NAPOLI – La cucina a vista è una delle tendenze più in voga nel mondo del fine dining: in un’epoca in cui gli chef e il loro lavoro sono protagonisti della vita sociale e culturale, vere e proprie icone pop dei nostri tempi, lo show cooking – per dirla alla maniera anglosassone – è una piacevole forma d’intrattenimento che accresce l’esperienza che si può vivere in un locale, dando al pubblico l’opportunità, durante il pasto, di divertirsi osservando i movimenti esperti dello chef e della sua brigata.
Al “Rada Rooftop” di Positano è possibile assistere ad una spettacolare performance di arte culinaria; il locale (situato sulla sommità della grotta del celebre “Music on the Rocks”), che l’anno scorso è rimasto chiuso in via precauzionale a causa della pandemia in corso, ha fatto, quindi, del “cucinare a vista” un tratto distintivo. Per l’allestimento degli ambienti Gianfranco e Peppe Russo, ideatori del progetto, hanno puntato sull’emozione: una scenografica cucina a vista su cui si affacciano, come in un anfiteatro, pochi tavoli da cui poter ammirare contemporaneamente l’arte della preparazione dei piatti e il panorama più bello di Positano in un legame unico con il cielo e il mare.
Cenare al “Rada Rooftop” è un’esperienza che va oltre quella culinaria e diventa una vera e propria performance artistica durante la quale la brigata dello chef Nunzio Spagnuolo prepara i piatti che hanno reso celebre lui e il locale in tutto il mondo – come il “Black Cod” con profumi d’arancio e zenzero, baby porri arrostiti, patata al rafano e fumetto al Pernod, oppure il “Lingotto d’oro”, un dessert realizzato con un croccante di riso soffiato salato e tre cremosi a base di cioccolati selezionatissimi (fondente, al latte e bianco) ricoperto con una glassa al cioccolato e una foglia d’oro 24 carati – e quelli di più recente interpretazione, sempre contraddistinti da un’alchimia perfetta tra innovazione e tradizione, come l’elica con tartufi di mare, asparagi e parmigiano, oppure i gamberi rossi tiepidi con tabasco, mango, cocco e ravanello.
Il poliedrico chef Nunzio Spagnuolo ama giocare con gli ingredienti della tradizione per risvegliare, con espedienti insoliti e tecniche contemporanee, antiche sensazioni e ricordi d’infanzia. Lo fa ad esempio attraverso la panzanella con sashimi di dentice e moka al pomodoro, che viene servita ai tavoli del “Rada Rooftop” accompagnata da una caffettiera contenente un caffè al pomodoro che viene versato sul piatto. Oppure con il pre dessert: un sorbetto alla pesca con champagne che rievoca la tanto amata “sangria napoletana”, ovvero il vino con le pesche.
Rada Rooftop: cena con vista su Positano e cucina sotto le stelle
I Love Lorelei, la pizza stellata di Ciro Sicignano in esclusiva per la Pizzeria Magma di Torre del Greco
NAPOLI – Giovedì 5 agosto è in programma il secondo appuntamento della rassegna “Star”, organizzata dal Magma Sakura di Torre del Greco. Per l’occasione, Ciro Sicignano, executive chef del ristorante Lorelei di Sorrento, recentemente insignito della stella Michelin, ha messo a punto una pizza d’autore, I love Lorelei, che verrà realizzata in sinergia con il pizzaiolo della casa, Claudio De Siena. Il nome della pizza è un tributo allo storico hotel sorrentino e prende ispirazione da una figura leggendaria della tradizione germanica, un’omologa delle nostre Sirene: l’ondina Lorelei, capace di ammaliare i naviganti grazie al suo canto e alla sua bellezza. Nella pizza di Sicignano la morbidezza della burrata viene affiancata alla sapidità e alla freschezza dei gamberi rossi e della seppia, accompagnata dalla delicatezza del fagiolo di Controne, un apprezzato presidio Slow Food, caratterizzato da una buccia quasi impalpabile; il tutto esaltato dall’aromaticità del limone sorrentino. Come per le altre pizze della linea “Star”, sarà possibile degustare la “I love Lorelei” solo il giovedì ed esclusivamente su prenotazione. Il percorso di degustazione, per chi lo desideri, si può concludere con alcune delle specialità della Pasticceria La Principessa di Torre Annunziata. In menù: semifreddi monoporzione e mousse ai Sette veli. Prenotazioni allo 081 1824 5652 oppure 3932635172.
