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“Permettete che vi racconti”: Edoardo Romano, ex de “I Trettrè”, racconta Napoli con uno spettacolo/varietà

NAPOLI – Edoardo Romano, l’ex del popolare trio comico “I Trettrè” torna a far ridere, a parlare e a far parlare di sé: questa volta non in tv, ma sui palcoscenici dei teatri e delle piazze delle località turistiche più belle d’Italia.
L’esordio del tour dello spettacolo/varietà “Permettete che vi racconti” si terrà mercoledì 30 giugno, alle ore 21, presso l’auditorium Palazzo Sirena a Francavilla al Mare.
L’attore si concederà al pubblico raccontandosi senza veli e senza imbarazzi attraverso una narrazione della sua vita artistica fatta di storie, curiosità, aneddoti e poesia, il tutto condito con momenti di pura e sana comicità. La canzone classica napoletana fa da filo conduttore a tutto il percorso narrativo, magistralmente eseguita dal Maestro Pasquale Sessa, musicista ed interprete, e dalla cantante Sara Mazzaccaro. “Quest’anno porterò in giro tre spettacoli – svela l’attore -, oltre a questo sarò protagonista di “Napoli in cucina” e “Cara Napoli ti scrivo”. In tutti questi lavori è ovviamente presente la canzone napoletana”.
Edoardo ha deciso di condividere il palcoscenico con la bella Marianna Bonavolontà, che oltre ad espletare il suo ruolo, ovvero quello di giornalista, in questa occasione sarà anche conduttrice e attrice. Sarà un incontro racconto a tu per tu con l’attore napoletano: Marianna gli sottoporrà delle domande a cui Edoardo risponderà interpretando i diversi personaggi che lo hanno reso famoso durante la sua carriera. I due si stuzzicheranno a vicenda, i dialoghi proseguiranno a colpi di battute e risate. Ovviamente Marianna cercherà di far svelare all’attore teatrale, televisivo e cinematografico i suoi progetti futuri.
Questo format, ovvero l’incontro – racconto con un giornalista in forma di spettacolo, l’ho scritto un paio di anni fa – racconta Edoardo -. Il suo esordio ha tardato a causa della pandemia, nel frattempo ho continuato a lavorarci su e ad aggiornalo. L’anno scorso ho incontrato Marianna, che si è presentata dapprima come mia fan, e poi mi ha chiesto un’intervista. Abbiamo parlato di questo progetto, e non appena si è presentata l’occasione giusta l’ho convocata perché mi ha colpito la sua verve ironica”. “Edoardo è per tutti gli italiani un idolo, tutti lo ricordano in “Drive in” oppure a “Buona Domenica” – dichiara Marianna -, od ancora nei film di Pupi Avati. A me fanno impazzire i suoi personaggi femminili! Sono felicissima dell’opportunità che mi ha voluto offrire, sia perché lo affiancherò sul palcoscenico, e per me è un onore, sia perché prenderò parte a uno spettacolo tutto incentrato su Napoli, a cui sono legata in quanto, come Edoardo, sono di origini napoletane. Sono convinta che ci divertiremo molto col pubblico di Francavilla!”.

Seconda tappa a Palma Campania per Domenico Sepe e il libro catalogo di Daniela Marra

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PALMA CAMPANIA (NA) – Grande interesse al Teatro Comunale di Palma Campania ha destato la seconda tappa del tour di presentazione dell’opera dello scultore Domenico Sepe e del libro-catalogo a lui dedicato di Daniela Marra. Intitolata “ La materia e l’eterno”, l’opera dell’apprezzata critica d’arte anche nella cittadina ai piedi di Monte Sant’Angelo ha saputo suscitare attenzioni e riflessioni circa l’attività di un artista dal grande messaggio comunicativo come Sepe. Con la partecipazione del sindaco del Comune di Palma Campania, Aniello Donnarumma e dell’assessore alla cultura Elvira Franzese, l’incontro a cura di Ferdinando Sorrentino è stato moderato da Francesco Pipitone. Dedicando il suo lavoro a Domenico Sepe, napoletano classe 1977, la museologa Daniela Marra analizza e racconta l’Arte dello scultore partenopeo con una narrazione che si arricchisce di storie in grado di svelare tutte le fasi della nascita di un’opera. Dal modello in argilla alla fusione in bronzo, dall’ispirazione artistica al racconto letterario e mitico. La scultura tradizionale e il figurativo diventano poli di attrazione principali per un confronto delle opere di Sepe, che con un occhio sempre attento al passato, riesce a trasfigurare le esperienze artistiche di antichi maestri in una personalissima visione contemporanea. A partire dalla sezione di critica tradizionale, che indaga le singole opere o gruppi di opere collegate per classificazione o simbologia, si passa successivamente ai capitoli che raccontano la produzione d’arte attraverso due luoghi fisici, ma anche dell’anima: la bottega d’Arte e la fonderia.

