sei milioni di euro in premi. Numeri impressionanti, che spiegano soltanto in parte la grandezza del campione.

Il suo nome è legato a imprese memorabili e a vittorie che hanno segnato un’epoca. Con Giampaolo Minnucci alle redini, il “Capitano” seppe imporsi sulle piste più prestigiose, diventando l’unico cavallo ad essere proclamato Horse of the Year in Italia, Francia e Stati Uniti. Nel 2010 entrò anche nella prestigiosa U.S. Harness Racing Hall of Fame.

Il suo nome è legato a imprese memorabili e a vittorie che hanno segnato un’epoca. Con Giampaolo Minnucci alle redini, il “Capitano” seppe imporsi sulle piste più prestigiose, trionfando anche all’ippodromo di Agnano nel Gran Premio Lotteria, una delle corse simbolo del trotto europeo, vinta per tre edizioni consecutive (2000, 2001 e 2002). Un dominio che si aggiunge ai successi sui più importanti scenari internazionali, rendendolo l’unico cavallo ad essere proclamato Horse of the Year in Italia, Francia e Stati Uniti. Nel 2010 entrò anche nella prestigiosa U.S. Harness Racing Hall of Fame.

Ma Varenne non fu soltanto un cavallo vincente.

Fu un fenomeno popolare.

La sua eleganza, la sua intelligenza, quella capacità quasi umana di stare davanti al pubblico fecero nascere un rapporto particolare tra il campione e i suoi ammiratori. Le sue vittorie divennero appuntamenti televisivi, le sue imprese argomento di conversazione, il suo nome entrò nella memoria collettiva di un’Italia che imparò ad attendere quel cavallo dal mantello baio e dalla falcata inconfondibile.

Per questo il soprannome “Il Capitano” non fu soltanto un appellativo. Racchiudeva il sentimento di chi lo vedeva guidare il gruppo, prendere la testa della corsa e imporre il proprio ritmo fino al traguardo.

E Varenne sapeva anche sorprendere lontano dalla pista. Celebre rimase l’inchino che dedicò al pubblico durante una manifestazione a San Siro: un gesto che contribuì ad alimentare quella leggenda secondo la quale, dietro il grande atleta, ci fosse qualcosa di più difficile da spiegare con i soli numeri.

Dopo il ritiro dalle corse, nel 2002, Varenne iniziò una seconda vita come stallone. Anche in questo campo lasciò un’eredità straordinaria, con oltre duemila figli.

E proprio l’Italia meridionale è diventata la sua ultima casa.

A Eboli, nel cuore della provincia di Salerno, il campione ha trascorso gli anni della pensione, circondato dalle attenzioni di chi ha continuato a considerarlo non semplicemente un animale da allevamento, ma una vera leggenda vivente.

Ora quella leggenda si è fermata.

Varenne non correrà più.

Non sentiremo più il rumore degli zoccoli accompagnare la sua rimonta, non ci sarà più quella tensione degli ultimi metri, quando il “Capitano” sembrava trovare dentro di sé una forza ulteriore per andare incontro al traguardo.

Ma ci sono campioni che non smettono di correre quando abbandonano la pista.

Continuano a correre nella memoria di chi li ha applauditi.

Varenne appartiene ormai a quella ristretta schiera di protagonisti dello sport che hanno superato i confini della propria disciplina. Non è stato soltanto il grande trottatore italiano. È stato un pezzo della storia dell’ippica, un ambasciatore dello sport italiano e un simbolo di eleganza, forza e talento.

Oggi il mondo del trotto è in lutto.

E forse, idealmente, sulle piste di tutto il mondo c’è un ultimo traguardo che attende il suo campione.

Quello che Varenne non dovrà mai più tagliare.

Perché il Capitano, questa volta, è arrivato alla fine della sua corsa. Ma la sua leggenda non avrà mai un traguardo.