Mafalda De Simone, l’influencer che seduce il popolo social
NAPOLI – Oltre 190.000 follower su Instagram, collaborazioni con diversi brand della moda, del beauty e del fitness, testimonial e punto di riferimento di molte aziende internazionali e anche artigianali del Made in Italy. E ora anche simbolo di seduzione per lo sterminato popolo dei social. Mafalda De Simone, influencer e imprenditrice digitale campana, studia Giurisprudenza ed è al termine del percorso universitario.
“Ho sempre avuto la passione per le foto, la moda, gli outfit, il make- up, il fitness. Inizialmente – racconta – condividevo i miei scatti in uno spazio privato come Facebook, mentre adesso lo faccio in uno spazio pubblico, il mio profilo Instagram: www.instagram.com/mafds/”.
Il percorso di Mafalda ha inizio nell’estate del 2016. Tutto è cominciato per gioco, pubblicando scatti inerenti outfit, makeup e ottenendo sempre maggior riscontro. Così Mafalda entra in contatto con diverse aziende per le campagne di promozione dei loro prodotti riuscendo a conquistare la fiducia di tutti. “Sono molto creativa – confessa – è fondamentale per me essere sempre aggiornata sulla moda del momento, io credo che però sia necessario avere uno stile proprio, adeguarsi alle tendenze, ma dando quel tocco di personale per poter affermare una propria identità e originalità. Il preconcetto più difficile da sfatare è sicuramente che fare l’influencer sia un lavoro facile che consiste nel pubblicare qualche foto scattata in fretta. Invece dietro c’è un duro lavoro, molto trasversale, che va dai contatti con le aziende, al test dei prodotti da sponsorizzare, per offrire un giudizio veritiero e non falsato, fino ad arrivare alla produzione del materiale fotografico con i fotografi. Il tutto richiede molto tempo e organizzazione”.
Non mancano i commenti degli haters. “Accetto tutto – dice – ma sempre nei limiti, se la critica è costruttiva ben venga, poi se è un commento volto solo ad offendere, allora no. Prima mi capitava di rispondere al commento di qualche hater, poi ho capito che alcuni lo fanno solo per farti reagire, volendo ottenere da te una risposta ed attirare così la tua attenzione, quindi ho imparato che bisogna ignorare ed essere indifferente a questo tipo di cose. Mi rendo conto che, però, per poterlo fare è necessario avere un carattere abbastanza forte e non tutti hanno spalle grandi per poter sopportare”.
Da qualche mese Mafalda si sta impegnando anche a condividere alcune campagne di sensibilizzazione contro il cyberbullismo online.
“Fortunatamente – spiega – sono pochi i commenti ‘fuori luogo’ sul mio profilo, la maggior parte sono tutti positivi. Sono tra le prime influencer italiane ad essermi esposta nella battaglia del Covid, ne hanno parlato anche importanti quotidiani”.
Mafalda è oggi tra le beauty influencer più seguite in Italia, ad aprile è stata mi definita anche come una delle IT GIRL più influenti. “Si può dire che la passione che avevo sin da bambina si è trasformata in un vero e proprio lavoro. Mi piacerebbe continuare questo lavoro con l’ambizione di raggiungere livelli sempre più alti diventando un’influencer riconosciuta a livello internazionale”.