A Capodimonte per il Campania Teatro Festival il 28 e 29 giugno con Peppe Diana – Il coraggio di avere paura

NAPOLI – Continua con successo la programmazione del “Campania Teatro Festival” diretto da Ruggero Cappuccio. Il 28 e il 29 giugno alle ore 21 nel Giardino Paesaggistico Pastorale al Bosco di Capodimonte (Porta Miano) è la volta di “Peppe Diana. Il Coraggio di avere Paura”, il lavoro scritto da Gaetano Liguori (che ne firma pure la regia) insieme a Ciro Villano. Con l’adattamento di Giovanna Pignieri, lo spettacolo vede tra i protagonisti Ciro Liucci e Ciro Esposito con Mario Lucarelli, Giancarlo De Simone, Rosaria Russo, Giuseppe Brunetti e gli attori dell’ Accademia di formazione del Teatro Totò. Prodotto dal Teatro Totò per l’atto unico della durata di un’ora e mezza già si prospetta un tutto esaurito per entrambe le serate. “L’Accademia delle Arti Teatrali del Teatro del Totò, dalla quale provengono in massima parte gli attori dello spettacolo – ha scritto il regista Gaetano Liguori- è da sempre impegnata nel completare, affrontando tematiche sociali come queste, non solo il percorso artistico dei giovani ma soprattutto quello umano e di vita. Tematiche sociali, argomenti formativi per i giovani attori che il teatro Totò negli anni ha già affrontato con gli spettacoli: “Scetate Maestà” ambientato durante la rivoluzione napoletana del 1799, ”’O juorno ‘e San Michele” di Elvio Porta dove si affrontava la questione meridionale e “Al di là del mare- per non dimenticare”, dove si puntavano i riflettori sul femminicidio, tema quanto mai attuale negli ultimi tempi. Siamo nella chiesa di San Nicola a Casal di Principe, sono le 7:25 del 19 Marzo 1994 è San Giuseppe. Don Peppino Diana dirà messa molto presto quella mattina, poi si recherà ad Aversa all’ITIS A. Volta dove insegna. Per il pomeriggio i suoi amici gli hanno preparato una piccola festa per il suo onomastico, ma quella festa e quella messa annunciata per le 7:30 non saranno mai celebrate. I killer della camorra spezzeranno la sua vita con quattro colpi di pistola sparati a bruciapelo con rara ferocia in pieno viso. Peppino tre giorni prima della sua morte, era stato interrogato in procura sui rapporti d’affari tra politica e camorra. Solo qualche mese prima aveva organizzato una fiaccolata anticamorra che aveva coinvolto però solo poche persone. Aveva firmato un documento di denuncia contro la malavita organizzata, si dava da fare per aiutare gli extracomunitari, lavorava con una comunità che si occupava dei tossicodipendenti e seguiva con passione il gruppo dei giovani scout. Un prete molto scomodo quindi, per chi fa del malaffare una regola di vita. Ecco perché muore a soli 36 anni Don Peppe. Voleva educare i giovani alla legalità, al rifiuto della convivenza con la camorra ed al suo sistema di potere. Probabilmente questa azione civica quotidiana gli è costata la giovane vita. Ecco quindi che il modo migliore per rendere onore alla sua memoria ci è sembrato quello realizzare uno spettacolo teatrale che ci parlasse di lui, della sua vita, dei suoi dilemmi, dei tanti dubbi che Don Peppe aveva avuto anche sull’atteggiamento della stessa chiesa nei confronti dei camorristi”.