Nuovo set per l’attrice Maria Guerriero, sarà una bella e spietata produttrice musicale
NAPOLI – Maria Guerriero è adesso impegnata sul set del film horror “La lunga notte dei morti viventi”, per la regia di Dario Germany, prodotto dalla Undici ventitre e Hally production, le cui riprese, iniziate al centro di Roma, sono in corso nel Castello Piccolomini di Balsorano, in Abruzzo.
Maria interpreta Barbara, una giovane, bella e spietata produttrice musicale. A sua insaputa, durante la realizzazione di un videoclip musicale, fra mostri finti e zombi, accade l’inaspettato.
Le riprese del film termineranno a fine luglio ma per l’attrice neanche il tempo di rientrare che sarà subito nuovo set, questa volta a Rimini, per una commedia romantica dal titolo “La mia storia con te”, di cui per ora l’attrice partenopea ancora non anticipa molto. Ma, promette, presto saranno svelati tutti i dettagli.
Al Museo di San Domenico Maggiore la mostra “Bambini sperduti”
NAPOLI – Il CONADI (Consiglio Nazionale Diritti Infanzia e Adolescenza) ha presenta la mostra ad ingresso libero “Bambini sperduti” in programma dal 20 al 30 luglio 2021 nella Sala del Grande Refettorio del museo di San Domenico Maggiore. La mostra “Bambini sperduti” – patrocinata dall’assessore all’Istruzione, Cultura e Turismo del Comune di Napoli, Annamaria Palmieri – con fotografie di Umberto Palma e Paola Bruno e con disegni di Bianca Pacilio – nasce da un viaggio umano ed artistico e ambisce a soddisfare bisogni molteplici e differenziati, come tutte le cose che nascono dall’amore e dalla cura trasmettono bellezza e cuore, così la mostra è stata concepita come momento speciale, con un senso più profondo del solo “mettere in mostra”. Un sottile filo rosso legherà un’opera all’altra, il medesimo filo che ha condotto, e condurrà ancora gli artisti, ad individuare con profonda sensibilità, professionalità e meraviglioso spirito umanitario, in varie aree del mondo, i disagi, i sogni spezzati, le ali tarpate e, soprattutto, il diritto ad una vita sana e serena dei “Bambini sperduti”.
Arriva il sushi di carne made in Campania ideato dallo chef napoletano Lino Acunzo
CASERTA – Unire la rigorosa tradizione culinaria giapponese all’immensa fantasia dei piatti campani, dando vita a un nuovo progetto gastronomico esclusivo e unico nel suo genere: questo l’obiettivo dell’imprenditore Fabio Coscia e dello chef napoletano Lino Acunzo, che hanno ideato “Incarni”, un nuovo format di ristorazione fusion con braceria, norcineria e aperitivo. Il sushi di carne è servito, niente salmone o tonno, ma carne e prodotti tipici racchiusi nei classici cilindri di riso: roll con polpettine al ragù, carne alla genovese oppure salsicce e peperoni. Il sushi partenopeo mette in tavola anche roll con parmigiana di melanzane e alla Nerano con zucchine e provolone del Monaco.
Il primo locale Incarni è stato aperto a Caserta, in Piazza Matteotti e presenta una proposta gastronomica armonica e originale. La brigata di cucina è guidata dallo chef patron Acunzo, che ha alle spalle una ventennale esperienza spesa tra ristoranti, catering, banqueting e accademie di cucina dove insegna. In tavola porta due anime gastronomiche, quella partenopea e quella orientale, partendo da eccellenti materie prime e preparando tutto in casa. “Dopo anni di sperimentazioni, combinazioni di sapori e assaggi è nata la mia NFK, Neapolitan Fusion Kitchen, cucina napoletana fusion – spiega lo chef – che accosta i sapori cult della nostra tradizione alle tecniche di cottura e di condimento giapponesi. Abbiamo realizzato un menù elegante fatto di ricette all’avanguardia, frutto dell’unione di alcune delle più affascinanti tecniche di cucina”.
Acunzo gioca sui contrasti e sugli impiattamenti, dalla pasta ai dolci passando per le cotture a bassa temperatura. Tra le novità anche la mozzarella croccante alla siciliana e alla neranese, fritta in panatura di panko e la parmigiana rivisitata. Non mancano incursioni in Centroamerica con tacos handmade farciti con tartare di fassona e salsa guacamole oppure con straccetti di marchigiana in salsa barbecue e mousse di melanzane. Le tortillas invece sono servite con pastrami, verdure grigliate e salsa di tropea in agrodolce. Nel menù una selezione delle migliori carni italiane ed estere: marchigiana dop, piemontese, grigialpina, una selezione di entrecote di marchigiana bio e prussiana, pezzata rossa danese,
Sashi finlandese, Rubia Gallega, Tomahawk irlandese. Qualità è la parola d’ordine che caratterizza le scelte, che contribuiscono a rendere identitario il progetto. I primi fusion: la chitarrina fresca cacio e pepe con battuta di bue marchigiano e lime, la genovese con cipolle di Alife, salsa al pecorino e straccetti di Angus in tempura, il risotto con cremoso allo zafferano, riduzione all’Aglianico e bocconcini di marchigiana al salto e la Nerano di Incarni, pasta con crema di zucchine e menta, salsa di provolone del Monaco e croccante di guanciale. Si chiude in bellezza con i dessert realizzati nei laboratori del ristorante: tiramincarni, un goloso tiramisù al cioccolato bianco, cheese cake rivisitata al caramello salato, caprese calda con chantilly e il divertente “Si è rotto il cannolo”.
La cantina e la proposta dei vini provenienti da tutto il mondo raggiunge, come tutto il resto, l’eccellenza. Un’attenzione particolare è stata riservata al territorio di casa e all’Italia con un’ampia raccolta che tocca tutte le regioni: dal Casavecchia al Sassicaia, un percorso di degustazione intrigante. A completare il format c’è il lounge bar con le degustazioni accompagnate da un’ottima carta dei cocktail e dall’interessante selezione di bollicine e Champagne per l’aperitivo. Ottanta coperti in un locale alla moda e di design.
Elixir Falernum, il primo liquore al mondo in affinamento subacqueo
NAPOLI – L’antica città romana di Sinuessa, fondata nel 296 a .C. e sprofondata sotto il livello del mare intorno al IX secolo d.C., oggi (mercoledì 7 luglio) è stata palcoscenico di un evento senza precedenti. Per la prima volta in assoluto a livello mondiale una partita di bottiglie di liquore è stata posizionata sul fondo del mare allo scopo di studiare gli effetti che l’immersione marina determina sull’affinamento dei distillati. Promotrice dell’iniziativa è stata l’Antica Distilleria Petrone, azienda storica del litorale domitio, nata nel 1858 e ora giunta alla quinta generazione col giovane manager Andrea Petrone.
Il liquore prescelto per questo esperimento, non a caso, è stato l’Elixir Falernum, a base di frutti di bosco e brandy invecchiato 3 anni, il cui nome si ispira al celebre vino apprezzatissimo in epoca romana che veniva prodotto nell’Ager Falernus e proprio dal porto di Sinuessa raggiungeva via mare l’intero Impero.
“Questo tipo di affinamento già diffuso nel mondo del vino – dichiara Andrea Petrone, general manager della Distilleria – ha acceso in me la curiosità di verificarne i potenziali effetti sui liquori. Il particolare microclima che si viene a generare sui fondali marini sembra creare condizioni ottimali per la maturazione dei liquori grazie a diversi fattori: temperatura costante, assenza totale di luce e di ossigeno, movimento delle correnti e delle onde che cullano le bottiglie e completo riparo dalle fasi lunari. La cassa contenente le bottiglie di Falernum resterà in mare per 5 mesi prima di essere riportata in superficie. Per le valutazioni scientifiche ci avvarremo della collaborazione dell’Associazione Arma Aeronautica- Sezione di Caserta”.