Teatrando sotto le stelle, tanti show alla ex Base Nato di Bagnoli

NAPOLI – Ancora nel segno di quella irrefrenabile voglia di ripresa e nel nome dello spettacolo, Pino Oliva con il Teatro Troisi e Rino Manna con il Teatro Palapartenope, rilanciano con la loro nuova rassegna “Teatrando sotto le stelle”. Una kermesse di musica e teatro con due partner come Canale 21 e Gruppo Kiss Kiss Radio che, nel prendere vita all’interno della Ex Base Nato a Bagnoli, regalerà ai napoletani e ai turisti in città un’estate in compagnia di alcuni dei più applauditi protagonisti del cabaret, della canzone del teatro comico. Con l’ inizio fissato per tutti gli spettacoli alle ore 21.00, così come annunciato in conferenza stampa, si partirà il prossimo 2 luglio con Fabio Brescia e la commedia cult “Mpriesteme ‘a mugliereta”. Si continuerà il 3 luglio con gli “Arteteca” e il loro show “Cabaret ai tempi di Facebook” fino ad arrivare al 9 e 10 luglio quando sarà la volta del singolare trio formato da Biagio Izzo, Francesco De Martino e Francesco Paolantoni, ai quali ai aggiunge anche Mario Porfito, con “Che coppia noi tre”. Il 16 e 17 luglio sarà il turno di Peppe Iodice con il suo gettonatissimo “Peppy Night-Summer Tour” mentre il 23 luglio a salire sul palco all’interno dell’ex Base Nato saranno “I ditelo Voi “ e Simone Schettino con “# non Ditelo a…Schettino!”. A seguire il 24 luglio per “Teatrando sotto le stelle” ci sarà Maurizio Casagrande con “E la musica mi gira intorno”. A completare la rassegna il 30 luglio arriverà, Rosario Miraggio con il suo “Concerto”, il 1° agosto Tony Tammaro con il suo inseparabile “SuperSantos” e il 3 settembre, Franco Ricciardi con l’opera musicale in due atti “‘O bbene e ‘o mmale”. Infine, il 4 settembre, sarà il turno di un emblema internazionale della canzone d’amore come Peppino di Capri e il 10 e 11 settembre di un beniamino del pubblico napoletano come Sal Da Vinci in concerto.

Just Pokè, il franchising napoletano di hawaiian bistrot approda a Portici

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NAPOLI – Il pokè in Italia da un po’ di anni a questa parte sta spopolando tra i salutisti e non solo: molti ristoranti stanno integrando la loro offerta con piatti della cucina hawaiana, ed altri – appositamente dedicati – stanno aprendo. Dalla passione per tale cucina è nato un nuovo format ideato da tre giovani imprenditori napoletani: “Just Pokè”, un franchising napoletano di hawaiian bistrot. Gli ideatori di Just Pokè intendono con il loro progetto portare i piatti della cucina hawaiana all’attenzione dei gourmande. Belli per come sono confezionati. Buoni perché la loro preparazione si presta a infinite varianti: per il loro assembramento possono essere utilizzati non solo gli ingredienti classici (salmone, ananas, edamame, avocado, etc.), ma anche prodotti locali, entrambi di prima qualità. Ingredienti Made in Italy, preferibilmente a Km 0, per ricette inedite di pokè in versione “local”.
Just Pokè è un hawaiian bistrot con colori ed arredi ispirati alle ambite isole degli stati uniti, un menù integralista che comprende i piatti della cucina hawaiana ottenuti in parte con ingredienti nostrani (a Km 0 e 0 miglia marine), e personale direttamente reclutato sul posto. L’approccio al business è attualissimo e sicuramente interessante per chi è in cerca di un’affiliazione nel food.
“Oltre a contenere tutti i valori nutrizionali possibili, i pokè sono versatili – spiega l’imprenditore Giorgio Parisi, tra gli ideatori del progetto -: si possono mangiare sia a pranzo che a cena, si possono comporre a piacimento partendo dalla base (ovvero il riso aromatico, la frutta e la verdura) che ben si abbina a prodotti del nostro territorio, perciò crediamo che così rivisitati possano piacere anche ai buongustai, oltre che ai salutisti”. “Replicare un format non serve a nulla, il nostro obiettivo è far incontrare la cultura gastronomica italiana e quella hawaiana. Definiamo i nostri store degli “hawaiian bistrot” – racconta -. Sapori e tecniche della cucina hawaiana si mescolano a materie prime e creatività italiane, o meglio regionali, visto che il nostro progetto prevede l’apertura di punti vendita lungo tutto lo stivale. Ad esempio, tra gli ingredienti dell’“Omega 3” c’è la cipolla dell’Agro Nocerino-Sarnese, mentre per lo “Tsunami tuna” viene utilizzato il tonno pescato nei nostri mari”.
Giorgio Parisi possiede una solida formazione economica. Dopo alcune esperienze imprenditoriali fatte all’estero con Clarence Seedorf, s’innamora del food e insieme all’amico ex calciatore e socio in affari apre nel 2017 in Italia, precisamente a Torre del Greco (Napoli), l’”MM Lounge Resturant”, che oggi è uno dei locali per eventi più belli ed ambiti nel napoletano.
“Grazie ai miei soci sono riuscito a realizzare questo mio sogno – dichiara Giorgio -. Hanno creduto nel progetto, investendo soldi e competenze. Oggi bisogna regalare al cliente un’esperienza emotiva, perciò abbiamo cercato di creare qualcosa di diverso rispetto agli hawaiian bar che stanno nascendo come funghi”.
I piatti sono adatti al take away e al delivery, oltre che al consumo presso gli store, ove si possono mangiare poggiati su delle originali tavole da surf.
L’attività genera occupazione. Per ogni punto vendita c’è uno chef specializzato, altro personale di cucina, personale di sala, addetti al delivery. “Abbiamo deciso di mettere le persone al primo posto: dai nostri fornitori e partner, ai nostri dipendenti e clienti. Per la costruzione dei nostri punti vendita abbiamo utilizzato un’illuminazione ad alta efficienza energetica, vernici a base di prodotti naturali, materiali biodegradabili e compostabili. Stiamo adottando la filosofia del Km 0 anche nelle assunzioni: per ogni punto vendita assumiamo personale e collaboriamo solo con professionisti residenti in zona, per favorire l’occupazione e l’economia locale. Per noi è importante prenderci cura della nostra città, dei nostri concittadini e dei nostri clienti”, spiegano i tre soci. “Ci aspettiamo, dopo la fase di rodaggio, una buona crescita del fatturato – conclude Giorgio -. In soli venti giorni abbiamo aperto un punto vendita a Torre del Greco ed un altro a Portici. Replicheremo Just Pokè in altri posti: a breve apriremo altri punti vendita in Campania, per cominciare. Poi, dopo l’estate, programmeremo le aperture nelle altri principali città italiane».
Attualmente gli store presenti in Campania sono: Just Pokè Torre del Greco – Corso Avezzana, 13; Just Pokè Portici – Viale Tiziano Vecellio, 41.

 

Guappa “Polizia”, una nuova limited edition del liquore a base di latte di bufala campana

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NAPOLI – Ripartenza con un’importante novità per l’Antica Distilleria Petrone che, grazie alla partnership con Difesa Servizi S.p.A., ha appena dato vita a un’originalissima versione del suo liquore Guappa con il marchio commerciale della Polizia di Stato. In questa limited edition, infatti, il noto liquore a base di latte di bufala campana, che l’azienda campana capitanata dal giovane manager Andrea Petrone produce dal 2013, viene commercializzato in un’accattivante bottiglia col tricolore e dai colori azzurro e bianco che richiamano quello delle volanti impegnate nel controllo del territorio.

“La Polizia, al pari dell’Esercito con cui abbiamo lanciato in passato un’altra edizione limitata del Guappa – dichiara Andrea Petrone – per me rappresenta un’istituzione simbolo dell’italianità. Inoltre la storia della Distilleria Petrone, di cui rappresento la quinta generazione, è iniziata nel 1858, appena pochi anni dopo la fondazione della Polizia. L’accordo tra la Polizia di Stato ed un’azienda produttrice di liquori, ha alla base l’importanza del messaggio ‘bere responsabile’. Su ogni bottiglia, infatti, sarà presente lo slogan ‘Se guidi non bevi, se bevi non guidi’”.

Il liquore “Polizia” potrà essere acquistato dal 18 giugno sull’e-commerce dell’Antica Distilleria Petrone (www.distilleriapetrone.it).

Le novità in casa Petrone non terminano qui. Il 15 giugno presso la Prefettura di Caserta Andrea Petrone riceverà l’Onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana conferitagli dal Presidente della Repubblica con decreto del 27 dicembre 2020.

Al Magic Vision la proiezione del cortometraggio “Memories senza tempo del cuore”

NAPOLI – Il 17 giugno alle ore 18 sarà proiettato presso il cinema teatro Magic Vision di Casalnuovo il cortometraggio “Memories senza tempo del cuore” frutto dell’incontro tra l’autrice del soggetto Giusy Ferro col regista Amedeo Staiano. Si tratta di un viaggio onirico che la protagonista compie attraverso il proprio inconscio ripercorrendo tempi e luoghi remoti dentro di se, attraversando una dimensione passata, quasi come rievocando un sogno.