Dall’8 luglio è aperta l’asta su eBay per aggiudicarsi le 360 bottiglie di liquore ‘sottomarino’. Parte del ricavato della vendita, che durerà fino al 7 dicembre, sarà devoluto in beneficenza per realizzare attività sociali sul territorio.
L’appuntamento è, poi, continuato presso i locali della Distilleria, recentemente rinnovati e ampliati, dove il pubblico presente, accolto dalla Fanfara dell’8° Reggimento Bersaglieri della Brigata Garibaldi di Caserta, ha potuto ammirare la esclusiva Lamborghini Huracán della Polizia di Stato.
Ricco il percorso di degustazione con numerose eccellenze agroalimentari e tanti artigiani del gusto che hanno preparato piatti e cocktail con i liquori dell’azienda.
Dallo street food di Viviani al ragù di ragù di Eduardo, un viaggio nella storia tra i sapori di Napoli
NAPOLI – “La cucina nel teatro, nel cinema e nella poesia a Napoli – Dallo street food di Viviani al ragù di Eduardo”. E’ questo il titolo dell’incontro che si è svolto nella trattoria pizzeria “Ieri oggi domani”, in via Nazionale, 6 a Napoli, con il patron Pasquale Casillo, il giornalista Giuseppe Giorgio e l’attrice Antonella Morea. Grazie alla narrazione del critico Giorgio, esperto di enogastronomia e storia locale insieme agli interventi recitati da una popolare artista, ai partecipanti è stato offerto un momento ricco di emozioni diviso tra l’arte della scena, dei versi e della millenaria cucina napoletana. “Il momento del mangiare a Napoli – ha affermato il giornalista Giorgio – sia stato esso ricco di illustri e golosi commensali, sia stato esso motivo di stenti, desiderio e sofferenza, ha da sempre avuto un ruolo fondamentale capace di andare ben al di là della semplice necessità fisiologica. Un esempio? Il napoletano non direbbe mai andiamo a mangiarci una pizza, bensì andiamo a ‘farci’ una pizza, quasi per sottintendere una partecipazione spirituale all’atto che di lì a poco si sta per compiere”. “Anche nelle produzioni teatrali di matrice classica partenopea – ha continuato Giorgio – l’elemento della tavola e del convivio domestico, ricco o povero, rimane diffusamente utilizzato. Basta ricordare la celebre ‘Miseria e Nobiltà’ di Scarpetta in cui i poveri Don Felice Sciosciammocca insieme con gli sfortunati familiari Pasquale, Concetta e Pupella, in preda alla più nera della miseria, si avventano su di una tavolata giunta quasi per soprannaturale volere. E ancora, basta pensare alla celebre ‘Napoli Milionaria’ di Eduardo con le sue tavolate e il cibo venduto al mercato nero, alla sua famosa ‘Natale in casa Cupiello’, con il brodo vegetale ed il cenone della Vigilia con tanto di capitone, fino a giungere all’altra formidabile opera eduardiana: ‘Sabato, domenica e lunedì’, dove tra i protagonisti ad elevarsi, oltre la tavola, c’è una specialità chiamata ‘ragù'”. “Pure ne ‘Il Sindaco del Rione Sanità’- ha affermato infine il giornalista – il maggiore dei De Filippo non esita ad inserire il momento del convivio lasciando che il terribile finale della sua commedia si compia proprio durante una tavolata in casa del temuto Barracano. Pure Raffaele Viviani, indiscusso documentarista teatrale e poeta del cosiddetto ‘street food’, non venne meno alla regola. Non da meno il mondo della canzone e della poesia, tant’è che nei secoli sono stati molteplici i motivi e i testi di successo che hanno fatto riferimento alla tavola ed alle specialità gastronomiche partenopee”. Ad emergere è l’analisi del coinvolgimento della gastronomia napoletana nel teatro e nella poesia, nonchè l’osservazione dei territori dei più grandi autori partenopei, come Cortese, Basile, Di Giacomo, Viviani, Eduardo, E. A. Mario e Marotta. Per tutti, con l’ospitalità di un ristoratore attento alla storia e alla ricerca come Casillo, un trascinante racconto dedicato alla cucina napoletana che fu anche del Cavalcanti e del Corrado, insieme alle specialità preparate per l’occasione dallo chef Antonio Castellano e dal pizzaiolo Gianni Ostetrico. A tavola, tra teatro, cinema, canzoni e poesia, degnamente innaffiati da eccellenti vini campani, lo “spassatiempo” caro a Viviani, alcune specialità tipiche del cibo di strada a Napoli, e ancora la famosa pizza fritta “oggi a otto”, riportata in auge da Sofia Loren nel film tratto dall’opera di Giuseppe Marotta, “L’ oro di Napoli”, il celebre “ragù” tanto caro a Eduardo De Filippo e la sua “Pasta e piselli” del poemetto “Si cucine cumme vogli’i’…” fino a giungere al mitico “polpo all’insalata”, al “baccalà” e al “cefalo arrustuto”, cantato da Aurelio Fierro nella sua famosa “Ma tu vulive’ a pizza”. Non è mancato, infine, parlando di dolce, una “cosa seria” come il “babà”.
Al Punta Molino di Ischia boom di turisti tra mare e cucina rivisitata
ISCHIA (NA) – A un mese dalla riapertura il bilancio del Grand Hotel Punta Molino di Ischia è positivo: nel week end si registra il pienone e durante la settimana l’occupazione si attesta al 60%. Rispetto al 2020 c’è stato un aumento del 10%. Sold out agosto, diventato il mese della vacanza.
La squadra del Punta Molino con lo chef Alfonso Arcamone e il suo secondo Giovanni Fiorentino, Mario Ossani Responsabile acquisti, Ciro Iacono Event Manager, Salvatore Di Meglio metre, coadiuvata dal direttore Fulvio Gaglione, ha trascorso l’intero inverno a studiare nuovi menù con i vini delle Cantine Cenatiempo e tour enogastronomici per gli ospiti. La scelta è caduta su piatti freschi, leggeri e ricchi di sapore, preparati con i prodotti del territorio. Sono stati così riscoperti piatti della tradizione meno conosciuti e rivisitati in chiave moderna come il pizzicotto del Molino con ricotta di bufala e timo limonicino, accompagnato da una tartare di gambero rosso all’acqua di burrata. La triglia di paranza in cartoccio di fiori di zucca su cremoso di cicoria al mosto cotto e maionese di datterino giallo. E i dolci preparati dal pasticcere Santo Di Marco: il migliaccio ischitano al profumo di cannella e scorzetta di lime preparato con gli spaghetti della Fabbrica di Gragnano di Antonino Moccia e il “rangiobabá” al Grand Marnier, omaggio al ristorante O’Rangio Fellone e alla dolcevita ischitana e sopratutto il dessert più richiesto. A chiudere il cocktail “prusurella” ideato da Ciro Iacono, preparato con erbe aromatiche come facevano un tempo le nonne ischitane.
Inoltre, emergono nuove tendenze in fatto di vacanza come la “workaction” e lo “staycation”. Nel primo caso si sceglie un albergo di lusso come il Punta Molino per lavorare da remoto, soggiornando in stanze dove si può restare sempre connessi e in luoghi che consentano, una volta spento il computer, di godersi il meritato riposo. Lo staycation, che significa letteralmente stare a casa in vacanza, fa prediligere luoghi e hotel a 5 stelle non troppo lontani, alla riscoperta di bellezze naturali e cucine varie.