Il cortometraggio è ambientato nel dopoguerra fine anni 40, il soggetto é di Giusy Ferro, la sceneggiatura scritta in collaborazione con Amedeo Staiano, che firma anche la regia.

Il corto tocca una tematica sociale molto delicata. In quel periodo devastato dalla guerra era abbastanza usuale “affidare” i figli a famiglie benestanti. Il corto racconta l’amore infinito di una Mamma che sacrifica il suo rapporto per dare un’opportunità a sua figlia.
I costumi di scena sono stati curati da Annalisa Ciaramella, il trucco da Erica Riccio, mentre le musiche originali da Vincenzo Puca.
La regia sceglie una linea semiologica molto estrema, mettendo in scena due tempi contemporaneamente e creando uno spazio estemporaneo. Nel cast, Giusy Ferro con Tina Scatola, Andreina Raucci, Antonio Fiorillo, Marianna Manna, e la piccola e talentuosa debuttante Marina Piscopo.
“L’idea di realizzare questo corto – spiega Giusy Ferro – nasce da una storia realmente  accaduta: un racconto di mia nonna che ha vissuto la fame e la precarietà del periodo della seconda guerra mondiale. Si tratta, nello specifico, dell’immediato dopoguerra.  Siamo in un gelido gennaio del 1945. Era solito, in quel tempo, per le famiglie che vivevano in condizioni di estrema povertà, non essere in grado di poter sfamare i propri figli e per questo cederli a famiglie benestanti, qualche volta addirittura venderli. Non è il caso di questa storia, in cui la mamma cede la figlia solo ed esclusivamente come atto di grande amore  affinchè possa dare, almeno a lei, la possibilità di un futuro migliore.
A completare il cast sono Marica Manna: la sorella della protagonista. E’ il suo esordio come attrice; la sua figura appare durante il viaggio che la protagonista fa all’interno della propria coscienza attraversando il suo io più profondo; ripercorrendo tempi e luoghi remoti dentro di sé come un ricordo sbiadito, dimenticato che le appare di colpo più attuale che mai.
Tina Scatola è la mamma per eccellenza; colei che si toglie il pane dalla bocca per sfamare i propri figli ed è disposta a tutto per il bene di essi, anche abbandonarli… può sembrare contraddittorio ma non lo è ; quest’ultima compie un gesto molto sofferto e di grande valore umano. Il dramma lo si legge nei suoi occhi, un dolore contenuto che sembra scoppiargli dentro, affinchè non traspare alla figlia.
Andreina Raucci é la signora Carmela e rappresenta la tipica donna benestante degli anni quaranta, lei e suo marito sono molto ricchi ma allo stesso tempo si sentono tanto poveri e soprattutto molto soli poiché non hanno avuto nella loro vita la ricchezza più importante ovvero la gioia di avere un figlio. E’ una donna che ha tanto amore da dare ma nessuno a cui darlo.
Il marito, Antonio Fiorillo, è un uomo molto pacato, si sente in colpa per non essere riuscito a dare un figlio a sua moglie, nei suoi silenzi, nelle sue espressioni e in quelle poche battute si comprende la sofferenza di non avere nessuno alla quale lasciare la propria eredità frutto di anni di lavoro e sacrifici. La compassione che prova per piccola malnutrita è tutta racchiusa nel gesto simbolico di donarle una caramella ma in realtà vorrebbe dargli tanto altro.
Anche per Marina Piscopo, nel ruolo della figlia, è stato un esordio, ed è stata una vera e propria rivelazione; nessuna battuta, solo piccoli gesti, pochi sguardi che hanno avuto la potenza di raccontare più di qualunque parola il disagio interiore che stava provando. Il non accettare una caramella, da parte di una bambina che forse le caramelle le aveva solo sognate nella sua vita, è un gesto molto profondo che comunica il disagio di ciò che stava accadendo e dalla quale non poteva ribellarsi.