“Il soggiorno è diventato più breve, ma allo stesso tempo più vario e tagliato su misura – spiega l’imprenditore Eugenio Ossani – si scelgono alberghi di lusso che diano gratificazione e offrano una buona cucina”.
“L’isola Covid free e le misure messe in atto hanno incentivato le prenotazioni – commenta il direttore Fulvio Gaglione – il cosiddetto long stay, che prima identificava una vacanza lunga 14 giorni, ora si attesta sui cinque giorni. Di conseguenza il week end non è più considerato un soggiorno mordi e fuggi, ma una vera vacanza. Emerge che il mese di agosto è diventato il mese della vacanza. Un tempo maggio e ottobre erano i mesi di bassa stagione. Oggi addirittura il mese di giugno passa in sordina e luglio decolla solo il fine settimana”.
L’obiettivo è sempre la promozione dell’isola, dei servizi e dei luoghi da visitare. Per questo motivo si punta a fare rete e continua la collaborazione del Punta Molino anche con SNAV. “La capienza delle unità veloci è finalmente arrivata all’80% – spiega il Line Manager Rosario Piscitelli – e tra le novità del 2021 c’è la tratta Beverello – Ventotene – Ponza, che passa per Ischia Casamicciola. I turisti italiani sono aumentati, l’auspicio è di ammirare a settembre l’isola popolata di stranieri”.
Da domani su Netflix Generazione 56K: tra i protagonisti anche gli allievi della scuola La Ribalta di Castellammare
NAPOLI – Sarà disponibile da domani, giovedì 1 luglio, su Netflix, Generazione 56K, la nuova serie italiana prodotta da Cattleya e realizzata in collaborazione con The Jackal. Tra i protagonisti ci sono anche alcuni allievi della scuola La Ribalta di Marianna De Martino, la struttura stabiese che si conferma ancora una volta come trampolino di lancio per giovani talenti: Egidio Mercurio, Azzurra Iacone, Emanuel Amita, Catello Buonocore e Nicolò Ambrosio.
Ambientata tra Napoli e Procida, Generazione 56K è una serie di genere comedy basata su un’idea originale di Francesco Ebbasta e da lui scritta insieme a Costanza Durante, Laura Grimaldi e Davide Orsini, che ne è anche head writer. Dietro la macchina da presa dei primi 4 episodi Francesco Ebbasta, mentre Alessio Maria Federici firma la regia dei restanti 4.
Daniel e Matilda sono interpretati rispettivamente da Angelo Spagnoletti e Cristina Cappelli, nella loro versione adulta, e da Alfredo Cerrone e Azzurra Iacone in quella da ragazzini. Protagonisti della serie anche due componenti dei The Jackal nel ruolo degli amici storici di Daniel: Gianluca Fru è Luca e Fabio Balsamo è Sandro, rispettivamente interpretati, nella loro versione da bambini, da Gennaro Filippone e da Egidio Mercurio.
Nel cast anche Biagio Forestieri (Napoli Velata) nei panni di Bruno, Claudia Tranchese (Sotto il sole di Riccione, Gomorra la serie 4 stagione) in quelli di Ines, Federica Pirone in quelli di Cristina, Sebastiano Kiniger in quelli di Enea.
Al centro della storia Daniel e Matilda, che si conoscono da giovanissimi e s’innamorano da adulti, e che, insieme agli amici di sempre, Luca e Sandro, sono il simbolo della Generazione del Modem 56K. Daniel e Matilda vivono una relazione che rivoluzionerà il loro mondo e li costringerà a fare i conti con il passato e quella parte più pura e vera di se stessi che, in modi opposti, hanno dimenticato. Tutti gli episodi della serie intrecciano costantemente due linee temporali, due punti di vista, due fasi della stessa storia d’amore e di amicizia che parte nel 1998 e continua fino ai giorni nostri.