 

Mercati internazionali: NetCom Group approda in Germania con una sua sede in Baviera

NAPOLI – NetCom Group, l’azienda napoletana specializzata in servizi di sviluppo software per l’ingegneria dell’automazione, approda in Germania aprendo una propria sede a Monaco di Baviera. Il gruppo guidato da Domenico Lanzo che ha quartier generale a Napoli, dopo aver aperto prima numerose sedi in tutta Italia, una di rappresentanza a Bruxelles lo scorso anno in piena pandemia, ha deciso di implementare ancora di più la propria strategia di internazionalizzazione dell’azienda con l’apertura della sede tedesca che si occuperà prevalentemente di automotive e di telecomunicazioni e che attualmente si avvale della competenza e dell’esperienza di centinaia di ingegneri, che operano spesso direttamente presso i Clienti o sono dislocati nei laboratori di alta tecnologia di Napoli, Modena, Torino e Milano, dedicati allo svolgimento di attività di sviluppo, progettazione, testing e validazione.

«Il nostro sviluppo competitivo – commenta Domenico Lanzo, CEO di NetCom Group – si è avvalso sempre di consulenti e professionisti di eccellente qualità selezionati dagli atenei migliori o provenienti da grandi aziende prestigiose. Questo ci ha permesso di essere riconosciuti tra i partner più affidabili in Italia.

Il confine geografico del nostro Paese ha rimarcato una necessità prioritaria: espandersi e riconoscersi come realtà d’impresa che è già apprezzata indirettamente sui mercati internazionali». «Ora è il momento – prosegue Lanzo – di essere presenti direttamente in quei Paesi strategici che ci hanno sempre visto come fornitori di soluzioni concrete e innovative».

NetCom Group S.p.A. è una realtà in forte espansione, grazie anche all’ acquisizione strategica di altre aziende, dalla Core Informatica, società piemontese ad alta specializzazione nel supporto tecnico alle infrastrutture, fino ad arrivare alla neo-acquisita KNC (Kangaroo Net Company) importante azienda romana che da oltre 20 anni opera nel settore della cybersecurity, delle soluzioni entreprise, storage e cloud.  Ad oggi la NetCom Group S.p.A. conta oltre 700 professionisti dislocati nelle sedi di Napoli, Roma, Torino, Modena, Milano, Ivrea, Pont Saint Martin, Padova, Trieste, e vanta una sede di rappresentanza europea a Bruxelles e da oggi anche in Baviera.

 

“Quel tocco invisibile” di Flora Gentile, un viaggio nella Napoli underground e cosmopolita

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NAPOLI – Un racconto sincero, “a tratti ingenuo e spontaneo, di un cammino tortuoso, accidentato, mai lineare, che conduce tra salti irregolari alla definizione di un sé spogliato delle sue incertezze e paure giovanili. Un punto di arrivo, certo, che mai potrebbe significare però stasi, immobilità, appagamento”. Le parole di Concetta Celotto, nella postfazione di “Quel tocco invisibile. Psicobiografia di una “non artista” (disponibile su Amazon), raccontano bene questo interessante esordio editoriale di Flora Gentile. “Reinventarsi? E’ il mio più grande dopo…” confessa Flora, che lavora come traduttrice e guida turistica e si definisce “testa parlante e anima creativa”. FollyFlo, come si evince bene scorrendo le pagine del libro, è il suo alter-ego”. Il romanzo offre un interessante spaccato sul fenomeno musicale internazionale in una città underground e cosmopolita quale Napoli, capace di ospitare i più grandi artisti della scena mondiale a partire dagli anni Novanta. È in questo tumulto che la protagonista si muove tra happening, concerti e dance floor. Come una novella Alice nel paese delle “sue” meraviglie, Flò ingigantisce e rimpicciolisce eventi e persone in base al suo punto di vista soggettivo, subendo sempre e comunque una notevole “fascinazione” dagli artisti che incontra e che finiscono per essere visti come degli angeli. Questi le regalano “estasi”, e anche qualcosa di più. Non si tratta delle mere confessioni di una groupie nel disperato intento di braccare i Vip di una scena musicale o, genericamente, di alcune categorie di artisti. È invece il percorso di una forsennata ricerca dell’ispirazione, “quel tocco invisibile” che plasma e conduce ad una forza creativa magica ed inaspettata.
Il “viaggio” – spiega Luigi Romolo Carrino – si snoda tra Napoli, Londra, Giappone, Alicudi, Colonia, Milano, New York, Zurigo, Firenze, Miami, Costa Rica. La protagonista, assetata di vita, non si preclude nessun tipo di esperienza agevolata anche dalla sua passione per le lingue, dal suo lavoro di guida turistica. Ma è la protagonista stessa, frammentato Io Narrante così come frammentato è il suo Io, che ci dice che questo suo “andare” corrisponde in realtà a un “non restare”. Flò, dietro una “fame di mondo” e “fame di vita” cela in realtà un’inquietudine di fondo, un bisogno di fuga continua, una forte ambivalenza legata alla famiglia di origine e in particolare alla figura paterna per cui, in una sorta di Edipo rovesciato, la protagonista nutre un amore profondo ma anche sentimenti negativi nel non essere ciò che il padre vorrebbe che fosse, e cioè una “non artista”, una persona realista e non una sognatrice. A partire dal pianoforte, oggetto-soggetto che Flò non toccherà per anni dopo gli scoraggianti giudizi del padre sul suo modo di suonare, viene fuori il malessere di una creatura che si è spesso sentita tarpata le sue ali creative. In tale rapporto conflittuale risiede forse l’ambivalenza della protagonista rispetto alla notorietà, all’essere vista (dal padre e quindi dal mondo) e al farsi vedere per poi tirarsi indietro.

Michelasso, con chef Gravino la cucina napoletana è in chiave gourmet

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NAPOLI – “Bella la vita del Michelasso, che mangia, beve e va a spasso”. Questo detto popolare, insieme all’amore per la buona cucina del fondatore Lucio Sindaco, sono stati le scintille per creare un luogo dove il cibo diventa esperienza culinaria da gustare, assaporare e condividere, dove gli ospiti godono contemporaneamente di un’esperienza straordinaria e molto intima.
Michelasso propone una cucina napoletana in chiave gourmet in cui la tradizione incontra la voglia di sperimentare. La base della cucina napoletana è presente, ma l’interpretazione è decisamente personale.
Lo chef, Angelo Gravino, è nato in provincia di Caserta nel 1971 e in più di 20 anni di carriera ha lavorato in alcuni dei migliori locali e ristoranti stellati italiani.
Le esperienze che più hanno arricchito il suo percorso professionale sono state quelle presso i ristoranti Quattro Passi di Nerano (2 stelle Michelin), Oasis di Vallesaccarda (1 stella Michelin) e Rigoletto di Reggiolo (attualmente chiuso ma all’epoca 2 stelle Michelin) nonché quella presso la Pasticceria La Caramella di Bologna.
La passione per i dessert e per i dolci nasce dalla vicinanza col Maestro Gino Fabbri e con i fondatori della Pasticceria Gabbiano di Pompei.
La sua passione per la cucina ha origini lontane e casalinghe: è tra i fornelli di casa che, osservando e ascoltando la mamma e la nonna, ha imparato come preparare i legumi, le conserve di pomodori, le marmellate e le confetture.
Ma in lui c’era, e c’è, anche uno spiccato spirito artistico, modellato nel corso degli anni dal liceo artistico prima, e dall’Accademia delle belle arti poi.
È così che cucina e arte sono diventate un binomio ed un amalgama prezioso e imprescindibile. Non a caso il lato estetico è fondamentale per ogni piatto di Gravino.
La cucina di Michelasso è sostenibile, naturale e rispettosa delle risorse del pianeta e dei ritmi della natura. Tutto inizia con un’attenta selezione delle materie prime e della stagionalità degli ingredienti dando la preferenza ai piccoli produttori locali, soprattutto del Cilento e dell’alto casertano.
Il pesce che si utilizza da Michelasso viene pescato da piccole imbarcazioni e da pescatori che hanno un grande rispetto per la fauna marina mediterranea e sono consapevoli della grande fragilità delle risorse marine.
La carta dei vini conta oltre 300 etichette, prevalentemente nazionali e francesi.
Michelasso è un luogo vivo, caldo e accogliente, dove il cibo diventa esperienza culinaria da gustare, Strutturato su due piani, ogni dettaglio è curato per creare un’esperienza indimenticabile.
Preziosi pezzi d’arte dei secoli scorsi e moderne chicche di design d’autore formano una raccolta eclettica, e per questo originalissima, che punteggia di stile ogni angolo di Michelasso. Con un comune denominatore: un gusto per l’abbinamento tra oggetti retrò, moderni e contemporanei.

Ristorante Michelasso
Via Santa Brigida, 14/16
80132 Napoli NA
Tel 342 1689562 – 081 18658804
reservation@michelasso.it